venerdì 27 novembre 2020

Prosegue la saga di “One Piece”, anche in Italia

«C’era una volta un uomo che conquistò ricchezza, fama e potere. Insomma, tutto ciò che si può desiderare a questo mondo». Con queste parole, riferite al Re dei Pirati, il 22 luglio 1997 esordiva sulle pagine del settimanale giapponese Shōnen Jump un neonato manga di nome One Piece. Oggi, a distanza di 23 anni, possiamo affermare che anche l’opera di Eiichirō Oda ha raggiunto tutto ciò, all’interno del panorama manga attuale, con l’incredibile cifra di 470 milioni di copie vendute nel mondo, record planetario.

Il prossimo mercoledì 2 dicembre in edicola, fumetteria, libreria e store online sarà disponibile l’albo n.96 della collana italiana, fin dall’inizio nel 2001 pubblicata nel nostro Paese dalle Edizioni Star Comics: un nuovo, fatale incontro con Roger segnerà la vita di Oden, che sta vivendo la sua avventura insieme a Barbabianca. In contemporanea, nel paese di Wa, in assenza di Oden, Orochi sta tramando nell’ombra...

Nonostante gli anni, Rufy & co. continuano a navigare (in tutti i sensi) sempre sulla cresta dell’onda: le vendite del manga non accennano a calare, la serializzazione dell’anime prosegue a gonfie vele e il merchandising spopola, sia tra affezionati di vecchia data che tra i nuovi adepti. One Piece si conferma un fenomeno mediatico unico, capace di ammaliare generazioni diverse e con una fanbase senza precedenti: ogni giorno su migliaia di siti, pagine Facebook, canali YouTube e forum online interamente dedicati gli appassionati discutono e si confrontano, cercando di indovinare il prossimo colpo di scena. 

Merito soprattutto del genio di Oda, in grado di creare un’opera appassionante, multicolore e capace sempre di rinnovarsi pur restando fedele a sé stessa e ai canoni (stretti) dello shōnen manga classico. Infatti, nonostante One Piece adotti una struttura narrativa ricorrente (nuova saga, nuovi villain, nuovi power-up), il 45enne autore nato a Kumamoto è riuscito a sfruttare al massimo le caratteristiche del fumetto nipponico per ragazzi. Il contesto piratesco rimane presente sullo sfondo, ma rappresenta soltanto un escamotage attraverso il quale l’autore conduce i suoi personaggi alla scoperta di luoghi, civiltà e culture sempre diversi, mescolando elementi reali e immaginari in maniera bizzarra e al limite del surreale. In questo modo è possibile incontrare un popolo che ricorda i nativi americani abitare un’isola sospesa nel cielo, esseri simili alle sirene norrene che vivono in una bolla sottomarina e creature uscite dai racconti dell’orrore che popolano quello che sembra un Triangolo delle Bermuda. 

Nonostante il gigantesco “melting pot” di ingredienti apparentemente scollegati, Oda dimostra di saper mantenere il filo logico della storia, che si snoda da oltre un ventennio continuando a tenere il lettore col fiato sospeso. Il tratto dell’autore, morbido e accattivante, seppur non sempre preciso e a volte troppo confusionario si sposa alla perfezione con il clima di baraonda e goliardia che contraddistingue i personaggi. Proprio il character design, sempre azzeccato ed innovativo, rappresenta probabilmente insieme al world building il vero punto di forza dell’opera. Infine Oda, pur mantenendo il target giovanile dell’opera, ha saputo trattare varie problematiche del mondo reale inserendo validi spunti di riflessione e di critica, ad esempio riguardo a tematiche come il razzismo, la schiavitù, l’ecologia, le guerre e la povertà. 

Insomma, per ora la formula di One Piece continua a risultare vincente, convincendo critica e lettori, e chissà che in un futuro non troppo lontano vedremo la nave della ciurma più sgangherata dei sette mari gettare l’ancora definitivamente, consegnando ai posteri quella che sarà ricordata come una delle più grandi epopee del fumetto giapponese e non solo.

– Tommaso Guiducci

mercoledì 11 novembre 2020

Piccolo Teatro “Andrea Pazienza” a San Severo

«San Severo, città del mio pensiero, dove prospera la vite e l’inverno è alquanto mite»: così scriveva Andrea Pazienza ed è proprio a San Severo (FG), tra vigneti, uliveti e il Gargano all’orizzonte, che nascerà un teatro a lui intitolato.

Ridare vita a un luogo, un sito storico-archeologico di rara bellezza e suggestione come il Casino Masselli: impropriamente chiamato oggi masseria, edificato come casino di caccia nella seconda metà dell’Ottocento... per dedicarlo a uno dei figli di questa terra: Paz, definito il “Mozart del fumetto”, “uno dei più grandi autori di narrativa illustrata”; promuovere sentimenti di identità, appartenenza e aggregazione, ma anche innovazione e contemporaneità attraverso “lo strumento delle arti”. Questo è il desiderio di Emiliana Palmieri: puntare i riflettori sulle bellezze umane, paesaggistiche e culturali del suo territorio e farlo con quello che è il suo lavoro, Il teatro.

Perché creare il Piccolo Teatro “Andrea Pazienza”? «Segni e Parole che creano bellezza: il Teatro o Andrea Pazienza. Quindi Andrea Pazienza è Teatro», dice Palmieri.  Le storie di Paz, come lui stesso diceva, erano “cariche di sentimento”, “evocative”, tanto da raggiungere “il cuore del lettore nel modo più diretto possibile”. È il Teatro. Teatro come linguaggio universale, che si chiami prosa, musica, danza o arti visive, Paz come artista poliedrico considerando che ha disegnato, fatto fumetti, dipinto, scritto testi, scritto e fatto cinema, creato scenografie per il teatro. «Mi è sembrato naturale dedicare il teatro ad Andrea Pazienza, perché a suo modo lo rappresenta, ma rappresenta anche questa terra dove “c’è una campagna meravigliosa”». 

Il Piccolo Teatro Andrea Pazienza sarà uno spazio dedicato allo spettacolo dal vivo dove sostenere e promuovere una offerta culturale diversa; un luogo di incontro tra innovazione e tradizione delle diverse declinazioni del linguaggio artistico; una scuola di formazione permanente – una bottega culturale - per maestranze teatrali, dove trasmettere competenze e tutelare i saperi dell'artigianato teatrale al fine di promuoverne la valorizzazione: una scuola che prepari artisti e professionisti delle arti dello spettacolo (scenografi e macchinisti, light design ed elettricisti, costumisti e sarti di scena, fonici).
La finalità è quella di creare una sinergia tra le attività culturali, turistiche, imprenditoriali e i beni culturali locali partendo proprio dalla ristrutturazione di un manufatto rurale che costituisce la memoria del luogo e identifica culturalmente la comunità locale; inoltre intensificare l’interesse intorno all’architettura rurale invoglia a considerare una tale ricchezza storica, culturale e patrimoniale un bene da valorizzare, reinventare e, perché no, sfruttare per creare nuovi lavori.

La ristrutturazione prevederà il recupero di gran parte della costruzione attraverso un “risanamento conservativo” che avverrà grazie al riutilizzo di molti elementi originali. Nel rispetto delle norme che regolano i vincoli paesaggistici verranno utilizzati materiali sostenibili ed a basso impatto ambientale.
L'edificio, inserito in una zona a forte interesse archeologico, ha pianta rettangolare con 3 facce uguali e presenta 8 archi per facciata (4 in linea 2 in colonna), la parte contraddistinta da parete liscia, ed interessata da gran parte dei crolli, farà da congiunzione con la nuova struttura.

Il teatro: la torre scenica sarà inglobata in una parte del manufatto rurale, mentre la sala – che ospiterà circa 200 spettatori – verrà inserita nel nuovo edificio. Fine dei lavori prevista per dicembre 2021
Al momento il traguardo appare complesso, difficile e non privo di insidie, ma la strada è avviata e la direzione è chiara. L’operazione ha un costo complessivo di circa 2 milioni di euro; tramite la partecipazione a un bando, la Regione Puglia finanzierebbe a fondo perduto l’80% del progetto, per una parte del restante 20% è stata avviata una specifica campagna di crowdfunding sulla piattaforma GoFundMe a questo link

Molti sono gli artisti che hanno già dato un contributo con un supporto video:
Antonio Rezza, Fabrizio Gifuni, Giandomenico Cupaiuolo, Luciana Littizzetto, Maria Paiato,
Michele Riondino, Daniela Terreri, Pino Strabioli, Gianni Forte, Orsetta De Rossi, Stefania Bonfadelli, Tosca, Urbano Barberini, Vinicio Marchioni, Andrea Santonastaso, Stefano Disegni (il cui filmato trovate qui sotto), Mariangela D’Abbraccio, Jacopo Fo. Ulteriori info sul sito ufficiale.

lunedì 2 novembre 2020

“Fumo di China” n.300 in edicola e fumetteria

Seppur con una distribuzione tornata un po’ in affanno come i lettori in questi tempi di pandemia, sta arrivando nelle migliori edicole e fumetterie di tutt’Italia il nuovo smagliante e per molti versi incredibile FdC n.300, con splendida copertina inedita di Larry A. Camarda che raffigura tanti personaggi a fumetti che in questo tremendo 2020 festeggiano anniversari “rotondi”... e uno strillo che annuncia quello che di questi tempi è oro puro: 4 pagine in più senza un aumento di prezzo!

Segue uno scoppiettante editoriale con fotografia in movimento del fumetto nazionale (comprese le inedite celebrazioni della XX Settimana della Lingua Italiana e una Lucca Comics & Games ribattezzatasi Lucca ChanGes e quasi tutta digitale), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, oltre ai 95 anni del “fumettista decano” Sergio Tarquinio - che al telefono ne dimostra 20 di meno! - e il nuovo gioco da tavolo di Diabolik), una piccola ma grande celebrazione dei nostri primi 300 numeri in edicola (con 3 copertine storiche e 5 divertenti strisce inedite create “ad hoc” da Marcello) e il nostro dossier mensile, stavolta sulla storia dei Webcomics (in una galoppata di 35 anni dagli Stati Uniti all’Italia: per ragionare sul passato e guardare al futuro).

Poi una bella intervista esclusiva a Silvia Ziche (con un lungo “dietro le quinte” sulla sua nuova serie Noi due scritta da Tito Faraci), un’intrigante chiacchierata a tutto campo con Roberto Banfi (grafico impaginatore e molto altro in tanti progetti Bonelli) sul suo “fare storytelling” con testo e immagini, più un piccolo grande scoop dall’incontro con Mirco Zilio, Andrea L. Gobbi & Andrea Artusi sul nuovissimo romanzo per ragazzi Kid - Il ragazzo che voleva essere Diabolik.

A seguire un’appassionata analisi di Rusty Brown (la nuova opera-libro di Chris Ware meravigliosamente giunta anche in Italia) e nel ciclo d’interviste di FdC a celebrità di cinema e teatro un divertente a-tu-per-tu con Alessandro Benvenuti che ci racconta i suoi incontri a ripetizione con i fumetti.

Infine una lunga intervista all’illustratore e regista d’animazione Alessandro Rak (la carriera, le produzioni, i lavori in arrivo), l’evoluzione multimediale del fenomeno The Last Of Us (da videogioco a fumetto, ora sbarcato anche nel nostro Paese) e la storia “vent’anni dopo” della Lilliput Editrice di Pierluigi Rota: la prima casa editrice di fumetti on demand, “piccola e libera” quindi da non dimenticare.

E per concludere come sempre in bellezza, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò detto il Rinoceronte con le sodali Furibionda e Onigiri Calibro 38), stavolta su una mostra all’aperto di Gino Boccasile, la collana di “collaterali” di RCS Quotidiani Il Grande Magnus e il saggio Matite in guerra), gli Strumenti (sulla sempre più numerosa saggistica) e le nuove strisce fra satira e ironia della serie Fex contro Mefìstronz su testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.300 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e come sempre acquistabile via PayPal o con bonifico direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (fin dal nostro sbarco in edicola, oltre trent’anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

martedì 13 ottobre 2020

Il tuo corpo sarà mio, i film animati di Project Itoh

Non è pacifica come appare, l’animazione giapponese su grande schermo. A differenza di altre più popolari e accomodanti cinematografie, gli anime garantiscono sempre più spesso al pubblico biforcazioni, alternative o vie di fuga. Delle bolle riflessive in cui rinchiudersi per novanta minuti e uscirne magari rigenerati. Per esempio, è possibile sentirsi parzialmente al sicuro ammirando i lavori sempre più esponenziali di Makoto Shinkai, trovando appagamento esistenziale nelle commedie adolescenziali-non-troppo che ultimamente stanno sbocciando a ritmo serrato. Oppure si può venire a patti con un cinema affatto conciliante, comunque ricco di intrattenimento “terapeutico” al solo scopo di gettare uno sguardo sul mondo. Se siamo fortunati, può capitare di ammirare pellicole che stazionano già nel futuro, e mica soltanto grazie ad ambientazioni o sparate avveniristiche. Con Mamoru Oshii in pensionamento anticipato stiamo vagando sempre più soli in un vuoto gnoseologico incolmabile. Però un esemplare di cinema dotato di nuovo combustibile ideologico in realtà c’è, ed è il Project Itoh: tre pellicole decisamente avvincenti che Anime Factory ha da poco inserito nel proprio catalogo home video.

Project Itoh (in giapponese, Itoh Keikaku) è il nome dello scrittore di culto scomparso a soli 34 anni nel 2009, dalla cui brillante mente sono usciti alcuni romanzi sci-fi salutati come capolavori del genere. Anzi, forse anche qualcosa in più, tanto da aver attirato l’attenzione del panorama letterario del Sol Levante. Per esempio, Gyakusatsu Kikan del 2007 (da cui è stato poi realizzato il film L’organo genocida) è stato salutato come uno dei migliori lavori degli anni Zero, a tal punto che l’edizione tascabile poteva vantare al suo interno contributi della scrittrice Miyuki Miyabe, di Hideo Kojima e Isaka Kōtarō. Se è vero che i fan dei videogame hanno un rapporto più stretto con questo autore per via di Metal Gear Solid 4, è importante riconoscere in esso un formidabile dispensatore di temi che l’animazione ha saputo traghettare sullo schermo con acume e gran senso dello spettacolo. Una volta ci saremmo accontentati di scrivere che “l’adattamento” animato di opere così carismatiche poteva finire conteggiato nel mucchio delle decine di opere che ogni anno escono in Giappone, invece questa trilogia cinematografica ha una sfavillante personalità, che muore dalla voglia di farsi notare. Un cinema bello pieno di cose da vedere, e al tempo stesso portavoce di una autorialità non indifferente.

Il noto programma tv di animazione noitaminA si è assunto l’incarico di seguire il progetto subito dopo la scomparsa dello scrittore. Ciascun film ha avuto a disposizione uno studio “personale” e nomi cazzuti della regia: Ryōtarō Makihara (Hal), Michael Arias (Tekkonkinkreet), Takashi Nakamura (Palm no ki), Shukō Murase (Ergo Proxy). L’apporto stilistico dell’artista redjuice (al secolo, Tomoyuki Yamasaki) si è gloriosamente riversato sul design dei protagonisti; mentre il lancio del progetto è avvenuto nel 2014 con un annuncio in grande stile che prometteva i primi due lungometraggi pronti nel 2015 e il terzo nel 2017. Tutto calcolato al secondo, tranne gli incidenti di percorso: tipo il fallimento dello studio Manglobe in seguito sostituito da Geno Studio. Il primo ad arrivare è stato L’impero dei cadaveri diretto da Makihara e prodotto da Wit Studio: il romanzo di partenza, in patria rimasto incompiuto, è stato portato a termine da Toh EnJoe, amico del defunto scrittore. Secondo film è Harmony, realizzato da Takashi Nakamura e Michael Arias per Studio 4°C, mentre L’organo genocida con la regia di Shūko Murase è appunto il lungometraggio iniziato da Manglobe e concluso da Geno Studio. In patria, la scelta di Murase è stata salutata come un piccolo evento in considerazione della sua bravura nel governare scene realistiche e forti ma anche nel saper trattare i personaggi e le loro esigenze introspettive.

I film del Project Itoh ragionano fondamentalmente su un’idea di tempo (in quest’ordine: passato, futuro e presente) in cui il corpo umano è un simulacro da addomesticare o da cui ricavare le solite inquisitorie domande sull’anima (L’impero dei cadaveri) o su cosa potremo fare di esso lasciandolo in balia dell’evoluzione tecnologica. Il background storico è il corollario su cui edificare trame e ideologie. In Harmony di Nakamura e Arias, per esempio, il connubio è parecchio più esplicito in una affatto accomodante prospettiva sociale (e culturale) in cui il dominio sul corpo dovrebbe portare a una società equilibrata e idealmente perfetta. Dal futuro scintillante di Harmony si passa al presente de L’organo genocida che Murase ha scritto e diretto mostrando un’istantanea del mondo non troppo distante da ciò che stiamo vivendo oggi con l’imposizione “democratica” di un controllo sugli individui a causa del terrorismo globale e delle conseguenze catastrofiche da esso scatenate. Dei tre film, anche per il meraviglioso impianto visivo, il nostro preferito resta L’impero dei cadaveri. Un’opera meno prevedibile e meno stereotipata rispetto al futuro utopico di Harmony e le angosce de L’organo genocida. Project Itoh in chiave animata è un appuntamento a cui non si può mancare o rinunciare: è un biglietto da visita sul futuro. Un’opera multiforme che ci riguarda tutti, nel corpo e nell’anima. 

– Mario A. Rumor

lunedì 12 ottobre 2020

Combattler V, cuore e acciaio

C’è stato un momento nella storia degli anime robotici in cui il cuore ha prevalso sull’acciaio. Un momento in cui il cuore ha letteralmente schiacciato la “macchina”. Un’infrazione provocatoria, destabilizzante o soltanto rivoluzionaria. Se fosse ancora vivo, a Tadao Nagahama, autore di tale storico gesto, andrebbe chiesto quale degli aggettivi sopra citati meglio si addicono al lavoro da lui svolto nella serie animata Combattler V (Chodenji Robo Con-Battler V), affettuosamente chiamata dai fan nipponici “Con-V”. La serie fu trasmessa su Tv Asahi da aprile 1976 a maggio 1977, prodotta da Tōei Company e realizzata materialmente da Sunrise. Ambientata nel “futuro” dell’anno 2013, Combattler V racconta l’invasione aliena condotta senza pietà dal pianeta Campbell ai danni dei terrestri. Per scongiurare la distruzione del genere umano, il dottor Nanbara ha costruito un potente robot, Combattler V, composto da cinque veicoli pilotati da cinque giovani: Hyoma Aoi, Jūzō Naniwa, Daisaku Nishikawa, Chizuru Nanbara e Kosuke Kita. Quando Nanbara resta ucciso, il professor Yotsuya ne prende il posto. Il nemico alieno contro cui i terrestri devono combattere è il generale Malik, al servizio della regina Oleana, l’anima della quale è finita in un computer e custodita in una statua gigantesca.

Per arrivare alla genesi di Combattler V era servito l’inaspettato successo della serie Il prode Raideen (Yusha Raideen, 1975), vera e propria pietra angolare del genere. Siccome in quegli anni una serie robotica poteva nascere soprattutto grazie all’interessamento e agli investimenti delle compagnie di giocattoli, quando Toei viene contattata dalla futura Bandai, essa commissiona il progetto di un nuovo anime robotico allo stesso staff di Raideen: Masaaki Tsuji alle sceneggiature, Nagahama alla regia (dal momento che era stato lui a prendere il comando in Raideen al posto di Yoshiyuki Tomino). L’ideale narrativo che ne sottintendeva l’ingresso sullo schermo doveva in pratica essere replicato anche in Combattler V, dove troviamo il leggendario Yasuhiko Yoshikazu come autore del character design e lo Studio Nue al mecha dei mezzi robotici. Lo Studio Nue era stato fondato nel 1972 da Takachiho Haruka, lo scrittore ben noto per Crusher Joe e Dirty Pair.

Un peso non indifferente lo avevano avuto in realtà Getter Robot (1974) e la morale del robot componibile, per effetto della quale ad affiancare la messa in onda dovevano essere prodotti stuzzicanti balocchi per i ragazzini. Una morale che, per quanto riguarda le fasi iniziali di Combattler V, prevedeva la presenza di molti più aeromobili nella composizione del robot, ridotti poi a cinque. Tra citazioni indirizzate ora al mondo sci-fi (il pianeta Campbell come omaggio allo scrittore John W. Campbell) ora alla stessa cultura animata del periodo, Nagahama elevò il gradiente spettacolare della serie Tv inaugurando un fortunato filone che sarebbe proseguito con Vultus V (1977) e Tōshō Daimos (1978). Il suo pregio da impeccabile narratore grazie alle esperienze teatrali condivise da giovane a fianco del futuro produttore di Tōkyō Movie, Yutaka Fujioka, fu principalmente quello di aver introdotto nel genere robotico elementi drammatici e introspezione psicologica. In tal modo la rappresentazione degli avversari alieni cambiava drasticamente instillando il dubbio negli spettatori. Sono davvero extraterrestri malvagi o non posseggono piuttosto anch’essi un cuore e una coscienza? Il divario tra buoni e cattivi, così come era stato postulato in passato, fece letteralmente il botto cambiando le regole di ingaggio nei confronti del pubblico. Serie notoriamente per ragazzi attirarono così l’interesse del pubblico femminile, spesso grazie al design di personaggi volutamente misteriosi e avvenenti: da Malik a Heinell fino al principe Rikiter che da solo si guadagnò la copertina delle riviste Out e Animage.

Combattler V è uscito in cofanetto per Anime Factory (brand nato dalla partnership tra Yamato Video e Koch Media) per un totale di 13 dvd che ne raccolgono tutti i 54 episodi. Il booklet contiene la trama degli episodi e i disegni preparatori di personaggi e robot. Chi possiede il roman album dedicato alla serie pubblicato in Giappone da Tokuma Shoten resterà forse un po’ deluso al cospetto di un simile bignami. Non sarebbe ora di recuperare materiali più allettanti? Interviste, descrizioni più accurate degli episodi, commenti dello staff? D’altronde non stiamo parlando di serie qualunque. Bensì di classici robotici intramontabili che hanno scritto un capitolo importante nella storia degli anime giapponesi.

– Mario A. Rumor


mercoledì 30 settembre 2020

“Fumo di China” n.299 in edicola e fumetteria

Riprendendo i ritmi abituali insieme ai lettori, arriva in tutta Italia nelle migliori edicole e fumetterie il nuovo FdC n.299, con splendida copertina di Cristian “Cinci” Canfailla sulla nuova saga spaziale tutta italiana di Bobby Sombrero, ideata con Giovanni Barbieri.

Segue un inevitabile editoriale sulla ripresa ad ampio raggio dell’editoria italiana a fumetti (ristampe comprese, nelle forme più disparate e coinvolgendo perfino gli storici fotoromanzi Lancio, mentre Lucca Comics & Games si prepara alla forma inedita ribattezzatasi Lucca ChanGes), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, oltre al ritorno di Acme Comics e la riscoperta di Ivo Pavone) e il nostro dossier mensile, stavolta sulla famigerata Continuity, croce & delizia e vero “cattivo” dei fumetti (con una lunga analisi sulle soluzioni di continuità, ret-con e lo scorrere del tempo nella narrazione seriale USA e italiana)

E quindi... spazio alla cover story dedicata al personaggio nuovo fiammante di Bobby Sombrero, chiacchierando con i suoi creatori Gianni Barbieri e “Cinci” Canfailla che ci raccontano in esclusiva la nuova epopea stellare con numerosi “dietro le quinte”. Poi in occasione della grande mostra di Simone Bianchi a Città di Castello (PG), il grande Gianni Brunoro traccia un profilo completo del “Mattautore” toscano, seguito dall’affettuoso ricordo di Dino Battaglia da parte di un critico appassionato come Giulio Cesare Cuccolini e l’intervista con Elisa Menini, tra leggende giapponesi e realtà italiana con il suo Nippon Folklore.

A raffica una manciata di altri preziosi a-tu-per-tu, con Helena Masellis (l’illustrazione, i fumetti, le iniziative benefiche, i tanti progetti con stili differenti), Giuseppe Guida (il suo lavoro personale e la nascita delle nuove biografie a fumetti targate Lisciani Libri Comics), Mirko Leo in arte Lo Scarabocchiatore (sul passaggio dai social a rivista e Associazione di appassionati) e Gianluca Testaverde (la sua carriera, la Phoenix Publishing, la vita da editore, i nuovi progetti).

Gabriele Bernabei racconta poi a FdC il XVI Magnus Day (in programma il 10-11 ottobre a Castel del Rio) e nel ciclo d’interviste a celebrità di cinema e teatro, tocca a Edy Angelillo rivelarci il suo amore per i fumetti (tra Eva Kant e Susan Storm). Infine una felice escursione nella narrazione tra le nuvolette insieme al monumentale volume Clyde Fans di Seth e l’intervista al giovane Massimo Bonura, sul fare critica e storiografia nel cinema d’animazione e nel fumetto.

E per concludere come sempre in bellezza, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò detto il Rinoceronte con le sodali Furibionda e Onigiri Calibro 38), stavolta sull’ultima storia di Massimo de Vita, l’ultimo libro assolo di Giulio Giorello e il duplice ritorno di Claudio Nizzi) e gli “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica)!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.299 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e come sempre acquistabile via PayPal o con bonifico direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (fin dal nostro sbarco in edicola, oltre trent’anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

venerdì 14 agosto 2020

“Fumo di China” n.298 in edicola e fumetteria

Dopo un mese di pausa per venire incontro alle difficoltà di tanti lettori nel raggiungere le edicole, arriva finalmente in tutta Italia nelle migliori edicole e fumetterie il nuovo FdC n.298, con splendida copertina di Paco Roca sulle storie a fumetti ispirate a fatti veri, sempre a cavallo tra fiction e realtà.

Segue un inevitabile editoriale sulla lenta ripresa dell’editoria italiana a fumetti (compresi i premi assegnati al XXXVI festival Cartoon Club di luglio, seppur privo della mostra mercato Riminicomix), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, oltre all’iniziativa italiana Comicrew) e la cover story dedicata alle storie tra fiction e realtà, chiacchierando con Paco Roca e Guillermo Corral tra le “dietro le quinte” del loro nuovo Il tesoro del Cigno Nero e con Emanuele Di Giorgi di Tunué su graphic novel e storie per ragazzi.

Poi spazio a chiacchierate inedite con Samuele Canestrari (che ci racconta le sue iniziative in autoproduzione tra Libri Somari e MalEdizioni) e Stefano Federici (dal Corriere dei Piccoli a L’Isola Trovata, libri illustrati e un romanzo), nonché a un approfondimento sul “Black Panther matters” di Ta-Nehisi Coates (nei tre cicli dell’eroe Marvel giunti anche in Italia).

Quindi un succoso a-tu-per-tu con Alberto Becattini sulla sua sterminata saggistica in volume e un’accattivante chiacchierata con l’arrembante Valentina Chico (nel ciclo d’interviste di FdC a celebrità di cinema e teatro). Ancora, un reportage dal primo festival tutto dedicato al fumetto italiano Nuvole a Montereggio (con premiazioni e iniziative a distanza e “in presenza”), un’analisi del volume È tutto un ciclo (tradotto dall’Editrice Il Castoro) su come ancora una volta ci aiuta un fumetto nel cammino culturale: perché parlare di mestruazioni non dev’essere più un tabù. Infine il consueto reportage del nostro inviato speciale Federico Fiecconi dal forum professionale di animazione cinetelevisiva Cartoon Movie a Bordeaux.

E per concludere come sempre in bellezza, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò detto il Rinoceronte con le sodali Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (stavolta sul Commissario Mascherpa, l’asta in memoria di Federico Memola, il Bestiario contemporaneo di Sicilia), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica)... e le strisce fra satira e ironia della nuova serie Fex contro Mefìstronz su testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.298 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e come sempre acquistabile via PayPal o con bonifico direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (fin dal nostro sbarco in edicola, oltre trent’anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!