venerdì 13 dicembre 2019

Italia, proseguono gli “Anime al cinema”

Per i fan italiani degli anime si prepara un 2020 ricchissimo di appuntamenti. La nuova stagione degli Anime al Cinema distribuita da Nexo Digital in collaborazione con Dynit (iniziato ormai da anni, fin nel 2013 con la riedizione di Akira) proporrà infatti altri 5 entusiasmanti eventi cinematografici in tutte le sale italiane.

Si parte 3- 5 febbraio con Promare, un film dal ritmo incalzante prodotto da Studio Trigger e diretto da Hiroyuki Imaishi che ridefinisce il cinema d’animazione robotico giapponese /trovate qui sopra la locandina). Poi tocca dal 19 al 25 marzo a My Hero Academia The Movie 2 - Heroes: Rising, dopo il successo del primo film che ha incassato più di 21 milioni di dollari in tutto il mondo. La stagione prosegue il 20-22 aprile con Ride Your Wave, commovente storia d’amore del visionario astro nascente Masaaki Yuasa su una studentessa universitaria salvata da un vigile del fuoco di cui s’innamora... L’arrivo dell’estate porterà Seven Days War di Yuta Murano, dal romanzo di Osamu S?da nel 1985 opera di culto per i teenager giapponesi con un’intera classe di scuola media che scompare nel nulla in una torrida giornata d’estate. La stagione si chiuderà con Fate/Stay Night Heaven’s Feel III. Spring Song, capitolo conclusivo della terza e più cupa storia della saga.

La stagione degli Anime al Cinema è un progetto esclusivo di Nexo Digital distribuito in collaborazione con Dynit e con il sostegno dei media partner Radio DeeJay, MYmovies.it, Lucca Comics & Games e VVVVID... e per gli appassionati è sempre una festa! Qui sotto il trailer del prossimo film in arrivo, Promare:

sabato 30 novembre 2019

Alberto Breccia, la sua più grande mostra a Bologna

Inaugurata oggi per BilBOlbul, il 13° Festival Internazionale di Fumetto bolognese, una grande mostra curata da Daniele Brolli, dedicata al grande fumettista argentino Alberto Breccia, di cui quest’anno si celebrano i cent’anni dalla nascita. L’esposizione, allestita nella sede della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, è aperta fino a martedì 7 gennaio 2020 (con catalogo per Comma 22).

La più ricca e articolata esposizione mai dedicata a Breccia conta circa 150 pezzi, molti dei quali mai esposti in precedenza, che ripercorreranno, nelle sale della Fondazione del Monte, la sua carriera dall’esordio fino alle ultime opere. Ma non è solo un percorso storico attraverso le diverse fasi della sua produzione, nel loro rapporto con le travagliate vicende della società argentina: c’è anche spazio per approfondimenti sulle tecniche utilizzate: dalla china più nitida passando per il collage, fino ai suoi estremi semi-espressionisti. L'allestimento offre quindi al visitatore una duplice chiave d’accesso ai contenuti della mostra: attraverso lo sguardo della storia e attraverso la lettura artistica.
Un percorso che mostra materiali inediti e rari come le illustrazioni per Il nome della rosa di Umberto Eco o i racconti di Jorge Luis Borges. Tra i lavori in esposizione i graphic novel scritti da Héctor G. Oesterheld, Sherlock Time, Mort Cinder e una nuova versione de L’Eternauta, con i riadattamenti dei racconti di Howard Phillips Lovecraft e di Edgar Allan Poe.

Alberto Breccia (1919-1993) è stato un vero “Signore delle Immagini”, a cui dedicammo il commosso saluto “Adios, Viejo!” su FdC n.23 di 25 anni fa: ha fatto del racconto per immagini non semplicemente un lavoro, ma una vera e propria vocazione, mescolando l’irrequietezza del proprio vivere a una continua ricerca stilistica. Assieme a personalità come Hugo Pratt e H.G. Oesterheld nella Buenos Aires degli anni Cinquanta ha saputo creare un ponte tra il fumetto popolare – dal genere western al fumetto di guerra britannico, ai periodici per la gioventù – e quello d’autore. Un artista visionario e profondo, politicamente impegnato anche a rischio della propria esistenza, che, attraverso la china e la pittura, il collage e il fotoritocco, ha gettato uno sguardo negli abissi dell’animo umano, sia in quelli psicologici, sia in quelli più estremi e collettivi delle atrocità dittatoriali. Breccia ha raccontato visivamente un’epoca oscura combinando assieme tocchi duri e poetici, usando metodo nella follia e viceversa, restituendo al lettore rappresentazioni in grado di intrattenerlo sempre con grande rispetto per la sua intelligenza.

Qui un bel documentario-intervista all’autore argentino:

venerdì 22 novembre 2019

“Kobane Calling On Stage”, un tour in 12 città italiane

Dopo il debutto di un anno fa a Lucca, è partita mercoledì 20 la nuova avventura di Kobane Calling On Stage con un tour nazionale che toccherà 12 città. Lo spettacolo, la seconda produzione del progetto Graphic Novel Theater di Lucca Comics & Games nato dall’idea di Emanuele Vietina (direttore del festival) di aggiungere alla grammatica festivaliera il linguaggio drammaturgico, curato da Cristina Poccardi (attrice, doppiatrice, produttrice) con adattamenti e regie di Nicola Zavagli (regista e drammaturgo), registra già il tutto esaurito nella tappa di Firenze al Teatro Puccini.

Nell’offerta culturale molto articolata di Lucca negli ultimi si è inserito anche il teatro (con Voci di Mezzo e l’ultimissimo Io sono Cinzia - L’amore non si misura in centimetri). Da sempre la collisione di linguaggi e di diverse forme espressive è il motore propulsore dentro le mura di Lucca: dar corpo teatrale ai grandi romanzi a fumetti (dove ogni vignetta è un piccolo palco) è solo l’ultimo esempio. Senza mai tradire lo stile unico e ironico di Zerocalcare, che ha sposato il progetto con grande interesse, Kobane Calling On Stage è l’omaggio al lavoro di un autore che con quest’opera ha saputo raccontare, attraverso i suoi viaggi in Turchia, Siria, Kurdistan, una delle più importanti battaglie per la libertà dei nostri tempi.

Prodotto da Lucca Crea e da Teatri D’Imbarco, in collaborazione con Bao Publishing, il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e il sostegno di MiBAC e Regione Toscana, lo spettacolo non è solo la trasposizione di uno dei più importanti graphic novel del nostro tempo, ma un’opera nuova, che partendo dalle pagine del fumetto le trasforma sul palcoscenico in un autentico cortocircuito di emozioni. Abbattere le barriere tra il mondo dell’arte e il grande pubblico è la filosofia che sta alla base del festival lucchese e della compagnia Teatri d’Imbarco che da sempre ha costruito la propria identità attorno all’idea di un teatro popolare d’arte civile. Per questo è stato organizzata la tournée, che toccherà queste date e città:

Teatro degli Industri di Grosseto, 20 novembre 2019
Teatro Pacini di Fucecchio (FI), 21 novembre 2019
Teatro Puccini di Firenze, 22-23 novembre 2019
Teatro de’ Rozzi di Siena, 29 novembre 2019
Teatro Comunale di Rosignano Solvay (LI), 30 novembre 2019
Teatro Niccolini di San Casciano Val di Pesa (FI), 1 dicembre 2019
Politeama Rossetti di Trieste, 3 dicembre 2019
Teatro Vittoria di Roma, 5-15 dicembre 2019
Arena del Sole - ERT di Bologna, 18 dicembre 2019
Teatro della Tosse di Genova, 27-29 febbraio 2020
Teatro Bellini di Napoli, 3-8 marzo 2020
MTM Teatro Leonardo di Milano, 26-29 marzo 2020

Insieme al direttore del festival Vietina e al regista Zavagli, Zerocalcare incontrerà il pubblico al termine della rappresentazione nei teatri di Firenze (venerdì 22 novembre), Roma (giovedì 5 dicembre), Napoli (martedì 3 marzo 2020) e Milano (giovedì 26 marzo).

martedì 19 novembre 2019

“Fumo di China” n.292 in edicola e fumetteria

Sta arrivando in tutta Italia nelle migliori edicole e fumetterie il nuovo FdC n.292, con splendida copertina di George Herriman per il come sempre memorabile volume integrale Taschen delle tavole domenicali a colori del suo Krazy Kat!

A seguire un editoriale con alcune riflessioni a latere del nostro abituale reportage su Lucca Comics & Games tra luci e ombre, le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti in Italia e non soltanto), seguito dal dossier mensile che si focalizza sulle più recenti versioni passate dal cinema al fumetto di alieni, cyborg e robopoliziotti: la nuova vita cartacea dei maggiori film di fantascienza anni Ottanta nella Nona Arte come Aliens, Predator, RoboCop e Terminator.

Poi spazio al soprannaturale di Samuel Stern (con il parere ragionato di padre Stefano Gorla che ha letto in anteprima il debutto della nuova serie horror-demoniaca italiana), un’intervista esclusiva ad Alexander Braun sul suo nuovo volume XXL di appassionante cura filologica (dopo Little Nemo, è la volta di Krazy Kat, a cui ben volentieri abbiam dedicato la nostra cover), l’incontro con Rachele Aragno sulla sua controparte cartacea Melvina e il “dietro le quinte” del volume Bao Publishing, 90 anni con il fumetto di Ivo Pavone (una carriera inimitabile tra Italia e Argentina) e il reportage dedicato di FdC sulla fiera di Lucca e le mostre, con le novità e le curiosità più significative... più un inserto speciale sull’affaire Evangelion: il nuovo adattamento e la retromarcia di Netflix, specchio del trattamento professionale dell’animazione giapponese in Italia (in una lunga disamina di Marco Pellitteri nell’inserto centrale della rivista).

Infine, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò detto il Rinoceronte con le sodali Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sul primo dei due volumi Segni nel Tempo curati da Angelo Nencetti con tutte le illustrazioni di Sergio Toppi, Strangers in Paradise 25 anni dopo di Terry Moore e il film animato I bambini che inseguono le stelle di Makoto Shinkai), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione: in particolare la mostra Carosello. Pubblicità e televisione 1957-1977)... e le strisce fra satira e ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.292 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (fin dal nostro sbarco in edicola, esattamente 30 anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

mercoledì 13 novembre 2019

Concorso di fumetto “il Vitto”

Due erano le grandi passioni di Vittorio Mietta (1987-2013): la poesia e il fumetto. Dalla combinazione di queste passioni, il 31 ottobre 2019 ha preso avvio la prima edizione del concorso per fumettisti o aspiranti fumettisti “Il Vitto” a lui intitolato.

A partire da una poesia selezionata di Vittorio, i partecipanti potranno realizzare una breve storia autoconclusiva. Non ci sono vincoli stilistici o tematici (la poesia varrà solo come ispirazione), se non la lunghezza massima di 8 tavole.

La partecipazione al concorso è gratuita e aperta ai ragazzi dai 18 ai 32 anni. I vincitori avranno la possibilità di accedere a un workshop di un giorno tenuto dal fumettista Sergio Gerasi. L’autore dell'opera valutata migliore riceverà un premio in denaro pari a 500 euro. Le opere selezionate dalla giuria come meritevoli di pubblicazione, verranno esposte all'interno di una mostra nella città di Pavia.

I lavori dovranno pervenire entro e non oltre il 10 gennaio 2020. In bocca al lupo a tutti i partecipanti!

martedì 29 ottobre 2019

“P. La mia adolescenza trans”... a fumetti!

Scabroso, criticato, chiacchierato, il primo libro di Fumettibrutti, Romanzo esplicito, pubblicato nel 2018 da Feltrinelli Comics, è stato apprezzato con consenso unanime da pubblico e critica. Dopo un anno l’editore punta ancora sul suo cavallo vincente, affidandole la realizzazione di un fumetto dal contenuto potente e nuovo per il mercato italiano, un racconto autobiografico molto atteso, sia dai moltissimi estimatori di Josephine Yole Signorelli (nata nel 1991) che da una parte di critica ansiosa di assistere all’evoluzione stilistica e contenutistica della giovane autrice catanese.

P. La mia adolescenza trans (brossurato, 208 pp in bicromia, Feltrinelli Comics, € 18,00) è, già dal titolo, una bomba che detona tra le mani del lettore, un coming out inaspettato, a cui la fumettista affida il racconto più intimo e nascosto della propria esperienza di vita. Il tenore non è molto dissimile da quello di Romanzo esplicito: la storia è quella dalle tinte punk di un’adolescenza problematica e al limite dell’eccesso, caratterizzata da esperienze forti e autolesionistiche. Un’esistenza giovane e fragile in cui la consapevolezza di una inadeguatezza spirituale e fisica e un dolore interiore lacerante sono in contrasto con una fame di vita e di sperimentazione che suona più come un grido di aiuto che come un desiderio di ribellione e di evasione dalla famiglia e dall’asfittica vita di provincia.

Emblematica del dolore racchiuso tra le pagine del racconto è la tavola a pagina 83 del volume, in cui P. concede un cunnilingus a un’amica ammettendo a se stesso «In realtà non mi va, ma dico sempre di sì. Se dico di no sento di non valere nulla. Faccio star meglio gli altri, sono solo questo, un giocattolo. Chi mai amerebbe un giocattolo guasto?». E la metafora del giocattolo e dell’amore negato, anche del protagonista verso se stesso ritorna più volte nel fumetto, in modo quasi ossessivo e paranoico, denotando l’insano bisogno di P. e quindi dell’autrice di punirsi per la propria inidoneità. In questo risiede la forza e il realismo de La mia adolescenza trans.

Il tratto è quello spurio, incerto, approssimativo a cui Fumettibrutti ha abituato i suoi lettori sin dai tempi in cui pubblicava le proprie vignette sui social. Ma in questo caso quell’approssimazione si fa eccessiva, al limite della trascuratezza, tradendo forse un’urgenza narrativa che va oltre la ricerca formale e stilistica, quasi che l’idea e il desiderio di raccontare la propria storia corressero più veloci della matita dell’autrice.

Pur essendo un prodotto che va inquadrato in un’esperienza di ricerca da parte di una fumettista ancora evidentemente acerba, se pur già premiata e apprezzata, e in una nuova direzione che il fumetto italiano “giovane” sta prendendo, P. La mia adolescenza trans appare tuttavia una promessa non mantenuta se lo si pensa come un prodotto editoriale attraverso cui dare finalmente il giusto spazio alla questione della disforia di genere. Tanto, troppo vicino al libro precedente, questa seconda produzione di Signorelli dà molto spazio al racconto del disagio del protagonista e alter ego dell’autrice, ma scivola verso un finale frettoloso e a tratti incongruente (soprattutto nel caso del plot-twist che riguarda il rapporto madre-figlio), in cui al tema portante è dato poco spazio e con un ritmo eccessivamente rapido. Probabilmente un numero inferiore di tavole dedicato alla prima parte a favore della seconda avrebbe reso il tutto più omogeneo ed equilibrato.

P. La mia adolescenza trans resta comunque un fumetto coraggioso, in quanto coming-out pubblico per la sua autrice e per la tematica affrontata, ma è specchio di una capacità autoriale che non ha ancora offerto i suoi pieni frutti.

– Angela Pansini Valentini

mercoledì 23 ottobre 2019

“Paputsi - La striscia con le stringhe” in volume

Dopo la pubblicazione su Scarp de’ tenis e Fumo di China, esce la raccolta delle strisce Paputsi. Il volumetto, in formato striscia, sarà presentato in anteprima assoluta a Lucca Comics & Games al padiglione Napoleone, negli stand degli editori ReNoir Comics (stand 109) e Cartoon Club con FdC (stand 129). con la presenza degli autori Davide Barzi, Gianfranco Florio e Luca Usai.

Il rapporto tra Scarp de’ tenis e i fumetti è lungo e proficuo: c’è una copertina dedicata a Martin Mystère e numerose con protagonista Dylan Dog. L’Indagatore dell’Incubo ha avuto anche una breve storia inedita realizzata proprio per Scarp de’ tenis da Barzi e Sergio Gerasi. 5 anni fa la più celebre rivista di strada italiana chiese a Barzi di pensare a una striscia mensile con un protagonista simpatico ma che fosse inserito nella struttura del giornale. Così è nato Paputsi, storpiatura di “Papoùtsi” (“scarpa” in greco), la scarpa da tennis, loser chapliniano, trasandata senza risultare sporca, vissuta senza apparire vecchia, carismatica ma non arrogante: personaggio inadeguato rispetto al mondo e alla società che lo circonda, ma che ci prova sempre, con tenacia e, in qualche modo, poesia. Il volumetto (di cui ha parlato anche la Repubblica qui) sarà presentato a Lucca con gli autori a 9,90 euro (e Scarp de’ tenis in omaggio) ma può essere già richiesto alla redazione di Scarp chiamando il tel. 02.67479017, scrivendo una e-mail e anche in formato digitale sulla edicola on line di Scarp.

«Era da tempo – racconta Barzi – che non scrivevo strisce, e mi mancava. Ma, purtroppo, mancano anche gli spazi. Cartacei, intendo, che sul web di strip se ne trovano quante se ne vogliono. Quando, con il coraggio e la determinazione che lo contraddistingue, Scarp mi ha chiesto una striscia per la rivista ho detto subito di sì». Paputsi è disegnato da Florio e Usai. «E su Scarp de’ tenis – dice Florio – che cosa vuoi raccontare, se non le scarpe?». Protagoniste sono dunque le scarpe, che però si comportano in tutto e per tutto come esseri umani, pur non perdendo la loro fisicità di scarpe. Le scarpe/personaggi sono diversi tra loro e il modello della scarpa influenza in qualche modo il carattere e il modo di fare della scarpa stessa. I manager sono scarpe di pelle eleganti e costose, la donna amata dal nostro protagonista una ballerina, quindi il corrispettivo calzaturiero della bella ma sommessa fioraia di Le luci della città di Chaplin. Paputsi oggi compie 5 anni. Ecco allora la prima raccolta delle prime 50 strisce apparse su Scarp de’ tenis (più un paio di inedite)».

giovedì 17 ottobre 2019

“Il gigante di ferro”, l’ultimo degli animati

È uno dei film di animazione più in gamba tra tutti i film di animazione in gamba mai realizzati. Ha da poco compiuto vent’anni, la maggiore età per i futuri “classici” dell’animazione, e negli Stati Uniti circola ancora in versione rimasterizzata con il titolo The Iron Giant: Signature Edition. Arrivato in Italia nel 1999 come Il gigante di ferro, il film è la prima regia cinematografica di Brad Bird, noto per le prodezze televisive in serie quali I Simpson, The Critic e King of the Hill. La prima formidabile regia che gli arriva in un periodo della carriera in cui, in effetti, stava pensando davvero al grande schermo e aveva in sviluppo una pellicola per la Turner, nella seconda metà degli anni ‘90 ancora affiliata a Warner Bros. Un film che uscì quando ormai l’animazione tradizionale negli States era in procinto di dileguarsi per cedere sempre più il passo alla CGI.

Il soggetto arriva dal libro per bambini dell’inglese Ted Hughes (1930-98) pubblicato nel 1968 e scritto per superare lo sconforto, suo e dei suoi figli, seguito alla morte della moglie, la poetessa americana Sylvia Plath (1932-63). È la storia di un’amicizia singolare tra un ragazzino di nome Hogarth e un gigantesco robot negli anni della Guerra Fredda, dello Sputnik spedito in orbita e in un clima di paura e sospetto. Quando Bird varca la soglia degli uffici Warner per parlare del progetto, e dopo aver visionato il materiale sviluppato dallo studio alla fine del 1996, porta con sé una particolare idea del film. Nell’immediato intende portare rispetto al romanzo di Hughes e all’immortale tema del ciclo vita/morte ivi narrato, nella pratica vorrebbe invece rispondere a un quesito filosofico: se un’arma avesse un’anima e decidesse di non essere un’arma? Il suo principale alleato in quel frangente è lo sceneggiatore del film Tim McCanlies. Successivamente Ted Hughes, una volta ricevuto il copione, gli scrive una commossa lettera d’elogio che cela la sua voglia irresistibile di vedere il film (un appuntamento che purtroppo mancherà).

È Brad in persona a collocare l’ambientazione del film nel 1957, un periodo per lui familiare e che restituisce al suo film un volto e un’ambientazione più vera. Questo e altri cambiamenti favoriscono l’introduzione di personaggi come il beatnik Dean e l’agente del Governo Kent Mansley. Senza contare quanto il clima paranoico dell’epoca riesca a mutarsi in strumento spettacolare davvero perfetto. Nel 1999 Bird spiegò: ciò che ci spaventava in quegli anni, nella vita vera, veniva poi raccontato dal cinema. Un’assimilazione che Il gigante di ferro porta sullo schermo con miracolosa efficienza soprattutto tenendo conto dei tempi stringati di sviluppo tra pitch, revisioni della sceneggiatura e approvazione dei vertici Warner. Per essere uno degli ultimi film animati tradizionalmente (oltre 125 animatori che a mano si sono occupati dei personaggi, degli sfondi e di animazioni dinamiche già fin dai primi stadi della lavorazione), Il gigante di ferro si è concesso un unico peccato di gola digitale: la creazione del robot in CGI. Bird la raccontò così: “Il gigante proviene da un altro mondo, quindi abbiamo deciso di crearlo usando la computer animation, così da dargli massa, solidità e l’impressione di giungere da un posto differente”. Per fare tutto ciò si è servito di un software per ottenere il quale ha dovuto pazientare alcuni mesi. Ma i risultati sono sorprendenti. Come se avessero fatto tutto a mano.

Tra riferimenti cinematografici colti (i classici sci-fi come Ultimatum alla Terra) e superlativi omaggi ad artisti quali Norman Rockwell, Edward Hopper e N.C. Wyeth, Il gigante di ferro nella sua versione originale sorprende grazie agli attori che hanno prestato la voce ai personaggi e che per  Bird non dovevano essere necessariamente delle star. Attori in grado di capire il personaggio e al tempo stesso regalargli un’anima. Tra Jennifer Aniston nei panni della madre del protagonista e Harry Connick Jr. in quelli di Dean, soltanto Hogarth ha goduto di una corsia vocale personale. Bird desiderava una voce dalla grana genuina. Una voce fresca, innocente come il suo personaggio ma anche un po’ scaltra. Il 12enne Eli Marienthal, dal discreto curriculum televisivo, fu preso grazie a queste caratteristiche. Da ricordare infine il grande Vin Diesel nella parte... non-del-tutto-parlante del gigante! Qui sotto il trailer italiano... e ancora una volta, buona visione (magari alla ViewFest 2019 di Torino, domani venerdì 18).

– Mario A. Rumor

mercoledì 16 ottobre 2019

“Fumo di China” n.291 in edicola e fumetteria

Sta arrivando in tutta Italia nelle migliori edicole e fumetterie il nuovo FdC n.291, con coloratissima copertina inedita di Umberto Sacchelli per i colori di Mirko Babboni, per celebrare un Joker mai così trionfante dopo il film tutto su di lui (o quasi, visto che potrebbe anche essere un suo sosia-imitatore), premiato con il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia!

A seguire un editoriale che dà qualche semplice indicazione per provare a interpretarne il successo, le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti in Italia e non soltanto), con il dossier mensile si focalizza sulla carriera fumettistica (ma anche brevemente su quella cinetelevisiva) del Principe Pagliaccio del Crimine antagonista di Batman fin quasi dall’inizio di 80 anni fa, curato dall’esperto Filippo Conte con un’intervista a Carmine Di Giandomenico e all’editor italiana Elena Pizzi in RW Edizioni.

Poi spazio a una chiacchierata con Marcello per festeggiare i suoi 50 anni di carriera dopo il premio a Riminicomix, un’intervista a tutto campo a Dave McKean (sul fumetto, i film, l’arte e le sue mille declinazioni) alla mostra “Oltre il portale dell’immaginazione” al BGeek di Bari, la saga della She-Hulk di John Byrne (appena riedita in un atteso Omnibus da Panini Comics) e il suo sfondare la “quarta parete” dialogando e litigando... con lui e i lettori, oltre a un’analisi del critico Giuseppe Pollicelli di due fumetti sull’immigrazione a fumetti di visioni culturali opposte usciti in contemporanea (...A casa nostra - Cronaca da Riace per Feltrinelli e Adam per Ferrogallico).

Infine, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sulle tante nuove incarnazioni dei Bonelli Kids e il film animato La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Lorenzo Mattotti tratto da Dino Buzzati, di cui il regista ci aveva parlato in esclusiva su FdC n.239), “Il senso delle nuvole” (con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo) e “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione: in particolare Il fumetto come arte e Flash Gordon)!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.291 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (fin dal nostro sbarco in edicola, giusto 30 anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

mercoledì 9 ottobre 2019

Camogli, torna “Il Porto delle Storie”

Si chiude a Camogli nel prossimo fine settimana la prima rassegna di mostre e incontri “Il Porto delle Storie”, manifestazione dedicata ai maestri del disegno narrativo e alle loro opere. Dopo Silver e Ro Marcenaro, protagonisti dello scorso weekend, tra venerdì 11 e sabato 12 ottobre il pubblico potrà incontrare da vicino altri due artisti d’eccezione: Vittorio Giardino e Milvio Cereseto. La “città dei mille bianchi velieri” ospiterà dunque altri due maestri dell’immaginazione disegnata, grazie all’evento promosso dal Comune di Camogli che vuol portare nello storico borgo marinaro artisti capaci di viaggiare a vele spiegate sulle infinite mappe della fantasia tra umorismo, avventura, impegno civile, sogni disegnati per tutti i partecipanti.

Venerdì 11 alle ore 17 inaugurerà presso il Civico Museo Marinaro “Gio Bono Ferrari” la mostra “La saga delle balene” di Milvio Cereseto e alle ore 18 all’interno di Castel Dragone si apre la mostra “Vacanza in Liguria” di Vittorio Giardino. Le due mostre si presentano di grande suggestione, documentando l’estro sorprendente di entrambi gli artisti che, ciascuno a proprio modo, sanno interpretare in forme via via contemplative, poetiche, avventurose, e pure misteriose, le instancabili bellezze e i seducenti segreti del mare. Il pubblico potrà visitare le esposizioni personali, incontrarne gli autori e approfittare dell’occasione per farsi anche autenticare e dedicare un loro disegno.

Sabato 12 ottobre alle ore 11 nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale si svolgerà un incontro pubblico con i due autori, Cereseto e Giardino. In parallelo, fino a domenica 13 resteranno ancora aperte (anch’esse con orario 9-12 e 15-18) le mostre già inaugurate la settimana scorsa, tutte a ingresso gratuito: “La Costituzione italiana” di Ro Marcenaro nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale e “Lupo Alberto dappertutto” di Silver nelle vetrine dei negozi lungo le centrali via XX Settembre e via della Repubblica.

Il catalogo della manifestazione sarà distribuito ai visitatori gratuitamente, fino ad esaurimento. Nata per volere del sindaco Francesco Olivari, la manifestazione è curata dal critico e storico dell’immagine Ferruccio Giromini e si avvale della collaborazione dell’Ufficio Cultura e dell’Ufficio Tecnico del Comune di Camogli, del direttore del Civico Museo Marinaro “Gio Bono Ferrari” Bruno Sacella e della presidente dell’ASCOT Camogli Luciana Sirolla. Per informazioni:
Pro Loco Camogli, tel. 0185.771066 e questa e-mail.

martedì 8 ottobre 2019

Kazuko Nakamura, pioniera al femminile

Se n’è andata lo scorso 3 agosto, ma la notizia è trapelata solo ora, una delle animatrici più apprezzate dell’animazione giapponese. Kazuko Nakamura aveva 86 anni e ne ha trascorsi poco meno di 30 lavorando come animatrice per compagnie celebri come Toei Doga o al servizio del geniale Osamu Tezuka. Un tempo non molto lungo in cui ha però lasciato un segno indelebile.

Aveva un bel carisma e una devozione per l’arte che non s’era scrollata di dosso neppure quando s’era trovata marito (un pubblicitario di nome Kaoru Anami) ed era andata a fare la casalinga e la moglie. Ma poi alla fine tornava sempre lì, nel grande fiume impetuoso dell’animazione per aiutare il maestro Tezuka o collaborare con vecchi colleghi Toei Doga. Nakamura era nata in Manciuria nel 1933 e trasferitasi con la famiglia nella prefettura di Yamaguchi subito dopo la guerra, aveva immediatamente dato corso alla sua passione studiando in un istituto d’arte. Per una giovane donna di quel tempo arte e pittura erano un pessimo binomio che non garantiva occupazione sicura, ma lei non si lasciò scoraggiare. Un giorno del 1952 assiste al film La pastorella e lo spazzacamino del francese Paul Grimault e, come Isao Takahata, se innamora all’istante.

Con due soli responsabili a occuparsi delle animazioni, si impone la necessità di impiegare animatori “in seconda” per ripulire le animazioni chiave e con una certa premura, visto che Toei ha in cantiere La leggenda del serpente bianco (1958). Tra tanti disegnatori maschi, Kazuko riesce a spuntarla: è talmente brava da guadagnarsi alcune pagine su un settimanale dell’epoca, e talmente bella che in portineria la scambiavano per un’attrice.

Soprannominata Wako-san, da artista con temperamento felino non sempre approva il modus operandi Toei nell’impiego di migliaia di disegni e cerca una scusa per andarsene. Soprattutto dopo aver lavorato al melodramma in costume Robin e i due moschettieri e mezzo (1962), che Toei Doga aveva letteralmente imposto allo staff. Tezuka aveva segretamente ammirato il talento di Kazuko ai tempi della sua collaborazione con Toei (il film Le tredici fatiche di Ercolino tratto dal suo fumetto Saiyuki) e, grazie all’intervento dell’inestimabile Yusaku Sakamoto, riesce ad assumerla non come semplice intercalatrice, ma disegnatrice in piena regola: passa con destrezza da Astro Boy (1963) a W3 (1965) dove finalmente ottiene il ruolo di sakkan, direttrice delle animazioni. Un ruolo che era stato affidato all’antica collega Reiko Okuyama in Toei Doga. Sono conquiste smisurate per le due donne, e nel maschilista mondo del lavoro giapponese non passano inosservate.

Nakamura si ritira nel 1964, ma a Tezuka non riesce a dire di no. Neppure quando è sull’orlo del fallimento e lei nel 1971 figura già tra i papabili animatori che dovrebbero seguirlo in un’altra avventura imprenditoriale. In Mushi era stata sakkan in La principessa Zaffiro (1968), firmato come Kazuko Anami, e animatrice dei personaggi femminili negli erotici Le mille e una notte (1969) e Cleopatra (1970), enormi successi al botteghino che tuttavia non risollevano le finanze dello studio. Nakamura realizza la sigla di apertura della serie I bon bon magici di Lilly (1971) con alias e collabora a un film su Mori no densetsu, che naufraga in fretta per essere ripreso nel 1987. Tezuka la vuole per Uccello di fuoco 2772, in cui è accreditata come “animation director”. Una cortesia professionale che Tezuka le restituisce da estimatore convinto: raramente credenziali del genere si ripeteranno nel cinema animato. Con la discrezione che la distingue, il nome di Kazuko riaffiora di tanto in tanto “per dare una mano”, come diceva lei: nel film Jack to mame no ki (1974) di Gisaburo Sugii e nella serie Alice nel Paese delle Meraviglie (1983) dove si riunisce al compagno Yasuji Mori dei tempi Toei.

La sua scomparsa, celebrata in privato dai familiari, giunge in un particolare momento per il mondo dello spettacolo giapponese. Sulla rete di stato NHK, dalla scorsa primavera è in onda Natsuzora, una seguitissima serie del mattino che pare un omaggio ai gloriosi giorni dell’infanzia dell’animazione nipponica con personaggi ispirati agli animatori Toei Doga e in particolare a Reiko Okuyama. Ma sono in molti a giurare che la giovane Mako-san in Natsuzora sia proprio lei: Kazuko Nakamura, l’indomabile appassionata di arte che ha regalato volti e movenze indimenticabili a tante eroine dell’animazione.

– Mario A. Rumor

sabato 5 ottobre 2019

“Graphic Novel Is Back”, El Tofo di nuovo in tour

Un concerto, un racconto e un firmacopie. “Graphic Novel Is Back - Unplugged” è lo spettacolo tenutosi ieri sera a Milano che Davide Toffolo – da sempre cantante e frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti, oltre che fumettista apprezzato da decenni – ha ideato per far meglio entrare il pubblico nel suo nuovo volume a fumetti Graphic Novel Is Back (Rizzoli Lizard).

La vita dell’anti-star della musica indipendente italiana, che con le sue canzoni e i suoi fumetti ha segnato almeno tre generazioni, viene infatti messa in scena attraverso canzoni, racconti esilaranti e giochi interattivi con il pubblico: lo spettacolo gratuito su prenotazione fino a esaurimento posti al Teatro Litta MTM ha aperto un nuovo tour “a doppia faccia”, come sempre più spesso realizzato dal musicista/fumettista.

“El Tofo” è insomma una rockstar che fa fumetti ma anche un fumettista che è una rockstar. Un’anti-star, per essere precisi, grazie alla maschera da (semi)teschio che l’accompagna da sempre. Nessuno ha mai visto così da vicino il grande cantante e disegnatore. “Graphic Novel Is Back - Unplugged” è un momento intimo per conoscere i segreti del disegno e della musica indipendente e per cantare le canzoni dei Tre Allegri Ragazzi Morti come non le abbiamo mai ascoltate.

lunedì 23 settembre 2019

La prima asta al mondo dedicata a Bonvi

Urania Casa d’Aste, in occasione di Lucca Comics & Games e in collaborazione con l’Archivio Bonvicini, organizza la prima asta al mondo dedicata a Franco Bonvicini in arte Bonvi (1941-95), celebre creatore delle Sturmtruppen.

Il fumettista modenese è stato uno dei disegnatori umoristici più famosi d’Italia, grazie alle sue Sturmtruppen, a Nick Carter, alle Cronache del Dopobomba... Il suo successo è iniziato nel 1968 proprio a Lucca, dove ha presentato al mondo i suoi buffi soldatini tedeschi: nella cittadina toscana si terrà ora la prima asta al mondo di sue tavole originali: Urania Casa d’Aste batterà ben 62 pezzi che rappresentano il meglio della sua produzione.

Una selezione delle tavole migliori sarà esposta presso la chiesa S. Maria dei Servi durante i cinque giorni di festival. I visitatori potranno ammirare pagine originali delle Storie dello Spazio Profondo e delle Cronache del Dopobomba, disegni di produzione dei “fumetti in T.V.” di Nick Carter ideato apposta per SuperGulp!, strisce delle Sturmtruppen e altri materiali provenienti dall’Archivio Bonvicini e mai esposti prima d’ora. Un’imperdibile carrellata nella produzione di uno dei più grandi geni del fumetto italiano.

L’evento sarà mercoledì 30 ottobre 2019 alle ore 14 presso la Domus Romana in via Battisti 15 a Lucca. Al catalogo monografico dedicato a Bonvi seguiranno come di consueto lotti di grandi autori del fumetto e dell’illustrazione come Hugo Pratt, Bill Sienkiewicz, Milo Manara, John Buscema, Vittorio Giardino, Floyd Gottfredson e Charles Schulz. Il catalogo completo della 12° asta Urania sarà disponibile sul sito ufficiale dal 1° ottobre 2019. Qui sotto, un vecchio filmato in cui Bonvi in persona racconta il suo lavoro... buona visionen!

domenica 22 settembre 2019

“Modest Heroes”, piccoli grandi eroi di tutti i giorni

Netflix ha presentato in Italia l’omnibus dello Studio Ponoc Modest Heroes (Chiisana Eiyu: Kani to Tamago to Tomei Ningen, 2018). Un’antologia di tre corti che fa seguito al loro primo lungometraggio Mary e il fiore della strega (Meary to Majo no Hana, 2017) e posta al centro di un’attività si spera a lungo termine nel cinema di animazione da parte dello studio fondato nel 2015 da Yoshiaki Nishimura. La pellicola, nonostante la sua forma antologica, in Giappone è stata distribuita in cento sale e negli Stati Uniti ha goduto di regolare distribuzione grazie alla società GKids e alla sua ben oleata attività di promozione del cinema d’animazione non di lingua inglese (un catalogo che vanta i film dello Studio Ghibli, Jean-François Laguionie, Alexandre Heboyan, Claude Barras, Kitaro Kosaka, Masaaki Yuasa, Tomm Moore, più molti altri). Modest Heroes porta la firma di nomi noti dell’industria: Hiromasa Yonebayashi (con tre lungometraggi all’attivo di cui due con lo Studio Ghibli), Yoshiyuki Momose (da oltre trent’anni al servizio del Ghibli) e Akihiko Yamashita (rispettato animatore e oggi promettente autore).

Lo Studio Ponoc deve in parte la sua nascita all’annuncio che nel 2013 Hayao Miyazaki fece in merito al suo definitivo ritiro dalla scena animata, salvo poi ripensarci. La chiusura del dipartimento di produzione dello Studio Ghibli nel 2014 aveva lasciato oltre 150 tra disegnatori, animatori e artisti del disegno a vario titolo senza più una dimora sicura. Un piccolo esercito di professionisti con ancora una gran voglia di continuare a fare cinema sulla scia di quanto prodotto con Miyazaki e Takahata. Pur dovendo ricominciare da capo, Yoshimura e Yonebayashi hanno trovato nuova sistemazione, sostegno economico e una credibilità per dare vita ai progetti desiderati. Sulla scia Ghibli va intesa non soltanto con la superba qualità delle immagini e delle animazioni dei celebri film dello studio, ma soprattutto come coerenza artistica all’insegna di storie solide da raccontare e notevole capacità espressiva nel portarle sul grande schermo. Altra lezione che i giovani dello Studio Ponoc hanno appreso, e subito riconvertito in pratica, è la consapevolezza di non dover per forza abbracciare uno stile unico e distintivo ma, come ha insegnato Takahata con gli ultimi due suoi film (I miei vicini Yamada del 1999 e La storia della Principessa Splendente del 2013), uno stile sempre pronto a defilarsi dalla ordinarietà dell’animazione o dalla rassicurante bellezza estetica dei film Ghibli per trovare nuovi ragioni d’essere.

In Ponoc amano raccontare storie per bambini, sanno di dover evitare l’attrito pericoloso della banalità e ripetitività degli anime e sognano un cinema che vada bene sia ai grandi che ai piccini. Per questo è nato il progetto di Modest Heroes. Non un esperimento, ma una tappa evolutiva all’interno del loro personale processo di creazione. Qualcosa che, come ha spiegato il produttore Yoshiaki Nishimura alla stampa americana durante il lancio del film, andava fatto in quel particolare momento della loro esistenza e in quella particolare forma. Il progetto del film, inizialmente intitolato Life, prevedeva la realizzazione di quattro corti diretti dai signori di cui sopra in aggiunta a Takahata, venuto a mancare prima della lavorazione. Modest Heroes tratta della vita, della nascita e della forza che ogni giorno troviamo in questa vita. Talvolta grazie a eroi veri – non quelli dei cinecomics – che ci stanno attorno e di cui non ci accorgiamo. Il quarto corto, racconta ancora Yoshimura, doveva riflettere sul tema della morte, ma quest’ultima è stata più svelta di qualsiasi ispirazione portandosi via Takahata.

I corti di Modest Heroes, nell’ordine Kani no Kanino, Samurai Egg e Invisible, sono a conti fatti tre diverse espressioni del coraggio. Nel primo due fratelli granchio partono alla ricerca del padre trascinato via dalla corrente impetuosa del ruscello in cui vivono. In Samurai Egg un bimbo allergico alle uova combatte ogni santo giorno contro la sua patologia grazie anche a una madre eroica. Nell’ultimo Invisible, un uomo invisibile si ritrova a salvare acrobaticamente un bimbo mentre è a bordo del motorino. I tre registi si son scelti ambientazioni che in parte riflettono il loro personale background: lo scenario un po’ fantasy un po’ realistico di Yonebayashi è quello tecnicamente più impegnativo, soprattutto nell’animazione dell’acqua del ruscello o dei giganteschi pesci che lo abitano. L’ambiente domestico e scolastico in cui si muove il bimbo di Samurai Egg ricorda le atmosfere, l’uso dei colori e il design dei personaggi che Momose aveva proposto all’epoca di Ghiblies, i corti prodotti dallo Studio Ghibli nel 2000. Quanto a Yamashita, questa sua seconda regia stilisticamente differisce dal corto Chuuzumou per il Museo d’Arte Ghibli e propone un campione di quella differenziazione espressiva ed estetica dello Studio Ponoc di cui si diceva. Sicuramente, il suo è il corto più ammirevole dei tre. Nell’insieme, Modest Heroes conferma – almeno nella tecnica – di essere un degno figlioccio dello Studio Ghibli, e ora non resta che attendere il 2020 e il loro contributo animato per celebrare le Olimpiadi di Tokyo.

– Mario A. Rumor

venerdì 20 settembre 2019

I racconti di Simenon nell’arte di Carcupino

Da domani alle ore 16 in presenza della presidente dell’associazione F.N. Carcupino cioè la figlia Stefania, l’editor Giorgio Pinotti per Adelphi (che dal 1993 pubblica i libri di Maigret in Italia) e l’autrice cinetv Susanna Francalanci al Wow Spazio Fumetto di Milano fino a giovedì 31 ottobre la mostra “Il Commissario Maigret. I racconti di Simenon nell’arte di Carcupino” è una mostra dedicata alle tavole di Fernando “Nusci” Carcupino (1922-2003) realizzate per illustrare i romanzi inediti del Commissario Maigret, pubblicati sul settimanale Grazia di Mondadori nella seconda metà degli anni Sessanta.

La figura di Maigret era in quel momento rappresentata nell’immaginario collettivo da Gino Cervi, grande interprete di una fortunata serie tv in onda sulla RAI nel 1964-65. Carcupino riprende quel Maigret e lo rende protagonista di una straordinaria serie di tavole che rientrano in un felicissimo momento della sua produzione. Le ambientazioni parigine, le immagini dal taglio cinematografico, la scelta del colore, l’uso dei contrasti cromatici, l’indagine psicologica sui personaggi si concretizzano nella definizione degli spazi o nella “fotografia” di particolari momenti o atteggiamenti. La maestria tecnica e una grandissima profondità dello sguardo insieme a un gusto sorprendente per l’impostazione delle scene rendono queste tavole una raccolta preziosa.

Attraverso le “tavole di Maigret” si intende poi promuovere ancora l’opera di Carcupino illustratore, un artista che si è misurato in vari generi e tecniche, dall’illustrazione, al fumetto, alla pittura e ha sempre raggiunto altissimi risultati espressivi e creativi. Nella sua lunga carriera artistica si è dedicato in modo particolare alla pittura: ha creato un linguaggio pittorico riconoscibile in qualunque modalità si esprima, nei nudi, nei paesaggi, nelle nature morte, uno stile che molto deve alla conoscenza della tradizione artistica e figurativa europea, ma molto anche alla frequentazione della musica, in particolare del jazz, nella composizione e nell’improvvisazione sui temi.

Oltre alle illustrazioni del Commissario Maigret, di Carcupino sono molto note le tavole sulla Grande Guerra, pubblicate su Epoca sempre per Mondadori nel 1965, sotto la direzione di Enzo Biagi, alle quali l’associazione dedicata al grande autore nato a Napoli da famiglia milanese ha già dedicato alcune mostre, ma anche le tavole per il Calendario di Frate Indovino, pubblicate per una quindicina d’anni verso la fine della sua carriera.

domenica 15 settembre 2019

“Fumo di China” n.290 in edicola e fumetteria

Tornato puntuale dopo il doppio estivo, è arrivato in tutta Italia nelle migliori edicole e fumetterie il nuovo FdC n.290, con splendida copertina inedita di John Bolton per celebrare la sua Shame disegnata per la collana USA scritta da Lovern Kindzierski!

A seguire un editoriale “per ripartire con nuovo slancio” con un mini reportage sulla passata edizione di Cartoon Club e Riminicomix con i premi del festival, le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti in Italia e non soltanto) e la storia con i retroscena editoriali delle due avventure di Tintin sulla Luna, il dossier mensile si focalizza su un particolare “Dietro le quinte del fumetto“ tra Dylan Dog e superpoteri, zombi e Star Wars con un’intervista a tutto campo con Stefano Landini sul suo lavoro in Italia e Stati Uniti.

Poi spazio all’incontro esclusivo con il grande disegnatore inglese John Bolton che racconta il “dietro le quinte” delle sue produzioni più recenti, un affettuoso ricordo di Massimo Mattioli nella serie di esclusivi ritratti “visti da vicino” curati da Giuseppe Pollicelli, un particolare approfondimento di Dino Battaglia in formato kolossal (finalmente celebrato da una grande mostra a Città di Castello) firmato dall’esperto Gianni Brunoro, quindi una chiacchierata su Chet Baker a fumetti con i suoi biografi a fumetti Marco Di Grazia e Cristiano Soldatich, nonché la nostra prova diretta “sul campo” del gioco da tavolo dedicato a Kick-Ass e dettagli gustosi sul lungometraggio animato di Penguin Highway, distribuito anche nelle sale cinematografiche italiane lo scorso inverno.

Infine, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta su Brush Work di Junichi Hayama più Le Théâtre de A e Le Théâtre de B di Asumiko Nakamura), “Il senso delle nuvole” (con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione: Mickey 90. L’Arte di un Sogno, Dalla parte dei buoni. La vita e l’opera di Renzo Calegari e Tex. 70 anni di un mito)... e le strisce fra satira e ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.290 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (fin dal nostro sbarco in edicola, giusto 30 anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

giovedì 5 settembre 2019

“City Hunter” al cinema, uguale a 30 anni fa

City Hunter 30 anni dopo: all’appello non manca niente e nessuno. Perfino il martello da 100 tonnellate è riapparso più gagliardo che mai sullo schermo, in City Hunter: Private Eyes, quarto film animato dedicato al re del mokkori Ryo Saeba realizzato per celebrare i 30 anni anni della messa in onda della serie animata avvenuta su Yomiuri Terebi nel 1987 (appena uscito anche nei cinema italiani grazie agli “Anime al Cinema” di Nexo Digital e Dynit). Un evento che ha scongelato i vecchi ricordi dei fan, tanto che già si guarda all’appuntamento dei 35 anni della pubblicazione del manga creato da Tsukasa Hojo e che con ogni probabilità porterà un nuovo anime tv.

City Hunter è stato il coronamento della carriera di Hojo, avviata nel 1980 con il fumetto Ore wa otoko da! (“Sono un uomo!”) e poi esplosa sulle pagine del settimanale Weekly Shonen Jump grazie alle avventure delle sexy ladre di Cat’s Eye. L’avventura a fumetti di Ryo è durata 8 anni, ha venduto oltre 50 milioni di copie per poi raggiungere il vertice grazie all’anime prodotto da Sunrise: 140 episodi, 3 lungometraggi e alcuni special tv. Il nuovo film distribuito in Giappone lo scorso febbraio ha incassato oltre un miliardo di yen (circa 12 milioni di euro) ed è transitato anche nelle sale italiane sulle note di Get Wild, la storica sigla della serie.

Incuriosito come gran parte del fandom dal nuovo film, Hojo ha sempre considerato City Hunter l’estensione giovanile di se stesso come autore di manga. Ammette che oggi faticherebbe a stargli fumettisticamente dietro (e infatti dal 2017 c’è Kyo Kara City Hunter disegnato da un emulo di nome Sokura Nijiki sulle pagine di Comic Zenon). Invece l’animazione non demorde mai, neppure al cospetto di questo formidabile personaggio abilissimo nel proteggere gli indifesi, con il solo perdonabile difetto di non riuscire a trattenere la sua passione per il gentil sesso: di qui quel mokkori quale perfetta espressione visiva del suo irrefrenabile “entusiasmo”. Chiamato in causa nel 2018, mentre la lavorazione procedeva sotto le sapienti mani del veterano Kenji Kodama, Hojo si è detto disponibile a collaborare in qualunque modo con la nuova pellicola. Ma era soprattutto felice di ritrovare lo stesso clima di 30 anni fa, dallo staff di animatori e disegnatori, alle voci dei personaggi che nel nuovo film, in Giappone come in Italia, hanno richiamato in servizio quasi tutti i doppiatori storici. Oltre a Ryo e Kaori Makimura, ritroviamo il gigante Umibozu e Saeko Nogami nel loro Cat’s Eye... più tre guest star d’eccezione: proprio le proprietarie del locale a loro intitolato!

Kodama ricorda bene quale benedizione è stata incrociare sul proprio cammino Hojo. In principio c’era stata la seconda stagione di Occhi di gatto nel 1983 (quella a onor del vero meno amata dal pubblico), quindi City Hunter che lo ha tenuto sulla breccia per anni, prima di cedere al fascino del moccioso di Detective Conan e relativi film campioni di incasso. Kodama aveva diretto City Hunter a briglia sciolta, imprimendogli uno stato d’animo e un senso dello spettacolo impermeabile al trascorrere del tempo. Si era trovato talmente a suo agio con la serie da scherzarci pure sopra, arrivando addirittura a mostrare in uno degli episodi una lapide tombale con il suo nome inciso sopra. Ritrovare Ryo dopo così tanto tempo deve essergli sembrato un gioioso déjà vu, grazie alla presenza di parecchi collaboratori di allora, più alcune nuove leve che erano giovanissime quando la serie andò in onda. Tra action e comicità, così ben collaudate da non farci avvertire il passaggio del tempo ma che in effetti Kodama aggiorna ai tempi tecnologici di oggi, due sono le novità più grosse di City Hunter: Private Eyes. Una è la storia originale scritta da Yoichi Kato (noto per Yo-Kai Watch) appositamente per questo film, e in cui Saeba deve proteggere la modella Ai Shindo dalle minacce di loschi individui. L’altra è il character design curato da Kumiko Takahashi, in sostituzione della ben più amata Sachiko Kamimura: l’animatrice in carica dal giorno uno della serie tv e fedelissima allo stile di disegno di Hojo. Fedele eppure in grado di lasciare un tocco femminile in un serial che in teoria doveva piacere soltanto ai maschietti.

Non di solo mokkori si vive, però. Ne è convinto assertore Akira Tamiya, la vera star di City Hunter. Alla veneranda età di 72 anni, Tamiya-san è tornato a essere la voce di Ryo: vertice di una carriera intrapresa quasi cinquant’anni fa accanto a leggende quali Yasuo Yamada (la storica voce originale di Lupin III) e Goro Naya (voce nipponica dell’ispettore Zenigata). Tamiya sognava il teatro, invece è finito dietro un microfono interpretando personaggi stravaganti tipo il lottatore di wrestling di Kinnikuman o il leggendario Kenshiro di Ken il guerriero. Tamiya-san ha da tempo scoperto il fascino segreto di Ryo Saeba: un mix di commedia e serietà, che lo fa apparire gentile e premuroso ma anche totalmente fuori di testa. Per il ruolo in Private Eyes, l’attore ha tuttavia atteso una settimana prima di accettare, preoccupato di come affrontare il personaggio dopo una così lunga pausa. Con il sostegno del produttore di allora di Yomiuri TV Michihiko Suwa, che ha continuato a supportarlo anche dopo la conclusione della serie, Tamiya ha lavorato un intero anno prima di entrare in sala di registrazione. Qui ha ritrovato i vecchi compagni di lavoro compresa Kazue Ikura, la voce di Kaori, e il tempo si è magicamente riavvolto su se stesso. E se è vero che, come afferma lo stesso Ryo, un uomo come lui “è necessario in questa città”, Tamiya-san gli fa eco ripetendo una sua ferrea convinzione. E cioè: di Ryo Saeba c’è incredibilmente ancora molto da scoprire.

– Mario A. Rumor

lunedì 2 settembre 2019

“Paperinik. Le origini del mito” in edicola

La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera, in collaborazione con Giunti Editore, presentano ogni giovedì la collana “Paperinik, le origini del mito”, dedicata a uno dei personaggi Disney più amati dai lettori. Parodia di supereroe, irresistibile, buffo, fuori dagli schemi, Paperinik è nato nel giugno 1969 grazie a un’intuizione tutta italiana – ideato da Elisa Penna, sceneggiato da Guido Martina e disegnato da Giovan Battista Carpi – ed è protagonista di centinaia di splendide storie nelle quali trovano riscatto le immancabili sconfitte del suo alter ego, lo sfortunato Paperino.

La collana di RCS Quotidiani è imperdibile per i nostalgici ma godibilissima per i neofiti, che scopriranno le fantasiose avventure del papero mascherato – nato sulla scia del televisivo Dorellik del 1966 dopo l’enorme sucesso dell’epocale Diabolik del 1962 già seguito dall’alternativo Satanik nel 1964 – con tutta la sua travolgente simpatia, in edizione cronologica fin dalla prima storia.

Gli indimenticabili fumetti dell’alter ego di Paperinik sono raccolti in volumi di alta qualità editoriale e grafica, con copertine vintage e impreziositi da contenuti inediti, retroscena e schizzi e dalle rubriche del curatore, il “nostro” giornalista Fabio Licari, e del critico Luca Boschi, grande esperto Disney e già dietro le quinte delle maggiori collane “collaterali” ai quotidiani italiani.

Il primo volume è uscito lo scorso giovedì 29 agosto al prezzo speciale di 2,99 euro oltre al prezzo del quotidiano e contiene la prima spettacolare avventura “Paperinik il diabolico vendicatore”, pubblicata su Topolino n.706 l’8 giugno 1969, seguita dalle altre due storie successive: “Paperinik alla riscossa” (1970) e “Paperinik torna a colpire” (1971). Tutti gli altri volumi costeranno 6,99 euro, oltre al prezzo del quotidiano.... a questo punto, buona lettura!

venerdì 30 agosto 2019

Kiki di Miyazaki, 30 anni (ma solo sulla carta)

Ha sempre avuto un posto speciale nel cuore di Hayao Miyazaki, il suo Kiki - Consegne a domicilio (che in originale suona Majo no Takkyubin, cioè: “Il servizio di consegne rapide della strega”). Uscito nei cinema giapponesi il 29 luglio 1989, questo film di animazione su una maghetta 13enne che lascia casa per fare tirocinio in una grande città, ha letteralmente cambiato la vita del regista, diventato un idolo degli appassionati di tutto il mondo soltanto dopo il Premio Oscar 2003 per La città incantata.
Tratto da un grazioso romanzo per l’infanzia scritto nel 1985 da Eiko Kadono – autrice molto popolare in patria e vincitrice del Premio Andersen 2018 – il film non ha nulla in comune con tutti gli anime tv della nostra infanzia dove le maghette erano dotate di tanti poteri, mostrandosi prodighe e altruiste verso il prossimo. Alla sua età Kiki deve infatti decidersi a lasciare il rassicurante tetto familiare e fare esperienza nel vasto mondo là fuori. Ma l’indipendenza personale ed economica non è un obiettivo così facile da raggiungere...

Un anno prima dell’uscita della pellicola, sull’argomento Miyazaki si esprimeva così: «La vera indipendenza con la quale le ragazze oggi devono confrontarsi coinvolge il sempre più distante obiettivo di scoprire ed esprimere il proprio talento nella vita». Per questo in Kiki - Consegne a domicilio, Miya-san ha voluto raccontare il genere di cose che avvengono nella vita reale. Pur scatenando la sua formidabile immaginazione, compreso il vizio di far volare buona parte dei suoi personaggi, ha subito messo in chiaro le tematiche che gli stavano a cuore: spiegare al pubblico cos’era l’adolescenza alla fine degli anni Ottanta, ricercare un qualche talento, relazionarsi con gli altri. Tutte attività che Kiki si ritrova a gestire con la sola compagnia del gattino nero Jiji, finendo poi per perdere momentaneamente il potere di volare quando cade in depressione. La sua unica forma di libertà è stare a cavallo della scopa di saggina mentre sfreccia tra le nuvole.
 Come molti appassionati già ben sanno, la giovane protagonista del film ricordava a Miyazaki tutte le giovani donne che lasciavano la provincia per trovare occupazione a Tokyo nella speranza di diventare fumettiste o di impiegarsi nell’industria dell’animazione (sono circa 300 mila i giovani giapponesi che sognano ogni anno di svolgere tali professioni). In loro difesa, oltre alle stupefacenti immagini del film, Miyazaki aveva già confezionato un monito da trasformare ben presto in manifesto esistenziale: «Ciò che desidero dire a tutte queste ragazze è che se anche il mondo si rivela molto complicato, esse possono trovare dentro di sé la forza sufficiente per farcela. Ma occorre però ridestarla quella forza d’animo!».

Un modo pratico per realizzare tale proposito lo ha offerto proprio il suo film. Grazie agli oltre 2  miliardi di yen incassati in quella stagione (superando il record di un altro film animato di culto: Corazzata Spaziale Yamato), Kiki - Consegne a domicilio ha reso possibile un vecchio sogno di Miyazaki: avere uno staff fisso di dipendenti pagati regolarmente ogni mese, avviando ufficialmente il neonato Studio Ghibli nella formidabile spirale di successo e astuto marketing che lo ha imposto agli occhi del mondo (per la cronaca: tra i produttori della pellicola figurava la Yamato Takkyubin, una delle più grandi compagnie di consegne rapide del Giappone che ha per logo proprio un gattino nero).

Eppure, all’inizio non era stabilito che fosse lui a dirigere il film. Quando il progetto arrivò in mano ai produttori nel 1987, Miya-sani pensò fosse giusto affidarne la realizzazione ai membri più giovani dello staff, tra cui l’animatore fenomeno Katsuya Kondo al quale chiederà di curare il design dei personaggi. Poiché la sceneggiatura che gli presentarono non lo colpì particolarmente, decise di riscriverla egli stesso. In seguito, quando il regista designato si tirò indietro intimorito dal compito affidatogli, Miyazaki prese le redini dell’intero progetto mentre era ancora impegnato con Il mio vicino Totoro, immaginando le location di Kiki sulla scorta dei paesaggi scandinavi visitati da giovane e perfino immaginando i poster della pellicola con spirito anticonformista (quello che non vide mai la luce ritraeva la giovane Kiki accomodata sulla tazza del gabinetto…).

Soprattutto, il sapore agrodolce dell’adolescenza ritratta in Kiki - Consegne a domicilio, lo distolse per qualche tempo dalle principesse e dalle eroine dei suoi precedenti film, facendogli dimenticare i mondi fantastici e avventurosi che lo avevano consacrato agli inizi degli anni Ottanta. Assieme a alla maghetta Kiki, Miyazaki soggiornò per cento minuti nel mondo complicato e autentico degli adolescenti. E da lì finalmente spiccò il salto verso il più luminoso degli orizzonti artistici e professionali.

– Mario A. Rumor

lunedì 26 agosto 2019

“La Divina Commedia” di Go Nagai in Omnibus!

Che cosa succede quando il poema allegorico-didascalico più importante della storia, secoli dopo la sua pubblicazione, viene reinterpretato da uno dei mangaka più famosi del mondo? Le terzine incatenate di endecasillabi de La Divina Commedia sono diventate balloon, il volgare fiorentino si è trasformato nei tratti decisi del maestro Go Nagai, che anni fa dichiarò: «Sono sempre stato ispirato da La Divina Commedia che ho letto da piccolo. Mi ha colpito che si parlasse della parte oscura dell’uomo, del suo trasporto emotivo».

Con l’etichetta J-Pop Manga mercoledì 4 settembre arriva in tutte le librerie e fumetterie il capolavoro dantesco in chiave nagaiana in un prestigioso volume unico, per celebrare l’opera letteraria più famosa della storia italiana. Un grande classico per la prima volta al mondo in un formato Omnibus, dopo che l’opera di Nagai era stata serializzata in Giappone sulla rivista Weekly Shonen Magazine nei primi anni Novanta e importata in Italia dall’editore milanese nel 2014.

Nagai ripercorre la strada di Dante: un viaggio tra inferno, purgatorio e paradiso che parte dalla selva oscura di Firenze, passa per concito, il punto più profondo dell’inferno. Attraversa le cornici del Purgatorio fino al Paradiso terrestre e culmina nella luce. Il maestro Go Nagai arrivato a festeggiare 50 anni di straordinaria carriera come fumettista, è sicuramente considerato dagli appassionati di tutte le età come uno degli autori più importanti di manga e anime. Celebre padre dei super robot giganti che hanno accompagnato generazioni di italiani come i due Mazinga, il sequel Goldrake e l’alternativo Jeeg d’Acciaio, Nagai ha rivoluzionato il modo di fare fumetti negli anni Settanta con opere immortali e avanti di decenni rispetto ai suoi contemporanei come Devilman, Violence Jack, La scuola senza pudore. Opere che hanno segnato la storia moderna del fumetto e hanno innovato temi e linguaggio di manga e anime: Nagai ha sempre avuto un legame speciale con l’Italia, ancor prima di visitarla a Lucca Comics nel 1992 e Napoli Comicon nel 2007: Devilman e Mao Dante furono ispirati proprio dall’Alighieri.

Per l’occasione il cartonato di 600 pagine a 29,90 euro arriva nelle librerie italiane con all’interno una spettacolare stampa (che vedete qui sopra) e una cover variant a colori disponibile in tutti gli store Feltrinelli... da non perdere!

mercoledì 21 agosto 2019

San Francesco a fumetti torna a Villa Verucchio (RN)

Francesco d’Assisi è patrono d’Italia fin dal 1939... e al Convento Santa Croce dei frati minori francescani di Villa Verucchio (RN) fino a mercoledì 28 agosto 2019 il santo più amato di sempre va in scena anche attraverso il fumetto, con pannelli da albi francesi su di lui e santa Chiara tuttora inediti in Italia.

La mostra “Nostro Fratello d’Assisi. San Francesco, un’esperienza di Dio” fa seguito alle occasioni degli anni precedenti in collaborazione con il festival internazionale Cartoon Club - e grazie alla partnership fondamentale di Claudio Busignani e di Water Team - nel luogo che vide il passaggio del poverello di Assisi e che ancor oggi racchiude il cipresso secolare da lui piantato, racconta la storia del santo attraverso una selezione di fumetti sulla sua vita e le sue opere, in un excursus originale e suggestivo che prende le mosse dal fumetto italiano del Dopoguerra, tra storia, leggenda e fascinazione, come nel caso del grande Franco Caprioli e “La leggenda della pietra bianca” pubblicato su il Vittorioso (1963).

Gli autori le cui tavole sono in mostra sono di grande levatura: si va da Dino Battaglia a John Buscema, dall’irriverente Altan a Luca Salvagno, fino ai più recenti Robin Wood, Roberto Battestini e Maurilio Tavormina. A incontrarsi in punta di matita con l’esperienza di san Francesco si sono succeduti, con accenti e modalità diverse, anche Giacinto Gaudenzi (nella fin troppo asciutta La storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi) e Francesco Gamba, un giovane ma già abile Gianni De Luca, Renato Frascelli, Gino Gavioli e i più contemporanei Alberto Azzimonti e Simone Delladio. Senza dimenticare lo splendido tratteggio, com’è nel suo costume, di Giorgio Trevisan (autore della tavola in alto), perfettamente a suo agio nel fumetto storico religioso.

Si tratta di vere chicche: pur essendo il santo forse più “praticato” dal mondo dei comics, il più popolare d’Italia e tra i più conosciuti e amati al mondo, le storie disegnate che vedono protagonista san Francesco non sono poi così tante come una figura del genere meriterebbe. Anche sulle “nuvole” dei fumetti (da quelle Usa alle francesi), san Francesco – e Chiara, a cui è dedicata una sezione ad hpc – non perde le sue caratteristiche di uomo dalla vita avventurosa, grande comunicatore e innamorato di Dio. Tra grandi pannelli di forex ed edizioni straniere, non mancano inediti, come i pannelli con albi francesi sul poverello di Assisi e su santa Chiara di grandissimo successo oltralpe, freschi di stampa e mai tradotti in Italia (Saint François d’Assise en BD: Chercheurs de Dieu, di Christine Couturier, Benoît Marchon, Martin Matje Succession Mtr Gaultier, edizioni Bayard Jeunesse).