martedì 25 giugno 2019

“Dr. Stone”, primi due episodi a Riminicomix

A meno di un mese dall’avvio, iniziano a trapelare le prime informazioni sulle iniziative legate alla XXIII mostra mercato Riminicomix (18-21 luglio 2019), da sempre all’interno del XXXV festival internazionale di cinema d’animazione Cartoon Club (13-21 luglio 2019). Crunchyroll ed Edizioni Star Comics, in collaborazione con Riminicomix invitano tutti sabato 20 luglio alla proiezione pubblica gratuita dei primi due episodi di Dr. Stone.

Prodotta dalla TMS e tratta dall’omonimo manga dei maestri Riichiro Inagaki (noto anche per Eyeshield 21) e Boichi (già in Sun Ken Rock e nel volume unico Hotel), originalmente serializzato sulla prestigiosa rivista Weekly Shonen Jump (dove sono apparsi anche Dragon Ball, One Piece, Naruto... vale a dire i manga che hanno infrantop tutti i record), Dr. Stone è una serie avvincente, spettacolare e innovativa, in cui i protagonisti combatteranno per il destino del mondo a colpi di... scienza! Diverse migliaia di anni dopo un misterioso fenomeno che ha trasformato tutta l’umanità in pietra, infatti, il giovane Senku Ishigami, straordinariamente intelligente e amante dalla scienza, si risveglia e, di fronte a un mondo di pietra e al totale collasso della civiltà, decide di usare la scienza per ricostruire il mondo. Con il suo fortissimo amico d’infanzia Taiju Oki, che si è risvegliato nello stesso periodo, inizieranno a ricostruire la civiltà dal nulla... Una straordinaria avventura parte attraverso due milioni di anni di storia della scienza, dall’età della pietra ai giorni nostri!

La proiezione si tiene sabato 20 luglio dalle ore 21 nella sala incontri della Palazzina Roma, in piazzale Federico Fellini 17, a Marina Centro di Rimini (di fronte al celebre Grand Hotel Rimini caro proprio al regista). L’evento sarà introdotto da Loriana Giuliani (Crunchyroll Italia) e Cristian Posocco (Edizioni Star Comics) e tutti i partecipanti riceveranno un poster celebrativo più... altre piacevoli sorprese!

E per chi conosce poco il manga, si possono sfogliare on line le prime pagine dell’avvio della serie Dr. Stone n. 1 (192 pp, € 4,50) a questo link!

lunedì 24 giugno 2019

Fumetti da indossare, che fanno bene alla Terra!

Si chiama Comic Sons, ed è un progetto ecosostenibile di T-shirt creative, che presentano storie a fumetti realizzate dai più grandi nomi della scena indipendente.

Per essere più precisi, Comic Sons è anzitutto anti-allergica, anti-irritante, antisettica e ad alta traspirabilità. L’iniziativa si fregia delle certificazioni GOTS (Global Organic Textile Standard), Fair Share e Oeko-Tex: tutti riconoscimenti che attestano l’intento ecosostenibile e la qualità del cotone organico utilizzato, così come il fatto che non è stato impiegato nessun pesticida in agricoltura e tutte con la più bassa percentuale d’impatto ambientale (meno del 91% di acqua, niente pesticidi, sotto il 62% di energia, meno del 50% di CO2 e del 37% di altri gas).

Comune denominatore che ha unito le forze creative di Antonio Sciolé (product manager e designer), Fabio D’Alonzo (self publisher), Simone Angelini (fumettista) e Paolo Sacchetti (graphic designer) sono le due mission fondanti di la divulgazione del processo ecosostenibile e del suo sviluppo attraverso il lavoro artistico: il vero valore aggiunto del progetto! Il team creativo ha pensato bene di chiamare un parterre de roi di fumettisti che operano nel campo indipendente d’ogni estrazione: tutti a raccolta per una nobile causa comune. Il nutrito cast di autori ha saputo trasmettere l’idea dell’ecosostenibilità attraverso le loro storie... tutte da leggere, ma anche da indossare!

Gli autori coinvolti sono, in rigoroso ordine alfabetico (prendete fiato), Eliana Albertini, Simone Angelini, Alessandro Baronciani, Manfredi Ciminale, Carota Nera, Pablo Cammello, Marie Cecile, Edo 9000, Vincenzo Filosa, Ivan Manuppelli alias Hurricane Ivan, Enrico D’Elia in arte Infidel, Luciop, Macchiavello, Alessandro Martorelli alias Martoz, Lorenzo Mò, Nova Sin, Enrico Pantani, Cristina Portolano, Francesco D’Erminio in arte Ratigher, Tommaso Di Spigna alias Spugna, Adam Tempesta, Davide Toffolo, Tommy Gun Moretti, Fabio Tonetto e Giulia Spagnulo in arte Zuzu.

Giovedì 27 giugno 2019 viene inaugurato lo shop on line e dal 28 al 30 giugno si tiene la prima presentazione al pubblico di Comic Sons nella cornice internazionale dell’Indie Rocket Festival di Pescara: a far conoscere le T-shirt e a farle toccare con mano, saranno ospiti Nova, Zuzu, Simone Angelini e Spugna. Per info e contatti, c’è il sito ufficiale e l’indirizzo e-mail.

Buona lettura... indossando fumetti ecosostenibili come quelli che vedete qui sotto!


lunedì 17 giugno 2019

Torna il MystFest, con Diabolik e Baronciani

Per anni il MystFest, il Festival Internazionale del Giallo e del Mistero nato con una “edizione zero” giusto 40 anni fa, ha rappresentato un appuntamento fisso per gli appassionati del genere, ma non solo. Le solite ristrettezze economiche lo hanno ridimensionato dal 2001 alla sola componente letteraria, ma organizzatori e appassionati hanno tenuto le carte in regola per tutti i palati. Con pazienza e oculatezza, Cattolica (RN) lo sta facendo risorgere e quest’anno comprende 4 giorni di spessore, da non perdere anche per tutti gli amanti del fumetto e dell’immaginario.

A partire dal manifesto, disegnato (con efficacia) dall’eclettico Alessandro Baronciani con un affettuoso omaggio ad Andrea G. Pinketts, scomparso lo scorso 20 dicembre.L'autore di Pesaro – nella foto qui a lato il primo sulla destra, dalla parte opposta di Simonetta Salvetti sarà anche protagonista di una prima assoluta: lo spettacolo per voce, chitarra e disegni Negativa, dal suo libro più recente, illustrato dal vivo con interventi di Carlo Lucarelli e la colonna sonora di Colapesce, mercoledì 26 giugno.

Ancora fumetto giovedì 27 con Diabolik, il Re del Terrore che dal 1962 ha venduto oltre 150 milioni di copie e ancor oggi vanta 3 milioni e mezzo di copie distribuite all’anno. La serata approfondirà le figure fuori dal comune delle sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani che crearono il personaggio, e il mistero del disegnatore del primo albo, il fantomatico Angelo Zarcone. Interverranno Patricia Martinelli (autrice e già direttrice dell'Astorina), Davide Barzi, Andrea Carlo Cappi, Carlo Lucarelli e il regista Giancarlo Soldi, con presentazione della nuova edizione arricchita del libro di Barzi per Nona Arte sulle Giussani, Le Regine del Terrore e il docufilm Diabolik sono io diretto da Soldi, con rari materiali d’archivio fra cui un’intervista inedita alle sorelle riemersa dalle Teche Rai.

Due le mostre dedicate a Pinketts: all’Hotel Kursaal (in piazza 1° Maggio) “Enjoy your Monsters” di Alexia Solazzo, con opere originali dall’ultimo libro di Pinketts “E dopo tanta notte strizzami le occhiaie” (Libri Mondadori) aperta fino al 14 luglio, e in viale Bovio “Andrea G. Pinketts, lo sceriffo di Cattolica”, un percorso di testimonianze fotografiche dei 30 anni di amore dello scrittore per la Regina dell’Adriatico fino al 30 settembre.

Per tutta la durata del MystFest sarà allestito in piazza il Mercatino Giallo: libri, fumetti, locandine, t-shirt, gadget. Sabato 29 infine la cerimonia di premiazione. La giuria composta dagli scrittori Cristiana Astori, Annamaria Fassio, Franco Forte, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi e Simonetta Salvetti, direttrice dei Teatri di Cattolica e curatrice della manifestazione premierà tra i 110 racconti pervenuti il vincitore del 46° Premio Gran Giallo Città di Cattolica. Saranno inoltre consegnati il Premio Alberto Tedeschi e il Premio Alan D. Altieri.

Qui sotto, tre quarti d’ora della serata d’apertura nella scorsa edizione:

domenica 16 giugno 2019

“Alias Comics” torna il 5 luglio e diventa settimanale

Nuova stagione con il botto, per il supplemento a fumetti del “quotidiano comunista” il manifesto. Da luglio ogni venerdì torna in edicola la testata composta interamente da fumetti prodotti in esclusiva. Cominciata nell’estate 2017, l’avventura di Alias Comics si è ripetuta nel 2018, per un totale di 10 numeri e oltre 200 pagine di storie complete che hanno appassionato i lettori. Dati i risultati lusinghieri, anche quest’estate la testata torna in edicola... ma in una formula rinnovata che riporta i fumetti dentro il quotidiano, in omaggio alle origini della Nona Arte.

Ha spiegato Matteo Bartocci, direttore editoriale de il manifesto e curatore della testata insieme all’art director Alessandra Barletta: «Dopo due anni come supplemento  era giusto che anche Alias Comics diventasse parte integrante del “Sistema Alias”, i nostri inserti culturali del weekend. Così abbiamo deciso di portare il mondo dei fumetti e dei videogiochi in un inserto settimanale in edicola ogni venerdì». Da qui il nuovo format con cui la testata si presenta ai lettori ogni settimana a partire da venerdì 5 luglio: un inserto gratuito di 8 pagine tutto a colori, con storie, approfondimenti e interviste tutti da leggere e collezionare.

Da Onofrio Catacchio a Stefano Zattera, da Ariel Vittori ad Alberto Lavoradori, fino a Tiziano Angri, Andrea Voglino & Diego Cajelli & Gianluca Maconi e Luca Vanzella & Luca Bertelè, gli autori e gli eroi che hanno fatto la fortuna della testata sono tutti pronti a regalare ai lettori nuove emozioni. Ma la periodicità settimanale fa sì che la testata apra anche ad altri apporti. Spazio, quindi, a storie firmate da Otto Gabos, Hurricane Ivan (già dal 29 marzo autore di un’intera pagina di fumetto con le nuove avventure dei suoi I sopravvissuti) e Stefano Casini, ma anche talenti meno noti, arruolati dopo un attento processo di selezione. Ha commentato Andrea Voglino, critico fumettistico e responsabile della direzione creativa dei Comics: «Abbiamo un cast artistico più sfavillante e articolato che mai. Ma sempre in linea con la filosofia di Alias Comics e la missione di provocare e divertire il lettore senza dimenticare l’attualità, un carburante irrinunciabile per tutte le narrazioni a fumetti più interessanti e “resistenti”». Fra i nuovi collaboratori anche il nostro Loris Cantarelli, direttore editoriale di Fumo di China dal 2012, in un ruolo di “cultore della materia” pronto a offrire al pubblico utili panoramiche a 360° per orientarsi fra i meandri degli universi a fumetti.

Infine, a differenza che nelle precedenti stagioni, tutte concentrate fra estate e autunno, il nuovo Alias Comics settimanale nasce per diventare un appuntamento fisso per gli appassionati: le prime 48 uscite della testata sono già una certezza, ma la volontà è quella di durare nel tempo. Insomma, come da tradizione delle migliori storie di sempre, la parola d’ordine è una sola: (continua…)

mercoledì 12 giugno 2019

“Fumo di China” n.286 in edicola e fumetteria

Anche questo mese potete trovare nelle migliori edicole e fumetterie italiane il nuovo FdC n.286, con splendida copertina inedita di Mariano De Biase dedicata alla nuova maxiserie bonelliana Odessa a cavallo tra fantascienza e fantasy.

Dopo un editoriale con alcune riflessioni sulla lettura di fumetti nell’era digitale, tra film e telefilm ma in espansione nelle librerie – a 30 anni dall’esordio di FdC nel canale delle edicole, come segnala il nostro strillo in copertina – e le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti in Italia e non soltanto), il dossier mensile si focalizza sulla “fusione” di generi e di specie aliene nel fumetto seriale bonelliano con la nuova maxiserie Odessa con un’intervista esclusiva agli ideatori Davide Rigamonti & Mariano De Biase.

Poi spazio all’incontro con con Federica Di Meo & Elena Zanzi sulle tante incarnazioni della loro serie Somnia (esempio variopinto di “Jap Style” tutto italiano), il profilo per gli 80 anni di Max Bunker (un fumettista “larger than life” nel ritratto “visto da vicino” del poliedrico Giuseppe Pollicelli), la nuova iniziativa del “fumettista misterioso” Sudario Brando (la rivista FGIUS! con doppia copertina di cui una personalizzabile!), oltre all’incredibile carriera tra alti e bassi di Félix Nadar (passato dal giornalismo alle caricature d’umorismo e satira e alla fotografia) e ai 30 anni tra Francia e Italia delle Editions Mosquito di Michel Jans (che incontriamo per parlarci dei tanti autori italiani che pubblica Oltralpe). Quindi la vicenda editoriale del nuovo manga Asadora di Naoki Usarawa (narrata come sempre con gustosi “dietro le quinte” da Mario A. Rumor) e un colloquio esclusivo con Susan Napier, la saggista USA che ha dedicato un nuovo straordinario saggio al mondo di Hayao Miyazaki).

Infine, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sul saggio riccamente illustrato Matsumoto: Manga of Zero Dimension e l’autoproduzione Denti di Elisa 2B), “Il senso delle nuvole” (la rubrica con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione)... e le strisce fra satira e ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.286 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro in grande formato 24 x 33,5 cm con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

giovedì 6 giugno 2019

Questo manga s’ha da collezionare!

Racconta Toshihiko Sagawa, ideatore e direttore della celebre rivista dalle tematiche omosessuali June, che quando Il poema del vento e degli alberi (Kaze no Ki no Uta, 1976) di Keiko Takemiya uscì in Giappone sulle pagine di Shojo Comic, finì a stretto giro per diventare il manga più imitato dalle giovani disegnatrici di doujinshi che affollavano il Comic Market da lui fondato nel 1975. Non si sa bene quanto coscientemente, ma per Sagawa la disegnatrice era già un punto fermo nella cultura manga: oltre quarant’anni fa, a ottobre 1978, chi aveva illustrato la copertina del primo numero di June? Proprio lei.

La signorina di Tokushima che appena 17enne aveva mosso i primi passi su COM, il periodico a fumetti all’avanguardia ideato da Osamu Tezuka, realizzando il manga breve Ototo (“Fratello”). La stessa signorina che alla fine degli anni Sessanta aveva conosciuto Moto Hagio e con lei e Norie Masuyama era andata a vivere in un appartamento su cui, con singolare tempismo, era piovuto il soprannome “Oizumi Salon”. Sorta di versione al femminile del Tokiwaso di tezukiana memoria e che qualcosa di altrettanto concreto per la storia del fumetto giapponese avrebbe prodotto: la creazione di quel Nijyuyo-nen Gumi (il famoso “Gruppo 24”) da cui sarebbe scaturito lo shōjo manga moderno con autrici che di lì erano transitate: Yumiko Ōshima, Yasuko Aoike, Minoru Kimura e Riyoko Ikeda tra le tante.

In realtà Keiko l’aveva combinata grossa. Il poema del vento e degli alberi, quando finalmente vide la luce, era diventato il “manga dello scandalo”, un’opera da evitare perché oltremodo scioccante. L’autrice aveva impiegato tantissimo tempo a convincere i suoi editor Shogakukan a pubblicarla: la perseveranza l’aveva gestita in parallelo alla sua popolarità tra i lettori, dunque qualcosa da testare e mettere alla prova, soprattutto sotto il profilo artistico. I puristi avrebbero presto sancito che a causa di quel fumetto che parlava di amori omosessuali tra adolescenti, e che l’amore tra adolescenti lo mostrava spudoratamente nelle sue vignette (e pure stupri e incesti), la 26enne disegnatrice aveva scoperchiato un vaso di Pandora che non andava toccato. I più visionari, al contrario, avrebbero celebrato quelle pagine, quelle immagini e quei sentimenti in cui vita e morte, amore e odio sono una miscela micidiale e perfetta, come un’ipoteca sul futuro. Ma Takemiya era già il futuro, con paradossale anticipo. Grazie al formidabile coraggio di “donna in mezzo a un mondo di uomini”, aveva reso più esplicito ciò che l’amica Moto aveva appena sfiorato nei suoi fumetti: l’amore tra due ragazzi. Entrambe avevano sfidato la convenzione dello shōjo come patria di adolescenti innamorate tra ordinarietà e tribolazioni della vita di tutti i giorni, dove perfino un bacio era considerato una cosa audace.

Keiko Takemiya deve essersi sentita un po’ come Agatha Christie quando nei primi anni Settanta decise di pubblicare la sua commedia teatrale Akhnaton, scritta quarant’anni prima e ambientata nell’antico Egitto tra amori proibiti e incesto a dominare la scena. Probabilmente entrambe avevano deciso di respirare l’aria libertaria che quel decennio sembrava deciso a spargere in ogni tassello della vita sociale e culturale. Ma se Christie partiva avvantaggiata grazie alla consolidata carriera di scrittrice, la mangaka doveva guadagnarselo, il diritto di disegnare un fumetto come Il poema del vento e degli alberi. Doveva soprattutto riuscire a trasmettere e raccontare l’amore in ogni sua sfaccettatura, pure spingendolo sull’orlo di un precipizio grazie al protagonista Gilbert Cocteau, abbandonato dai genitori e cresciuto con uno zio, che diventa il balocco sessuale dei compagni di studio più grandi ma anche di spregevoli adulti. Gilbert che finisce per conoscere Serge in una gabbia scenografica occidentale d’altri tempi nata dalla passione viscerale di queste autrici di fumetti per Herman Hesse, Bram Stocker, Fëdor Dostoevskij e Alexandre Dumas.

Il poema del vento e degli alberi, di cui scriviamo grazie alla splendida pubblicazione italiana realizzata da J-Pop (volumi singoli o box da collezione, a cura di Georgia Cocchi Pontalti), che Keiko l’hanno lungamente inseguita e corteggiata pur di portare per la prima volta in Italia un simile capolavoro, è un po’ un’opera letteraria per immagini. Epocali i contenuti e straordinarie le immagini, in cui la vertigine di uno sguardo o di un volto catturato in primo piano sono l’equivalente della teoria per eccellenza che governa il fumetto per ragazze: dare un senso personale, indistinguibile, alle espressioni e alle emozioni. Un’arte del disegno che ha reso quelle immagini, prese singolarmente, opere da collezionare (per i fan c’è il volume illustrato Kaze to Ki no Uta Gensen Fukusei Genga Shu del 2017). Dietro quei volti e quegli sguardi, conferma Takemiya, s’insinua un mondo di ideali e temi supremi su sentimenti e sessualità di cui il lettore non può più essere tenuto all’oscuro. Oggi come ieri.

Quarant’anni dopo la pubblicazione in Giappone, il nemico più pericoloso de Il poema del vento e degli alberi non è pertanto la morale strisciante del passato o il perbenismo giornalistico di oggi (che talvolta è un revenant inopportuno e maleducato quando si tratta di fumetti giapponesi di un certo tipo), bensì la banalizzazione che già incombe su di questo, ora che il box da collezione è stato presentato ufficialmente a Lucca Comics & Games 2018. Volete mettere l’abisso che corre tra le strampalate video-recensioni dei nostrani youtuber e la sublime sintesi di una Banana Yoshimoto, giusto per fare un esempio, la quale presentando l’opera di Hagio, forse la più grande amica e rivale di Takemiya, al prof. Giorgio Amitrano, con candore e devozione da otaku diceva: “Moto Hagio vale quanto e più di tanti scrittori. Guarda che è come Dostoevskij!”.

Qui sotto, Marco Schiavone delle Edizioni BD e J-Pop a Lucca che presenta l’opera.

– Mario A. Rumor

domenica 2 giugno 2019

Finalmente in arrivo il Ghibli Amusement Park

Alla notizia ci è quasi venuta voglia di danzare. Il cinema animato per molti più bello al mondo è pronto finalmente a cimentarsi con la magia tanto agognata: trasformare l’immaginazione in realtà. Da tempo era noto che anche lo Studio Ghibli stava valutando di compiere il “grande passo”, proprio come i colleghi d’Oltreoceano alla Disney fin dal 1955, con la creazione di un parco dei divertimenti ispirato ai film e ai personaggi dei capolavori di Hayao Miyazaki.

Venerdì 31 maggio nella prefettura di Aichi a Nagoya, si è tenuta una conferenza stampa che ha portato allo scoperto i tre emissari burocratici dell’operazione “Ghibli Amusement Park” e li ha lasciati parlare, dopo tante aspettative, davanti ai giornalisti. Da una parte c’era l’immancabile & ineffabile Toshio Suzuki in rappresentanza del Ghibli, il governatore Hideaki Omura e il presidente del quotidiano Chunichi Shimbun, Uichiro Oshima (nella foto in alto, nell’ordine). Tre partner commerciali riuniti in singolar missione: trasformare gli oltre 200 acri a disposizione dell’Aichi Commemorative Park, usato per l’Expo 2005 a Nagakute vicino Nagoya, in un mondo coloratissimo e tangibile di attrazioni, edifici in stile europeo, villaggi dei tempi antichi e chissà cos’altro. La novità rispetto al primo bollettino rilasciato alla stampa riguarda la data di cotanto sforzo produttivo: non più il 2020, ma il 2022.

Quello dei parchi a tema, attrazioni ispirate agli universi della finzione cinematografica, ha appena vissuto l’apertura in California del Galaxy’s Edge su Star Wars proprio lo scorso 31 maggio. E non è un argomento nuovo nemmeno in Giappone. Basti pensare che nel 1956 quando la Toei stava gettando le basi per la fondazione di Toei Doga, uno dei punti in discussione tra i colletti bianchi della compagnia era davvero questo: la creazione di parchi e attrazioni, anche per venir fuori dalla miseria della guerra. Se è vero che la Disney c’è arrivata un po’ prima, e che nei suoi stabilimenti già adesso è disponibile merchandising assortito dai film Ghibli (per l’intesa commerciale stipulata tra i due nel 1996), ora è certamente garantito che il nuovo parco nipponico si candida a scatenare non soltanto la fervida fantasia di Miyazaki, ma soprattutto quella di manager e CEO al pensiero del giro d’affari che il parco realizzerà. Quanto a Miya-san, dietro il progetto c’è proprio lui, gelosissimo di ogni sua “invenzione”, e anche il figlio Gorō, come già accaduto per il Museo Ghibli aperto nel 2001 in quel di Mitaka City che lo vide per un certo periodo direttore.

Riprodurre finalmente il mondo cinematografico dei film Ghibli, motto di Toshio Suzuki nel corso della conferenza stampa, significa sulla carta dare forma a cinque aree specifiche: ai cancelli di partenza dovrebbe trovarsi il Seishun no Oka (“La collina della giovinezza”) con ispirazioni da La collina dei papaveri (2011), il film di Goro Miyazaki, e da I sospiri del mio cuore (1995) di Yoshifumi Kondo. “Ghibli no Daisoko” (“Grandi Magazzini Ghibli”) è l’area coperta, quindi visitabile tutto l’anno, all’interno della quale troveranno posto le attrazioni, i giochi, i negozi e le sale cinematografiche. “Mononoke no Sato” (“Villaggio Mononoke”) sarà chiaramente l’omaggio green, in mezzo alla natura, al capolavoro di Miyazaki del 1997 e così l’area “Majo no Tani” (“Valle della maghetta”) che guarda a Kiki - Consegne a domicilio (1989) e Il castello errante di Howl (2004). Infine, resta “Dondoko Mori” (“Foresta Dondoko”) che amplia un’area esistente, la casa di Mei e Satsuki da Il mio vicino Totoro (1988) e già protagonista dell’Esposizione Universale 2005.

Bocche cucite sul budget necessario. L’ultima volta, quando si decise di avviare il progetto del Museo Ghibli, una parte dei miliardi di yen ce li misero il produttore Seiichiro Ujiie (scomparso nel 2011) e la Nippon Television (la prima emittente commerciale nata in Giappone nel 1953). Ma lì si trattava soprattutto di un vecchio amico e ammiratore di Miya-san e del socio-amico-mentore di sempre, Isao Takahata, che forse al ritorno economico non ha mai davvero badato. Questa è certamente ben altra questione... Nell’attesa, in tanti sono pronti a scommettere che tale meraviglia delle meraviglie potrebbe vedere la luce proprio assieme al nuovo figliolo cinematografico di Miyazaki. Un tempismo perfetto.

– Mario A. Rumor

giovedì 30 maggio 2019

10 anni di Cartoni animati di solidarietà a Rimini

Clara, rimasta vedova, si sente sola. Federico vuole giocare con i videogiochi. Roxan sente nostalgia della sua Africa. Maggie ha paura perché è caduta in una buca nel terreno. C’è poi lo studente rimasto intrappolato durante il terremoto e il piccolo riccio Carletto. Sono i protagonisti dei Cartoni animati di solidarietà 2019, che terranno incollato allo schermo il pubblico dello storico Cinema Fulgor di Rimini, in occasione della “prima” di martedì 4 giugno alle ore 17.30. Un evento promosso da Volontarimini e Cartoon Club.

Quest’anno si festeggiano i 10 anni dei Cartoni, un progetto che ha coinvolto numerose associazioni e diverse scuole elementari del riminese. Qui, i volontari sono andati a raccontare le proprie storie agli alunni che le hanno elaborato con le animazioni realizzate insieme all’illustratore Riccardo Maneglia. Un ricco repertorio che dal 2006 a oggi presenta alla cittadinanza il volontariato, ma in un modo del tutto particolare: privilegiando lo sguardo dei bambini. Nell’anno scolastico 2018/19, il progetto ha coinvolto le scuole H.C. Andersen di Cerasolo, Ferrari di Rimini e Don Milani di Ospedaletto, con la partecipazione delle associazioni Il Giardino della Speranza, Rimini For Mutoko, Vite in Transito, Una Goccia per il Mondo, Obiettivo Terra e Anpana.

La proiezione sarà preceduta alle ore 16 da un incontro sulle buone prassi educative. Dopo i saluti di Mattia Morolli (assessore Scuola e Politiche educative del Comune di Rimini) seguiranno gli interventi di Riccardo Maneglia (disegnatore e conduttore dei laboratori nelle classi), Federica Zanetti (docente in Didattica e Pedagogia), Giorgio E.S. Ghisolfi (regista, disegnatore e professore in cinema d’animazione), in presenza di volontari e insegnanti.

L’ingresso è libero, ma va richiesta l’iscrizione compilando il modulo sul sito ufficiale. Per avere ulteriori informazioni basta chiamare il tel. 0541.709888 o scrivendo a questa e-mail.

martedì 28 maggio 2019

Adriano Carnevali, i Ronfi e la filosofia

I Ronfi, i pigri roditori inventati da Adriano Carnevali, compaiono sul Corriere dei Piccoli dal 1981 alla chiusura nel 1995, trasportando i giovani lettori all’interno del loro bosco popolato da animali buffi e fin troppo umani. Le loro storielle rimangono impresse nella memoria di centinaia di migliaia di ragazzi non solo per l’umorismo delicato, ma soprattutto per la viva intelligenza che ci sta dietro. Ogni episodio è l’occasione per l’autore per far riflettere su un tema importante, per mostrare la vita quotidiana da un’angolazione inedita, per prendere in giro – sempre bonariamente – i difetti degli esseri umani.

Passano gli anni, i lettori crescono e alcuni di loro diventano fumettisti importanti che, non appena ne hanno occasione, decidono di coinvolgere il loro maestro spirituale in nuovi progetti. Nascono così le 4 storie ora ripresentate in I Ronfi e la filosofia, realizzate per Puck di Ivan “Hurricane” Manuppelli e per Pic Nic, l’esperimento di free press dei Superamici (Maicol & Mirco, Tuono Pettinato, LRNZ, Dr. Pira e Ratigher), durato purtroppo un solo numero.

Trovandosi a scrivere e disegnare per adulti, Adriano si liberò dalla necessità di parlare a un pubblico di bambini potendo trattare per la prima volta liberamente gli argomenti che più gli stanno a cuore. In questi racconti compare tutta la verve satirica dei Ronfi, che tra un pisolino e l’altro ironizzano sul peso della celebrità, sulle leggi sul copyright, sulla fallacia della conoscenza umana, sul senso della vita. Soprattutto, traspaiono la profonda intelligenza e la vasta cultura di un autore troppo poco considerato dalla critica, ma che ha contribuito a formare un intera generazione di fumettisti e critici di fumetto.

I Ronfi e la filosofia (spillato, 32 pagine, 5 euro) è un’edizione amatoriale pubblicata da Carnevali e da un team di Ronfi poco sonnacchiosi, insieme al volume Autobiographic Novel (cartonato, 270 pagine, 30 euro), una riflessione di Carnevali su cosa voglia dire essere autore e artista, con alcune delle migliori storie dei Ronfi e altre sue creazioni. Entrambi i titoli possono essere acquistati sulla pagina Facebook o via e-mail.

Qui sotto, Carnevali spiega “di persona personalmente” come nascono i Ronfi:

mercoledì 22 maggio 2019

Hayao Miyazaki, un mondo di libri (francesi)

Negli ultimi 6 mesi in Francia sono uscite 5 nuove pubblicazioni dedicate al grande regista giapponese Hayao Miyazaki. Nello stesso periodo, in Italia abbiamo visto arrivare soltanto la ristampa aggiornata del saggio curato da Matteo Boscarol per Mimesis Edizioni, I mondi di Hayao Miyazaki. Ai campionati mondiali di saggistica, l’Italia sembra perdere spesso e volentieri. Per le ragioni più ovvie e varie. Per esempio: è vero che social media e influencer hanno quasi privato di dignità il mondo dei lettori e dell’editoria con la nuova cultura “a spicchi e mozzichi”, eppure ci sono Paesi che all’opera da leggere, sfogliare e riporre in libreria non rinunciano.

Ripartiamo allora dalla Francia con veloce carrellata sulle monografie pubblicate in questi mesi e tutte facilmente reperibili. Gael Berton e Third Editions ci hanno permesso di leggere lo scorso autunno, un po’ prima dell’uscita in libreria, il volume L’oeuvre de Hayao Miyazaki: Le Maitre de l’Animation Japonaise (2018). Berton è un appassionato, non uno studioso. Ciononostante, il suo lavoro di ricerca, nell’epoca di Wikipedia, non s’è fermato a mera elencazione di vicende biografiche e opere del regista. O meglio la struttura è proprio quella, ma la composizione del volume procede con una certa grazia narrativa e una passione che non sovrasta mai l’oggetto delle argomentazioni. Si vede che Berton non è uno studioso, eppure ogni cosa la colloca al posto giusto, in ordine cronologico, e con discreto spirito d’osservazione così da ritrarre Miya-san e le sue opere cercando appigli tematici, punti di riferimento e soprattutto il suo inafferrabile sense of wonder. Un libro completo sotto ogni punto di vista, anche per la sollecitudine nel ricordare al lettore i nomi di chi gravita o ha gravitato intorno a quel mondo artistico. Unico aspetto poco gradito, l’inserimento dei titoli delle opere televisive e cinematografiche con i caratteri giapponesi e font un po’ sproporzionati.

In autunno è uscito anche Un Monde Parfait Selon Ghibli di Mathis Alexandre (Playlist Societ, 2018), il cui intento è quello di esplorare un modo di fare cinema secondo l’ottica dello studio fondato da Miyazaki  e Toshio Suzuki, autentica macchina produttiva che in Giappone non ha eguali.

Un bel volume, riccamente illustrato, è Hayao Miyazaki, Nuances d’une oeuvre realizzato da Victor Lopez, Vivian Amalric e Julie Proust Tanguy per Moutons Electriques (2018).

Sebastien Benedict ha scritto invece Hayao Miyazaki: Au Gré du Vent (Rouge Profond, 2018). Semplicemente cavalcando il vento del titolo, l’intento dell’autore si prefigge usuale escursione nel cinema e nelle ideologie del regista fermando l’attenzione sugli aspetti noti e quasi mai avviando modalità di ricerca più ardite. Peccato.

Disponibile dal 16 maggio, infine, Hayao Miyazaki et l’Acte Créateur di Emanuel Trouillard, pubblicato da Editions L’Harmattan, presso cui erano già usciti altri due studi molto fecondi e molto ben documentati del professor Stéphane Le Roux, rispettivamente dedicati a Isao Takahata e Hayao Miyazaki. La copertina di questo volume non è tra le più invitanti e originali, ma ovviamente conta la sostanza al suo interno. Dove, la prospettiva sulla creazione e i tanti creatori che stanno dentro l’opera miyazakiana muovono i fili di una trattazione piuttosto interessante.

Mario A. Rumor

lunedì 20 maggio 2019

I corti di Leiji Matsumoto in tv con Sky Italia

Una visione televisiva moltiplicata per quattro... che diventa un’opportunità. Succede sul canale dedicato Man-ga (in onda dal luglio 2010 sulla piattaforma satellitare Sky Italia, da un anno al canale 133) dove in queste settimane, dal 4 al 25 maggio, è in transito una mini retrospettiva sul nostro amato Leiji Matsumoto (che intervistammo in esclusiva da Tokyo su FdC n.213) con quattro cortometraggi simil-cinematografici mai visti prima dal pubblico italiano. Si tratta di un’occasione rara e apprezzabile di un canale dedicato che si appresta a festeggiare i suoi primi 10 anni, che per le platee televisivie nostrane è un traguardo di tutto rispetto, speriamo presto seguito da altre iniziative simili... visto anche il successo degli oltre 30 film animati nipponici dal 2013 nel progetto Anime al Cinema, proposti al cinema da Nexo Digital e poi in home video da Dynit.

Con tutto il rispetto per gli altri, è probabile che a infiammare il cuore cinefilo possa bastare il primo: Planet Robot Danguard A contro l’armata dei robot insetto, il meno disinibito della delegazione e il più a suo agio con generi che sfidano le convenzioni puerili dell’animazione. Generi tipo la science fiction anni Cinquanta dove esseri mostruosi s’azzardano ad affondare le proprie protuberanze nei fragili corpi umani per succhiarne il sangue. Per zittire languori da spoiler, consiglio di stendere subito un tappeto rosso ad honorem al regista Teruo Ishii (1924-2005), prolifico anche al di fuori degli anime e a cui va la nostra eterna riconoscenza. Non solo per aver addobbato temporaneamente di gore un cartone animato, ma per la solerzia con cui il protagonista Takuma viene spesso e volentieri aggettivato con un poco gratificante “idiota”. È la sindrome dell’antieroe. Ma fino a un certo punto: se uno si comporta da idiota, idiota è. Espediente su misura per la sintesi pulp robotica che Ishii ha messo in piedi grazie a soggetto originale e (in)sano desiderio di sbertucciare quei Toei Cartoon Festival (dunque roba soprattutto per bimbi, iniziati giusto 50 anni fa) dove il film fu proiettato nel luglio 1977. Cronologicamente ci troviamo intorno all’episodio 13 della serie tv e le contromisure estetiche le troviamo nelle belle angolature di ripresa mentre i guizzi dei disegni di uno Shingo Araki quasi al suo meglio spuntano fuori quando meno te l’aspetti.

Il secondo corto Planet Robot Danguard A e la grande battaglia nello spazio, uscito nel 1978 di nuovo ai Toei Cartoon Festival, riprende la storia narrata negli episodi 44 e 45 e lo avverti subito che non ti graffia il palato come l’altro. La regia è di Masayuki Akehi, uno di quei veterani Toei di cui nulla puoi dire perfino in simili circostanze (d’altronde alla regia anche di alcune puntate di Il Grande Mazinga e Jeeg Robot dAcciaio… oseresti dargli contro?).

Al terzo giro, una vecchia conoscenza (che quest’anno compie 40 anni in Italia, con il sensei atteso a Torino!) nel corto Capitan Harlock: Il mistero dell’Arcadia, 34 minuti protagonista al Toei Cartoon Festival del luglio 1978. Come già per Danguard vige il restyling: il regista Rintaro e lo sceneggiatore Shozo Uehara presero l’episodio 13 della serie classica, quella con le Mazoniane, e lo espansero con l’aggiunta di alcune scene. Non provarono tuttavia a dare spiegazioni sul mistero, nonostante il titolo, ma qualche indizio si intuisce benissimo. La realizzazione del corto su Harlock rientrava in un clima di entusiasmo generale nei confronti del pirata spaziale che contagiò non solo il pubblico ma anche l’allora presidente di Toei Animation, Chiaki Imada. Non sarà assolutamente una coincidenza la presenza di Harlock nel film di Galaxy Express l’anno successivo. Pur mignon, Il mistero dell’Arcadia presenta non poche sequenze da brivido poetico, con la piccola Mayu inizialmente ospite della nave, e di solo brivido quando l’equipaggio rischia eterno riposo in fondo all’oceano.

Altro evento Toei Cartoon Festival, datato 17 marzo 1979, e ultimo film della rassegna SF Saiyuki Starzinger - Il film. Sebbene il formato cinema stuzzichi l’appetito dello spettatore d’antan, siamo ancora nei paraggi della serie tv (in onda nipponica dall’aprile 1978 al giugno 1979) e la trama ribadisce i dettami di Principessa Aurora: risparmia il tuo nemico e affrettiamoci per il Grande Pianeta a riattivare l’energia galattica. In questo piccolo film draghi spaziali che non sono quel che sembrano vengono affrontati da Jan Coog, Gorgo e Hakka. Tra vendetta e legami di sangue che durano oltre la morte, il film si avvia a chiudere il periodo d’oro in tv di Matsumoto (La regina dei mille anni giungerà soltanto nel 1982), cominciato con Corazzata Spaziale Yamato nel 1974. E si preparava al congedo dalla serie, molto amata dai fan e oggetto di romantiche fan art sulle riviste specializzate. Su Fuji TV la domenica sera alle ore 19 si erano avvicendate, una di seguito all’altra, Mazinga Z, Il Grande Mazinga, UFO Robot Goldrake, Danguard A e ora la più lacrimosa del gruppo: Starzinger. Se in tv la regia generale la firmava il sommo Yugo Serikawa, al film lavorò la coppia Masami Anno & Toshiki Kashiwagi (che in tv si occupò di 21 episodi) su sceneggiatura di Tatsuo Tamura e direzione delle animazioni della futura celebrità Masami Suda.

– Mario A. Rumor

giovedì 16 maggio 2019

“Fumo di China” n.285 in edicola e fumetteria

Anche questo mese potete trovare nelle migliori edicole e fumetterie italiane il nuovo FdC n.285, con splendida copertina inedita di Roberto Baldazzini ispirata al suo nuovo romanzo a fumetti Hollywoodland (in libreria per Bonelli!) scritto dall’amico e antico sodale Michele Masiero.

Dopo un editoriale con alcuni dati sul mercato italiano delle edicole – a 30 anni dall’esordio di FdC nel canale di distribuzione più diffuso, come segnala il nostro strillo in copertina – e le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti in Italia e non soltanto), il dossier mensile si focalizza sul binomio “Donne & Fumetto” mai così attuale, grazie a una mostra sulla pioniera Giuliana Maldini (che intervistiamo sulla sua multiforme carriera) e a pubblicazioni “neofemministe” come ...E noi dove eravamo? di Silvia Ziche (intervistata sul tema, #MeToo compreso) e l’antologia Post Pink, più decine di altri volumi (e in autunno arrivano prime uscite della collana Ariel diretta per Tunué da Simona Binni).

Poi spazio all’incontro con Giuseppe Guida (passato dal diploma come scenografo all’Accademia di Belle Arti di Foggia al fumetto), lo sbarco di Lupin III in Francia nella quinta serie tv animata (e l’addio al suo amatissimo creatore Monkey Punch), il ricordo affettuoso del 30enne fumettista Nazareno Giusti (nella testimonianza del collega di lavoro Giuseppe Pollicelli) e una chiacchierata con Francesco Mobili (neodisegnatore Marvel per Old Man Hawkeye, prequel di Old Man Logan). E ancora, alcune riflessioni sullo “stile Disney” (in un’appassionante cavalcata attraverso lo stile dei maestri italiani) e il reportage esclusivo dal Napoli Comicon (con i suoi record e autori, le sue mostre e i Premi Micheluzzi).

Infine, 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sul libro illustrato La vita davanti a sé e lo splendido catalogo della bella mostra L’artista bambino), “Il senso delle nuvole” (la rubrica con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione)... e le strisce fra satira e ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.285 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

mercoledì 15 maggio 2019

85° di Paperino, Festival del Fumetto Disney

Il 9 giugno 1934 nel cortometraggio The Wise Little Hen (“La gallinella saggia”), compariva per la prima volta Donald Duck, un vivace papero vestito alla marinara destinato a un’apparizione in un singolo corto. Divertente, sfortunato, testardo, impaziente, talvolta romantico, Donald Duck – in Italia semplicemente Paperino – conquistò velocemente il pubblico di ogni età. The Walt Disney Company Italia celebra il suo 85° anniversario con il “Festival del Fumetto Disney” in collaborazione con Mondadori Store (mai così attiva, ora che non ha più i diritti Disney né quelli Bonelli...) e che prevede 10 incontri in alcune librerie Mondadori con alcuni dei più noti disegnatori Disney: Giorgio Cavazzano, Silvia Ziche, Corrado Mastantuono, Claudio Sciarrone (detentore del record mondiale della striscia a fumetti più lunga del mondo da 297,50 metri, realizzata alla scorsa Lucca Comics & Games in omaggio a Topolino), Francesco D’Ippolito, Paolo Campinoti, Stefano Intini, Francesco Guerrini, Emilio Urbano. Con questa iniziativa, si vuol sottolineare il contributo al personaggio di Paperino da parte di tanti artisti italiani noti anche all’estero, con una locandina inedita realizzata dal maestro Cavazzano.

Il Festival prende il via sabato 25 maggio presso il Mondadori Megastore di Milano in Piazza Duomo dalle ore 17, con Cavazzano, Ziche e l’espertissimo Luca Boschi (curatore di tante testate per diversi editori, appena intervistato su FdC n.284), in un incontro moderato da Gianluca Landone, Publishing Director della Disney Italia, sul profondo legame che lega Paperino in particolare con la tradizione del fumetto italiano. «Gli italiani amano Paperino perché in fondo ha un’anima latina! È esuberante, creativo, astuto, ostinato, ha un carattere volubile... è il personaggio degli estremi», come suggerisce Cavazzano. Ziche aggiunge poi che «Fra i tanti aggettivi che da sempre cercano di descrivere il poliedrico Paperino, trovo che “rassicurante” gli calzi a pennello e abbia senz’altro contribuito a renderlo così popolare e amato. Non solo lo sentiamo uno di noi ma, in fondo, quando ci capita la giornata storta che più storta non si può sappiamo che comunque a Paperino andrà peggio. E se non è rassicurante questo...».

Ecco il programma degli incontri: dove, quando – e con chi:
Milano, Mondadori Megastore Piazza Duomo, 25 maggio
– Giorgio Cavazzano, Silvia Ziche, Luca Boschi
Roma, Mondadori Bookstore Piazza Cola di Rienzo 81, 1 giugno
– Corrado Mastantuono
Genova, Mondadori Bookstore Via XX settembre 27R, 1 giugno
– Francesco D’Ippolito
Milano, Mondadori Megastore Via Marghera 28, 8 giugno
– Claudio Sciarrone
Bologna, Mondadori Bookstore Via Massimo D'Azeglio 34/A, 8 giugno
– Francesco Guerrini
Arese, Mondadori Megastore C.C. Il Centro, 9 giugno
– Paolo Campinoti
Padova, Mondadori Bookstore P.zza Insurrezione 3, 15 giugno
– Stefano Intini
Lecce, Mondadori Bookstore Viale Cavallotti 7/A, 15 giugno
– Emilio Urbano
Albignasego (PD), Mondadori Bookstore C.C. Ipercity, 22 giugno
– Stefano Intini
Taranto, Mondadori Bookstore C.C. Porte dello Jonio, 22 giugno
– Emilio Urbano.

Qui sotto, il cortometraggio d’esordio di Paperino:

venerdì 3 maggio 2019

Stanlio & Ollio, li chiamavano Criche e Croc...

Mia madre li chiamava Criche e Croc. Era nata nel 1927, lo stesso anno in cui il regista Hal Roach diede vita alla celebre coppia Stan Laurel & Oliver Hardy.

A cavallo della Seconda guerra mondiale in Italia tutti li chiamavano così, anche i lettori di fumetti. Sì perché, dopo la prima apparizione nel 1934 su Mastro Remo, un settimanale stampato a Trieste che faceva il verso al Corriere dei Piccoli, dove vengono chiamati Stan e Oliver e disegnati da Missiroli, è con il nome di Criche e Croc che l’editore Mario Conte li porta in edicola per vent’anni dal 1938 al 1958, complice un eclettico artista, Andrea Da Passano, che ne disegna la maggior parte delle storie. Ne scrive anche i testi e a volte si affidano al giovane Roberto Renzi (a cui Comicon Edizioni ha dedicato di recente una bella monografia) per la stesura delle sceneggiature e dei dialoghi, che in redazione alla Edital nel 1942 muove i primi passi professionali insieme a un altro grande artista, Antonio Terenghi.

Anche se la primogenitura europea della trasposizione a fumetti spetta all’Inghilterra – dove la serie Laurel and Hardy esce da novembre 1930 sul settimanale contenitore Film Fun per altrettanti vent’anni, versione tra l’altro tradotta anche nel nostro Paese su diversi settimanali – è l’Italia che ha il primato della quantità e della continuità omaggiando la coppia non solo con un settimanale a loro dedicato, gli Albi di Criche e Croc (1946-48), ma l’editore Conte, dopo averli presentati su Cinevita (1939), Gli Albi dell’Allegria (1939) e Le Più Belle Fiabe (1939) stampa ben altre 7 testate quasi in contemporanea: Il Giornalino di Criche e Croc (1948), Criche e Croc Film (1948-49), Il Piccolo Criche e Croc (1948-49), Albi di Criche e Croc Serie Successo (1949), Il Nuovo Criche e Croc (1949-50), Criche e Croc Magazzino (1949) e Criche e Croc Superalbo (1950-51).

Io al cinena e nei fumetti li ho apprezzati come Stanlio & Ollio. E anche con questo nome l’Italia del fumetto ha detto la sua presentando per altri vent’anni e più, dal 1970 al 1992, una miriade di numeri distribuiti tra diverse testate, traducendo sia la versione prodotta da Larry Harmon sia proponendo nuove storie realizzate da artisti nostrani: ne vedete una copertina in alto, con in basso un filmato dei cartoon realizzati con lo stesso stile.

Da aprile di quest’anno negli Stati Uniti, grazie alla American Mythologic Comics, è uscito il primo numero del un nuovo comic book Laurel & Hardy scritto da S.A. Check e disegnato da Jorge Pachecho. Mentre dal 1° maggio Lucky Red ha distribuito in 388 sale italiane il lungometraggio Stanlio & Ollio, dove con il contributo del regista John S. Baird e dello sceneggiatore Jeff Pope la coppia più celebre rivive sul grande schermo in uno splendido film biografico con le straordinarie interpretazioni di Steve Coogan come Stanlio e John C. Reilly come Ollio. Assolutamente da vedere!

– Gianni Bono

mercoledì 1 maggio 2019

“Toy Story 4”, il ritorno tra novità e tradizione

Lo scorso 12 marzo abbiamo incontrato a Milano il produttore Jonas Rivera, in una speciale anteprima stampa per la presentazione di alcuni spezzoni significativi da Toy Story 4, nei cinema italiani dal prossimo mercoledì 26 giugno: i primi 20 minuti e tre scene per complessivi altri 10 minuti.

Nonostante la saga sembrasse terminata con Toy Story 3 (2010), la Pixar e la Disney hanno riproposto i loro personaggi più noti nei due special tv Toy Story of Terror! (2013) e Toy Story - Tutto un altro mondo (2014) e in ulteriori cortometraggi. Ora sta per giungere nei cinema un nuovo capitolo su grande schermo, convinti dal risultato di Inside Out (2015) a osare spinti dalla forza dei personaggi («Toy Story 3 concludeva la storia di Andy, non quella di Woody») con il regista Josh Cooley, già supervisore proprio di Inside Out.

Senza entrare nei dettagli, la nuova vicenda – che dopo un iniziale scetticisimo ci ha decisamente appassionato e convinto della possibile riuscita di un altro grande film come da tradizione Pixar – parte dalla piccola Bonnie, che all’asilo costruisce il giocattolo Forky, al quale Woody si affeziona subito visto il legame con la bambina... con l’inevitabile serie di avventure che lo portano tra l’altro a ritrovare Bo Peep, la pastorella vista nei primi due film a cui artiste donne hanno rinnovato il look più “femminista”. Non mancano come sempre nuovi personaggi, come l’inquietante bambola anni Cinquanta Gabby, lo stuntman sbruffone Duke Kaboom, i cinici peluche da luna park Ducky & Bunny.

Con bizzarria largamente prevedibile, per tutte le quattro ore della mattinata non è mai stato nominato John Lasseter (dimessosi a fine 2018 dalla sua azienda-creatura per le numerose accuse di molestie), mentre per spiegare come selezionano i collaboratori – fra cui il genovese Enrico Casarosa – Rivera ha risposto con impeccabile professionalità: «Il nostro cofondatore ed ex-presidente Ed Catmull sosteneva che le persone vengono prima delle idee».

Qui sotto il nuovo trailer italiano del nuovo film con Woody (dopo la scomparsa di Fabrizio Frizzi, per la prima volta doppiato da Angelo Maggi, già doppiatore di Tom Hanks che presta da sempre la voce al cowboy in lingua originale) e soci:

lunedì 29 aprile 2019

30 settimane con Jirō Taniguchi in edicola!

Una volta assimilata la notizia, c’è solo una cosa da fare: correre in edicola e mettere mano al portafoglio. Chi già non ha collezionato le opere a fumetti di Jirō Taniguchi, può ora rifarsi grazie alla nuova iniziativa editoriale di RCS Quotidiani (e cioè il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport) che dallo scorso sabato 27 aprile propone in edicola la collana settimanale “Jirō Taniguchi - L’uomo che sognava disegnando”, dedicata al compianto fumettista giapponese (scomparso nel 2017 a 70 anni) con ben 30 titoli!

Taniguchi è sempre stato considerato il più franco-belga dei mangaka nipponici (Le Monde lo definì  «l’unico capace di sintetizzare due arti che spesso si sono opposte, ma che in realtà sono una sola: il fumetto occidentale e il manga») e per questo ammirato non solo all’estero ma anche in patria, dove ha impiegato un po’ prima di conquistare la stima del pubblico, di certo abituato a ben altre scuole di pensiero fumettistico e a ben altro stile di disegno.

In realtà alle origini del suo modo di fare fumetti si è fatta avanti una vocazione per la semplicità. Una semplicità e una pacatezza narrativa che si sono palesate sulle tavole disegnate grazie a un realismo e a una ricercatezza dei temi sociologici ed ecologici che ne hanno cementato lo stile. Lo “stile Taniguchi” sempre aperto alla poesia o alla crudezza del mondo. E che da principio non ha del tutto incontrato i favori degli editori nipponici. Tra le sue opere, particolare fortuna ha incontrato Seton (qui edita in 4 volumi): la storia dell’etnologo americano Ernest T. Seton, di fatto ignoto in Italia ma che in Giappone da decenni gode di un seguito e di una popolarità enormi (basti ricordare alcune serie tv animate di stampo infantile prodotte da Nippon Animation come Jacky l’orso del monte Tallack o Banner lo scoiattolo). In Seton, Taniguchi ha volutamente spostato l’attenzione e l’affezione del pubblico sugli animali cercando di mettere in evidenza la figura dell’etnologo quale difensore indefesso di quel mondo fragile e costantemente in pericolo.

Una collana dunque per (ri)scoprire un autore che fumettisticamente viveva immerso nel mondo che forse non osserviamo più come una volta... qui sotto ripreso nel suo studio per il quotidiano sportivo francese L'Equipe, usato a corredo della mostra “Jirō Taniguchi, l’uomo che racconta” a Lucca Comics & Games 2011.

venerdì 19 aprile 2019

Altri fumetti italiani nello spazio!

Dopo la primizia di due anni fa insieme a Paolo Nespoli, Leo Ortolani ha annunciato il bis («Ormai ha l’abbonamento») con un fumetto realizzato in collaborazione con l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e l’ESA (Agenzia Spaziale Europea).

Si tratta di Luna 2069, albo che celebra i 50 anni dal primo sbarco lunare e nell’ambito della missione spaziale Beyond a cui parteciperà il nostro Luca Parmitano. Ieri la copertina del volume (da Feltrinelli Comics per Lucca Comics & Games a fine ottobre) è partita con la navicella Cygnus NG-11 verso la ISS (Stazione Spaziale Internazionale), che Parmitano raggiungerà il prossimo 20 luglio da terzo comandante europeo di sempre.

Questa la sinossi ufficiale della storia:
Anno 2069. Cento anni dopo lo sbarco sulla luna, esiste una base lunare. In questa base, Rat-Man e un personaggio con le fattezze dell’astronauta Luca Parmitano si troveranno a fronteggiare qualcosa che potrebbe mettere in discussione sia la base sia il futuro dell’uomo nello spazio. A corredo, saranno disponibili piccoli documentari che racconteranno la conquista del satellite e l’importanza strategica di avere un luogo dove sperimentare soluzioni tecniche e logistiche per future basi planetarie. 

Insieme al.. collega, viaggiava anche la copertina di Stazione Spaziale Internazionale, un altro speciale albo a fumetti a colori di Nathan Never, scritto da Bepi Vigna e disegnato da Sergio Giardo, in uscita in autunno in edicola e libreria per Sergio Bonelli Editore. Un vero e proprio evento nell’evento, per l’eroe creato da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna e subito diventato sinonimo di fantascienza a fumetti in Italia, che così arriva finalmente “a casa”, nell'ambientazione fantascientifica per eccellenza: lo Spazio.

Per chi ancora non ci crede (in epoca di fake news spesso a tema spaziale non ci stupiremmo nemmeno troppo!), qui sotto trovate il filmato ufficiale del lancio della navicella con entrambe le copertine a fumetti... verso l’infinito e oltre!

lunedì 15 aprile 2019

Milano da Leggere... a fumetti!

Il Comune di Milano, in collaborazione con ATM, ha lanciato l’edizione 2019 di Milano da Leggere, l’iniziativa delle Biblioteche di Milano per disseminare occasioni di lettura, da cogliere in modo semplice e gratuito. Da ogi al 30 giugno in giro per la città, nei mezzanini e nelle carrozze della metropolitana, i manifesti invitano a scaricare tramite un “QR code” i libri nello scaffale virtuale. La novità di questa edizione è che per rappresentare Milano si sono scelte immagini e parole dei fumetti, omaggio a un mass medium sempre più diffuso per raccontare mondi reali e immaginari.

Milano è da sempre una “città del fumetto” per le numerose case editrici specializzate che vi hanno sede, la presenza dal 2011 del Wow Spazio Fumetto espressamente dedicato e per la storica Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco, nonché dal 1978 (data di nascita di FdC) la Scuola del Fumetto. Ma, per tradizione, il progetto Milano da Leggere è in rapporto con la città soprattutto per le storie che propone e questa edizione non fa eccezione.

Grandi personaggi dei fumetti sono creazioni di indimenticabili autori milanesi: Guido Crepax con la sua Valentina, protagonista di surreali incontri nel metrò, un omaggio dell’autore ai grandi maestri del fumetto; le sorelle Angela e Luciana Giussani, creatrici di Diabolik, presentato in edizione speciale con una recente storia inedita a firma di Mario Gomboli e un’avventura ambientata proprio a Milano; Grazia Nidasio, autrice della saga di Valentina Mela Verde, adolescente milanese degli anni Settanta; Guido Nolitta alias Sergio Bonelli, ideatore di Mister No, di cui si ripropone il primissimo numero del 1975. E sono di Milano Giancarlo Ascari alias Elfo, che ci fa assaporare l’atmosfera che si respirava a Milano nel ‘68; Davide Barzi che firma insieme al giornalista Paolo Maggioni il biopic a fumetti su Giacinto Facchetti ed è inoltre sceneggiatore delle storie di Don Camillo a fumetti dai racconti originali di Giovannino Guareschi, composte per l’occasione in un’antologia di ambientazione milanese; Sergio Gerasi con una storia che dichiara anche il legame sentimentale del protagonista con artisti, poeti e scrittori della Milano del Novecento; Ciaj Rocchi & Matteo Demonte che raccontano le origini dell’immigrazione cinese a Milano negli anni Trenta e, novità interessante, ne offrono la versione anche in lingua cinese.

Non solo gli autori, anche molte delle storie sono a sfondo milanese e a quelle già citate si aggiungono i graphic novel di Paolo Bacilieri, con un episodio di Zeno Porno a cui Milano fa da scenario architettonico, e di Gianluca Buttolo, che racconta la vicenda dell’avvocato Giorgio Ambrosoli. E se nulla di meneghino si può rintracciare nel Commissario Ricciardi, le cui vicende Maurizio de Giovanni ambienta a Napoli, sua città natale, la piena appartenenza alla raccolta è data da Sergio Bonelli Editore, che pubblica a Milano fin dal 1941.

In questa edizione i libri da scaricare non sono ebook ma pdf, formato digitale più idoneo a rispettare il valore grafico delle opere. Alcune di queste, in accordo con gli autori, sono proposte in edizione parziale, anche per mantenere i file entro dimensioni contenute. Per leggere le opere integrali e apprezzare la qualità degli originali a stampa, basta andare in biblioteca. I libri a fumetti si possono leggere e scaricare fino al 30 giugno a questo link... buona lettura!

mercoledì 10 aprile 2019

Di nuovo a bordo del Bebop, in home video

Tutto uguale e tutto diverso: deve essere questo il motto ideale da appiccicare al film Cowboy Bebop - The Movie: Knockin on Heavens’ Door (2001), finalmente di ritorno in home video 16 anni dopo l’uscita nelle sale italiane grazie a Columbia TriStar. Tutto uguale come allora, tranne per il fatto che adesso è Dynit a rilanciare la pellicola, e per la prima volta in alta definizione, in una edizione per l’home video disponibile dal 20 marzo che prevede doppio disco (Blu-ray e dvd), booklet ed extra imperdibili.

Confrontato con la serie tv creata da Shinichiro Watanabe nel 1998, il design del film appare subito rispettoso ma al cinema Cowboy Bebop ha acquistato ovviamente credenziali visive e tecniche tutte personali. Anche se l’aspetto è quello noto, dettagli e ombreggiature sono stati proposti in maniera differente. Un aspetto sul quale il regista Shinichiro Watanabe, attesissimo con il nuovo anime Carole & Tuesday che esce proprio oggi in Giappone, ha puntato molto, allargandolo poi alla scelta e all’utilizzo dei colori fino all’organizzazione dei setting, per alcuni dei quali si è resa necessaria una trasferta addirittura in Marocco per ricerche e documentazione (per la scena di Spike a spasso per i mercatini di Marte).

Primo lungometraggio dello studio BONES, Cowboy Bebop - The Movie si avvale di uno staff di animatori e disegnatori che Watanabe ha selezionato con estrema cura, cercando tra coloro che già vantavano esperienza nel cinema. Un po’ in contropiede il regista si è trovato quando, numerose, sono fioccate le richieste di sakkan e disegnatori per prendere parte al progetto. Nella mischia dei nomi, un artista è stato voluto a tutti i costi: Atsushi Morikawa, autori dei fondali, convocato per prendere il posto di Junichi Higashi che su Cowboy Bebop si era occupato delle stesse mansioni in tv.

Non Watanabe ma il produttore Masahiko Minami ha invece chiesto all’animatore e regista Hiroyuki Okiura (Jin-roh) di realizzare la sigla di apertura del film: un pugno nell’occhio dal taglio realistico ottenuto dopo discussioni e convergenza di idee tra lui e il regista Watanabe (discussioni del tipo: raccontami gli episodi tv che ti sono piaciuti di più, e perché).

Tanta solerzia nella selezione della squadra di lavoro possiede una sua logica. Per esempio: l’animatore e chara designer Toshihiro Kawamoto era convinto che per fare un lungometraggio degno della fama e del successo di Cowboy Bebop fosse indispensabile capire dal principio cosa potessero offrire gli animatori e i disegnatori coinvolti (e difatti Watanabe ha immediatamente invitato a bordo Yutaka Nakamura, un esperto di scene d’azione). Per niente interessati a realizzare un film dalle proporzioni esagerate quanto a qualità delle animazioni, per ovvie ragioni di tempo e costi, l’idea fondante dello staff è stata: facciamo un film con semplicità cercando di ottenere il meglio possibile.

Ambientato negli eventi raccontati tra gli episodi 22 e 23 della serie tv, il film narra la caccia che l’equipaggio del Bebop dà a un pericoloso terrorista colpevole di aver fatto saltare in aria un camion con dentro una misteriosa arma biologica. Pure in merito ai risvolti narrativi, Watanabe è apparso piuttosto riflessivo fin da inizio lavorazione. L’esitazione sul tipo di storia da presentare si è liberata in fretta dalla tentazione di cambiare le carte in tavola ed è rimasta fedele al mondo narrativo e ai personaggi conosciuti in precedenza.

Cowboy Bebop - The Movie si inserisce tra l’altro in una nuova politica di produzioni animate cinematografiche giapponesi dal voluto appeal internazionale che agli inizi degli anni 2000 contagiò studi di produzione e autori per allargare il giro di affari. Una bella compagnia che comprendeva tra gli altri il citato Jin-roh di Okiura, Metropolis di Rintaro, Millennium Actress di Satoshi Kon e il film Escaflowne. Qui sotto il trailer dell’uscita home video: buona visione!

– Mario A. Rumor

lunedì 8 aprile 2019

“Fumo di China” n.284 in edicola e fumetteria

E anche questo mese potete trovare nelle migliori edicole e fumetterie italiane il nuovo FdC n.284, con copertina di Oskar ispirata all’antologia di sue storie finora inedite in Italia Le eroticomiche (Cut-Up Publishing) scritte dall’amico e sodale Davide Barzi.

Dopo un editoriale con alcune riflessioni sul mercato italiano dopo alcune novità editoriali (e nella Posta nuovi dettagli sullo “scoop” emerso a Lucca Collezionando sul celebre Angelo Zarcone, primissimo disegnatore di Diabolik!), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti in Italia e non soltanto), il dossier mensile si focalizza sul “Dietro le quinte” della professione editor grazie a un faccia a faccia con Savina Claudia Bonomi in forza alla Sergio Bonelli Editore (sui tanti aspetti del curare editorialmente una serie mensile) e delle operazioni “collaterali” da un’intervista a Luca Boschi sulle numerose e contrastanti decisioni che s’incontrano nel curare come capitato a lui diverse volte negli allegati settimanali a fumetti di quotidiani e periodici, che dal 2003 hanno già superato 140 collane.

Poi spazio all’incontro a tu per tu con Oskar e il suo racconto sul suo muoversi tra diversi stili, colore & bianco e nero, amci sceneggiatori in una già lunga carriera piena di soddisfazioni, l’intervista a Paolo Castaldi sul suo appassionante lavoro nei nostri incontri sul “graphic journalism” (arricchita da ulteriori domande in un gustoso “extra” nel nostro sito ufficiale), nonché il profilo del “Fumettista della nostalgia” Dino Battaglia da parte dello sceneggiatore, critico e regista Giuseppe Pollicelli che prosegue in esclusiva per FdC i suoi ritratti dei fumettisti italiani più importanti di sempre avviati nel 2017 sull’allegato Sette del Corriere della Sera e rimasti interrotti per scelta del nuovo direttore Beppe Severgnini.

A seguire, quattro chiacchiere con il giovane Stefano Labbia (alle prese con la programmazione di più fumetti in contemporanea, e non soltanto!), il fecondo rapporto tra comics & spy story nel volume Fumetti d'intelligence. Lo spionaggio a strisce dalle origini a oggi ricco di inediti e approfondimenti e la multiforme vita di Andy Warhol raccontata con creatività eccezionale dall’olandese Typex nello splendido volume enciclopedicamente geniale Andy.

E ancora, un lungo excursus sugli “anime al cinema” nelle sale in Giappone nel 2019 e quanto già previsto in Italia), il reportage esclusivo dal Cartoon Movie di Bordeaux con la pattuglia degli italiani capitanata dal Prendiluna che adatta in animazione il romanzo di Stefano Benni!

Infine, 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose), “Niente Da Dire” (la la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sul film d’animazione Ancora un giorno nei cinema italiani dal 24 aprile e il fumetto inedito Zio Paperone e i dollari compressi da Carl Barks!), “Il senso delle nuvole” (la rubrica con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione)... e le strisce fra satira e ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.284 (distribuito in edicola e fumetteria da MePe e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!