giovedì 21 marzo 2019

Anime in streaming, la nostra Top 5 oggi

Con simulcast e serie in streaming, gli anime giapponesi sembrano ormai un Paese dei Balocchi globale... e un affarone d’oro per coloro che stanno dietro le quinte. Sono ormai decine le opere presenti sulle piattaforme in streaming, spesso in lingua originale con sottotitoli: noi proviamo a fornirvi una nostra personalissima e “ristretta” Top 5 delle migliori serie da seguire on line... legalmente!

1 - Sora Yori mo Tooi Basho / A Place Further than the Universe
Su Crunchyroll. Inno all’avventura contro le nevrosi di oggi e deliberata fuga dall’ordinarietà. Dirige Atsuko Ishizuka, altra degna esponente delle donne che fanno animazione. Notare il taglio di capelli à la Daoko (lanciatissima cantante) di Shirase Kobuchizawa, una delle protagoniste. Lo vedrete anche altrove. Dettagli qui.


2 - The Promised Neverland
Su VVVVID. Il tradimento dell’infanzia passa attraverso intrighi e complotti su sfondo “orfanesco”. Successo shonen dell’anno pure a fumetti, la serie è un meccanismo perfetto di suspense. Con grandi personaggi, a partire da Emma.
Dettagli qui.

3 - Dororo
Su Amazon Prime Video. Autentica sorpresa della stagione con una fissa: rifare un classico tv nientemeno che del
dio dei manga Osamu Tezuka (correva l’anno 1968) senza troppo somigliargli. Profondo rosso al posto del bianco e nero d’epoca. Complimenti a Madhouse per l’audacia. Dettagli qui.

4 - Hisone to Masotan / Dragon Pilot
Su Netflix. Mari Okada: cosa faremmo senza di te? La “divina” della scrittura sa immaginare praticamente qualunque cosa, e il suo piglio pop non scolora col tempo. I frullati misti di generi sono inoltre occasione giusta per sperimentare.
Dettagli qui.

5 - The Rising of the Shield Hero
Su Crunchyroll. Scalza di poco Banana Fish, altro nostro favorito, grazie al suo ambaradan videoludico trasformato in teoria e pratica di sopravvivenza di un (anti)eroe che agita le acque fin da subito. Promettente e ben realizzato anche negli spunti ironici.
Dettagli qui.

Qui sotto trovate anche il primo episodio del nostro preferito: naturalmente... buona visione!

– Mario A. Rumor

lunedì 18 marzo 2019

L’universo erotico di Baldazzini su Patreon

C’è posto anche per l’erotismo sulle piattaforme di crowdfunding? È la scommessa della pagina di Roberto Baldazzini (autore al quale presto FdC dedicherà un servizio di copertina, con un’intervista sul suo prossimo progetto bonelliano Hollywoodland) su Patreon, servizio basato sul modello del mecenatismo.

In cambio di un contributo mensile si può accedere a una mole in crescita di illustrazioni e fumetti. Insieme a riproposizioni a puntate di classici dell’erotismo come Casa HowHard e Beba, ci sono tante immagini rare o mai viste, tra cui schizzi e versioni a matita di illustrazioni e tavole.

La pagina su Patreon permette all’autore di pescare meraviglie da un archivio iconografico enorme e multiforme, che include anche progetti ancora in stadio embrionale, e soprattutto di mostrare finalmente on line – senza censure – materiale che finora, per le sue caratteristiche esplicite, è impossibile condividere su piattaforme come Facebook o Instagram.

Tra le ultime novità c’è la pubblicazione delle foto della modella Gisy (Gisela Scerman) che hanno ispirato l’aspetto del personaggio di Aura, protagonista dell’omonimo volume di Baldazzini. E a breve si aggiungeranno le tavole di una storia totalmente inedita, un horror erotico dal titolo La professoressa. Qui sotto, l’autore mentre disegna in diretta:




venerdì 15 marzo 2019

Iwao Takamoto, un animatore da riscoprire

Lo scrittore Leslie Stern, autore di un saggio che citeremo poco più avanti, lo definì una leggenda vivente. L’animatore Willie Ito e collega dei tempi Disney gli doveva una montagna di gratitudine. Milioni di fan sparsi nel mondo lo conoscono da una vita anche se il nome sfugge in continuazione. Lo conoscono grazie ai personaggi famosissimi ammirati soprattutto in tv e creati da Hanna-Barbera.

Stiamo parlando di Iwao Takamoto, animatore formidabile nato in USA nel 1925 e costretto a vivere negli anni drammatici della Seconda guerra mondiale nel campo di concentramento di Manzanar assieme a migliaia di altri nikkeis (americani-giapponesi di seconda generazione). Un posto affatto gradevole dove stare quando hai vent’anni e sogni un futuro luminoso ma dove, paradossalmente, il suo talento fu notato da due art director che avevano lavorato per Paramount e MGM. Sono loro a consigliargli di proporsi alla Disney.

Scomparso nel 2007, l’animatore è protagonista di un memoir scritto assieme a Michael Mallory e pubblicato da University Press of Mississipi nel 2009 che vale la pena recuperare e leggere (è in inglese, ma non va perso). Il titolo del libro spiega tutto: Iwao Takamoto. My Life with a Thousand Characters comprende 206 pagine arricchite da foto e illustrazioni che raccontano chi era e che cosa ha realizzato in vita. Oppressi come siamo da social media e influencer che decidono per noi o quasi, è davvero rassicurante ritrovare in questo libro la testimonianza preziosa di un uomo e di un artista così grande e unico. Takamoto, come altri artisti armati di matita, aveva milioni di cose da dire e lo faceva attraverso le sue illustrazioni. Dotato di tratto leggero e sincronizzato alla comicità richiesta dai suoi capi, egli riusciva a infondere vita vera ai personaggi della finzione e altrettanto riusciva a captare negli schizzi più personali: persone in piedi a una fermata dell’autobus, giocatori di baseball immortalati in azioni di gioco, se stesso ritratto in una sala cinematografica mentre ironizza sulla sua bassa statura.

Takamoto, alla stregua di numerosi altri disegnatori, non si separava mai dal suo album da disegno. Dei mille personaggi animati per la Disney (da Cenerentola a La carica dei 101) e in tv, occorre per ragionevoli motivi citare i più celebri: Scooby-Doo, grazie al quale reinventò la televisione dei cartoon (e che belle le illustrazioni di presentazione dello show create da Iwao!), I Flintstones, la Formica Atomica con la quale a metà anni Sessanta alla Hanna-Barbera conquistò il ruolo di key studio designer, Penelope Pitstop e i nostri adorati Dick Dastardly e il cane Muttley. Un memoir che è anche una storia dell’animazione americana compressa nella vita di un singolo uomo. Una storia dell’animazione vista attraverso gli occhi di un artista umile, ironico e geniale. Sempre in lingua inglese, è disponibile inoltre il libro di Stern dal titolo Living with a legend. A Personal Look at Animation Legend Iwao Takamoto, Designer of Scooby-Doo edito da TotalRecall Publications nel 2012.

Mario A. Rumor

giovedì 14 marzo 2019

Fan-Fare: disegni, autoproduzioni, fumetti

Il prossimo sabato 16 marzo, presso il centro sociale Grizzly di Fano (PU), si tiene la prima edizione di Fan-Fare, nuovo festival di autoproduzioni e microeditoria.

Il piatto forte del festival, a ingresso simbolico di 1 euro, sarà una mostra mercato che vedrà partecipare più di una dozzina di espositori, provenienti dal vivace panorama italiano delle autoproduzioni. Con fumetti, albi illustrati, stampe, poster e T-shirt, a Fano saranno presenti artisti come Guido Brualdi, Ritardo e Davide Bart. Salvemini, collettivi quali Brace, Canederli, Destroy Brandina, Incubo alla Balena, Lapislazuli, Slack e le microrealtà editoriali De Press, Libri Somari, Maledizioni e il bookshop del festival maceratese Ratatà.

Il programma prevede presentazioni delle autoproduzioni di Brace e Ritardo, del fumetto Kaleido (Eris Edizioni) di Davide Bart. Salvemini, della raccolta di strip Argh - Gli Scarabocchi di maicol & mirco (Bao Publishing), e l’esibizione musicale Luciana di Guido Brualdi / Lucy Anne che prende il nome dal suo fumetto omonimo (Incubo alla Balena).

Brualdi, in collaborazione con Samuele Canestrari, è inoltre autore della locandina qui accanto, di cui al festival sarà disponibile la stampa in serigrafia a colori in tiratura limitata: qui la pagina evento su Facebook.

lunedì 11 marzo 2019

Torna BComics a Bastia Umbra (PG)

Arriva la terza BComics, l’evento su fumetti, videogames, giochi di ruolo e collezionismo del 16-17 marzo a Bastia Umbra (PG). Per due giorni, i padiglioni di UmbriaFiere saranno invasi da ogni genere di comics, da quelli tradizionali fino ai manga e alle anime giapponesi, e poi videogames e giochi da tavolo e di ruolo, tornei di card, miniature, modellini, action figures e ancora tante novità per il divertimento di grandi e bambini. L’offerta è ancora più ricca di contenuti e sorprese, come racconta Daniele Foschi, responsabile per l’organizzatrice Blu Nautilus: «Sarà un enorme contenitore per tutti gli appassionati, dove sarà possibile trovare una grande mostra-mercato e anche una serie di iniziative speciali e di eventi collaterali».

La manifestazione avrà come ospiti d’onore Francesco Matteuzzi (per anni redattore di FdC e sceneggiatore di Anna Politkovskaja, Philip K. Dick, Desert Route e tra i creatori della serie #vengoanchio) e Federico Vicentini (che è attivo per Bonelli e ha lavorato a Capitan Venezia, oltre allo speciale di Jonathan Steele e L’Insonne per Rovigo Comics 2015, disegnatore regolare della prima stagione di #vengoanchio), pure autore del manifesto ufficiale di questa BComics, con colori di Simone Arena. Dall’opera originale sarà stampata una litografia, distribuita gratuitamente in tiratura limitata di 99 copie numerate e da lui autografata per i visitatori, fino a esaurimento copie. Altro ospite molto atteso dai giovaniissimi, la youtuber Sabrina Cereseto in arte LaSabri, che con oltre 1,7 milioni di iscritti al suo canale è tra le maggiori influencer nei videogiochi.

Il programma di BComics sarà poi denso di appuntamenti: oltre alla mostra mercato, sono previste aree ludiche per gli appassionati di modellismo, tornei di carte Force of Will e Dragon Ball Card Game, videogames, cabinati per retrogames, giochi da tavolo e di ruolo. Previste inoltre un’area in collaborazione con lo Star Wars Club Perugia e della musica coreana K-Pop, in collaborazione con KST-Kpop Show Time di Bologna. Si svolgeranno tornei e concorsi a premi sul videogioco Just Dance 2019 e altri come Overwatch, Hearstone, League of Legends, Minecraft e Fortnite. Prevista infine una gara tra cosplayer, che si esibiranno sul palco interpretando i loro personaggi preferiti dei cartoni, anime, manga, film e videogames.

BComics fa parte del circuito nazionale Fiere del Fumetto e ha ricevuto il patrocinio della Regione Umbria. La manifestazione si svolgerà contemporaneamente alla XVI ExpoElettronica, mostra mercato su high-tech, informatica, telefonia ed elettronica con numerose iniziative come la sezione Fotomercato dedicata al mondo della fotografia con materiali e attrezzature nuove e usate, il progetto educational Olimpiadi Robotiche in collaborazione con il Makerlab di Forlì (che vedrà gare di robot-calcio, robot-sumo, labirinto e line-follower) e la Drone FPV Arena con le gare di mini-droni in collaborazione con ABC Elettronica (che metterà anche in palio un drone al giorno). Durante la manifestazione, si svolgerà infine l’Arduino Day 2019, celebrazione mondiale del microcontroller più famoso al mondo. BComics ed ExpoElettronica vedranno la presenza in totale di circa 140 espositori in 2 padiglioni, su una superficie complessiva di 10 mila mq. Altri dettagli sul sito ufficiale.

martedì 5 marzo 2019

Torna “Be Comics!” a Padova

Il Centro Culturale Altinate San Gaetano, nel cuore storico di Padova, si conferma la location riservata alle mostre del festival Be Comics! 2019. Accogliendo un grappolo di importanti mostre originali gratuite aperte nelle due giornate clou (23-24 marzo) ma poi fino al 7 aprile. A questa sede si aggiungono altri spazi cittadini: lo Spazio Ognissanti, Al Buscaglione, la Libreria Minerva, la Libreria Limerick e la Libreria Zabarella.

Giunto alla terza edizione, la fiera padovana propone un programma di ben 10 esposizioni dedicate al fumetto. Fra tavole e materiali originali, approfondimenti tematici, grandi autori e protagonisti dell’immaginario italiano e internazionale, Be Comics! 2019 pone lattenzione su maestri italiani come Attilio Micheluzzi e Massimo Giacon, esplora nuovi confini del fumetto internazionale con le prime mostre mai dedicate in Italia al nuovo fumetto d’autore cinese e alla scena creativa irachena, nonché una selezione di progetti di eccellenza firmati sia da giovani che da affermati protagonisti del fumetto italiano contemporaneo.

Ecco il programma delle Mostre: “Il Titanic secondo Attilio Micheluzzi” (appena riedito da Edizioni NPE con maestosa introduzione del nostro diretùr Loris Cantarelli) sul naufragio più celebre della storia con oltre 30 tavole appositamente selezionate, “Kraken: mostri del mare, mostri della mente” (sul graphic novel di Emiliano Pagani & Bruno Cannucciari edito da Tunuè), “Post Pink, il corpo della donna” (con 9 autrici che raccontano 9 parti del corpo femminile: Fumettibrutti, Sara Menetti, Alice Milani, Margherita Morotti, Sara Pavan, Cristina Portolano, Silvia Rocchi, Alice Socal e Margherita Tramutoli), “Manhua, alla scoperta del fumetto cinese” (con un excursus sui migliori fumetti cinesi tradotti nel nostro Paese, da Zuo Ma a Zao Dao, da Golo Zhao e Nie Jun a Zhao Ze, Li Kunwu, Chihoi e altri ancora di cui si racconta il percorso artistico), “Saluti dalla fine del mondo” (sul recente volume di fantascienza surreale del duo padovano Lise & Talami costato 15 anni di lavoro, Il futuro è un morbo oscuro, dottor Zurich), “C’è fumetto in Iraq?” (prima esposizione nazionale di fumetti realizzati in Iraq, una selezione di lavori del collettivo Mesaha Comics di Baghdad e del Karge Comic Studio di Sulaimaniyah), “Le terre dei giganti invisibili” (su uno dei debutti più sorprendenti del fumetto italiano recente, opera di Giada Tonello e premiato al Project Contest 2017 di Lucca Comics & Games), “Iron Kobra” di Officina Infernale (sul nuovo volume dell’eclettico artista padovano Officina Infernale al secolo Andrea Mozzato, scritto da AkaB per Progetto Stigma / Eris Edizioni), “Haxa di Nicolò Pellizzon” (sull’omonima opera visionaria in una tetralogia techno-fantasy), “100 serie tv viste da Giacon” (sul progetto Ed è subito serial del celebre designer padovano Massimo Giacon per Panini Comics).

Dettagli e ulteriori notizie sul sito ufficiale Be Comics!

lunedì 4 marzo 2019

“Fumo di China” n.283 in edicola e fumetteria

E anche questo mese potete trovare nelle migliori edicole e fumetterie italiane il nuovo FdC n.283, con copertina di Claudio Stassi ispirata alla sempre maggior presenza dei comics anche nei mass media italiani “tra docufilm e graphic journalism”.

Dopo un editoriale con alcune riflessioni sulle più diverse connessioni e incarnazioni del primo medium multimediale dell’umanità “I fumetti si vedono (ovunque!) e si vendono (poco?)”, le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti nel Bel Paese), il dossier mensile si focalizza su cinefumetti & sequel incompiuti, con una lunga disamina di “quella mancata dozzina” fra le tante storie di seguiti mai realizzati di film di successo (con immagini ben poco viste!), prima dell’intervista esclusiva a Claudio Stassi sulla sua esperienza di fumetto seriale e graphic journalism oggi.

Poi spazio all’incontro a tu per tu con Davide La Rosa e il suo racconto “dietro le quinte” di un mestiere sempre pieno di mille sfaccettature, quindi il piccolo grande scoop dell’esperto critico, sceneggiatore e regista Giuseppe Pollicelli che riprende in esclusiva per FdC i suoi intriganti ritratti degli autori più importanti nella storia del fumetto italiano avviati nel 2017 sull’allegato Sette del Corriere della Sera e rimasti interrotti per scelta del nuovo direttore Beppe Severgnini: si riprende con “la vita oltre il fumetto” di Renzo Barbieri, “Il borghese che disprezzava i borghesi”!

A seguire, il nostro tradizionale e celebre da 25 anni reportage dal XLVI Festival International de la BD d’Angoulême 2019, con un altro disegno inedito di Paolo Cossi dal “di dentro” del più importante evento europeo del settore e un “extra” on line sul nostro sito ufficiale: il punto di vista di Fabiano Ambu e la sua It Comics con tre albi tradotti ad hoc per il festival transalpino!

E ancora, l’epopea di Luigi Roveri dal suo giornalino per bambini di fumetti muti Miao alle pubblicazioni meno conosciute, il fumetto western italiano nell’antologia ragionata e commentata La Conquista del West per Allagalla che documenta un’epopea esemplare, il viaggio negli albori della fantascienza nostrana Dall’Italia alle stelle grazie alla Fondazione Rosellini per la Letteratura Popolare... e un ulteriore grande regalo per tutti i lettori di FdC: grazie a Nexo Digital, un coupon di sconto per l’ingresso al docufilm Diabolik sono io di Giancarlo Soldi dall’11 al 13 marzo in 250 sale italiane!

Infine, 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose), “Niente Da Dire” (la la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sulle pubblicazioni di Franco Brambilla, La Stella della Senna manga e anime tv), “Il senso delle nuvole” (con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione)... e le strisce fra satira e ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.283 (distribuito in edicola e fumetteria da MePe e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito!), a soli 4 euro con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

sabato 2 marzo 2019

Festival d’Angoulême, un altro reportage esclusivo

A completamento del nostro ormai consueto reportage dal Festival International de la BD d’Angoulême (ben noto a lettori e operatori del settore fin dal 1994, grazie a Giorgio Zambotto e al suo sodale Salvatore Oliva scomparso nel luglio 2017) di FdC n.283 in questi giorni in distribuzione nelle migliori edicole e fumetterie (e qui ordinabile anche via PayPal), proponiamo ai nostri lettori un altro gustoso “extra” nel nostro sito web, dove trovate tutte (ma proprio tutte!) le pubblicazioni legate alla più nota rivista italiana di settore fin dal 1978 (qui ad esempio trovate l’elenco di tutti gli autori e i personaggi di cui abbiamo parlato in questi decenni).

Questa volta la “chicca” digitale in omaggio è un ulteriore punto di vista con l’esperienza di Fabiano Ambu e la sua piccola ma agguerrita It Comics (a cui abbiamo dedicato il dossier su FdC n.254) in terra d’Oltralpe, che ha portato tre opere tradotte ad hoc per l’appuntamento e ha accettato di condividere con noi alcune riflessioni molto interessanti non soltanto sulla 46° evento transalpino (nato nel 1974 a imitazione del nostrano Salone Internazionale dei Comics, sorto a Bordighera nel 1965 e l’anno dopo traslocato a Lucca), ma anche sulle auspicabili ripercussioni nel panorama nostrano: ringraziamo Fabiano e buona lettura!

«Quando mi è stato chiesto di documentare la mia esperienza francese come editore ho pensato di raccontare un sunto del diario di viaggio vantando i successi ottenuti dalla It Comics e dagli autori coinvolti.
Poi ho pensato che la parte interessante di cui parlare, non è il raggiungimento dell’obiettivo, ma il percorso fatto e i motivi che hanno portato a questa scelta.
Se abbiamo deciso, come It Comics, di portare alcuni titoli in Francia, rinunciando di partecipare alla più grande manifestazione italiana dedicata al fumetto, la scelta diventa determinante più che la partecipazione stessa».

Il reportage esclusivo continua sul sito ufficiale di FdC...

giovedì 21 febbraio 2019

Cartoon Club 2019, manifesto di Antonio Lapone

Quest’anno è firmato da Antonio Lapone, elegantissimo grafico torinese, illustratore e fumettista di caratura internazionale, il manifesto della XXXV edizione di Cartoon Club, il Festival del Cinema d’Animazione, del Fumetto e dei Games in programma a Rimini dal 13 al 21 luglio 2019.

Il suo caratteristico stile espressivo, da sempre ispirato alla ligne claire nella sua accezione “atomic style” (come lo definì Joost Swarte in riferimento a quello presente nelle esposizioni universali di Bruxelles nel 1958), con linee nette precise, ha dato vita per Cartoon Club a una Wonder Woman incredibilmente chic e di haute couture. La supereroina diventa quasi un figurino di moda, indossando il suo inconfondibile bustier insieme a lunghi pantaloni, décolleté dal tacco a stiletto, cappello e foulard, mollemente adagiata su una poltroncina dal design non a caso a forma di R come Rimini.

Le radici grafiche di Lapone, nato a Torino nel 1970 e belga d’adozione, traggono la loro linfa proprio dalle creazioni pubblicitarie, dalle affiches dei disegnatori e dai bozzetti di moda. E non a caso ha studiato le composizioni grafiche di Marcello Dudovich, uno dei padri del manifesto pubblicitario italiano moderno, autore del celebre Delfino rosso, disegnato per la Fiera campionaria e la mostra d’arte svoltesi a Rimini durante la stagione balneare 1922.

Antonio, molto noto anche in ambito francofono, sarà tra gli ospiti della XXXV edizione di Cartoon Club dal 13 al 21 luglio prossimi (compresi i 4 giorni della XXIII mostra mercato Riminicomix) e il Festival lo omaggerà con una mostra personale. Grafico pubblicitario prima di essere un disegnatore, il lavoro di Lapone spazia dalle illustrazioni su carta alle tele e ai fumetti. Artista plurale, crea immagini, serigrafie, quaderni di schizzi e portfolio in parallelo. Molte pagine di riviste degli anni Cinquanta e Sessanta, un mondo di eleganza e composizioni grafiche, sono per lui una fonte inesauribile di ispirazione. Qualunque sia il mezzo, le parole d’ordine che caratterizzano il suo mondo sono la ricerca della composizione e l’eleganza del segno: qui sotto, una sua bella immagine.




martedì 19 febbraio 2019

“The Umbrella Academy”, i supereroi disfunzionali

Supereroe che va, supereroe che viene. Mentre in queste ore leggiamo la notizia della cancellazione da parte di Netflix di Jessica Jones e The Punisher, molti lettori di FdC avranno già conosciuto uno dei titoli più belli apparsi sul canale di streaming (l’altro è Pose di Ryan Murphy e Brad Falchuk, ma con i fumetti non c’entra nulla). Si parla ovviamente di The Umbrella Academy, serie tv in 10 episodi dal fumetto di Gerard Way, già cantante dei My Chemical Romance e apprezzato sceneggiatore, con il disegnatore Gabriel Bá, in Italia pubblicato prima da Magic Press e ora da Bao Publishing.

L’originale miniserie è apparsa nel 2007 come Umbrella Academy: la suite dell’Apocalisse, seguita da Umbrella Academy 2: Dallas (2008) e, dallo scorso novembre, da Hotel Oblivion. Qualche utile nota dal backstage: il titolo era stato inizialmente opzionato da Universal Pictures per un film sceneggiato dalla coppia Mark Bomback e Rawson Marshall Thurber. Era il 2015 ma il progetto si arenò. Due anni dopo l’entrata in scena Netflix, che affida la serie a Jeremy Slater. Per ragioni contrattuali lo sceneggiatore cede il testimone di showrunner a Steve Blackman, già in Altered Carbon e prima in Fargo. La serie è stata girata interamente a Toronto, nuovo polo produttivo per cinema e tv USA e vanta un meraviglioso cast: Ellen Page (Vanya), Tom Hopper (Luther), Robert Sheehan (Klaus), Emmy Raver-Lawpman (Allison), David Castaneda (Diego), la sorpresa Aidan Gallagher (Numero 5) e Colm Feore nei panni di Sir Reginald Hargreeves. I due killer interpretati da Mary J. Blige e Cameron Britton sono altrettanto mirabili. Blige ha accettato la parte a patto di fare quasi tutti gli stunt in prima persona... che spericolata! Blackman con Britton di Mindhunter non vedeva l’ora di lavorarci. Contenti tutti!

Si parte nel 1989 con la nascita stile immacolata concezione di 43 infanti, 7 dei quali vengono “adottati” e cresciuti da un eccentrico miliardario. Uniti sotto lo stesso tetto alla Umbrella Academy per combattere il crimine, conosciamo i protagonisti già adulti e non appena la storia comincia il padre-padrone Sir Reginald è da poco defunto, mentre un’apocalisse da scongiurare sta per abbattersi contro l’umanità. Tra viaggi avanti e indietro nel tempo, killer mascherati e una misteriosa organizzazione (la Commissione) con interessanti polizze pensionistiche, The Umbrella Academy è l’equivalente di un pranzo ipercalorico. L’aperitivo è la famiglia disfunzionale: raccontata tramite un tirannico genitore seduto sempre dietro una scrivania mentre i suoi protetti sono costretti a vivere in quella casa/accademia da tutta la vita. Una bella differenza dagli X-Men.

La portata principale è ovviamente il tema dei supereroi. Che potrebbe apparire indigesto con tutti gli esemplari in circolazione al cinema e in tv, non fosse per il fatto di avere uno Blackman ossessionato da vitale differenziazione rispetto al mainstream. Un’operazione di ripulitura assai “sovversiva”, dice lui, per riportare l’attenzione sui personaggi che vivono in quella serie. Lui, che di fumetti è stato a digiuno troppo a lungo, nelle pagine del fumetto ha trovato la risposta alla sua fame di psicologie su cui affondare metaforicamente i denti (un po’ come ai tempi di Fargo). Blackman deve essere peraltro uno dei pochi fortunati a cui gli eroi di The Umbrella Academy hanno davvero “parlato” arrivando a ben pochi compromessi con il fumetto originale e lavorando sempre nel rispetto dei fan.

Modello base di riferimento però è I Tenenbaum, meraviglioso film del 2001 di Wes Anderson, applicato alla materia fumettistica. Wow, che coraggio! I risultati però li vediamo sullo schermo, eccome. Tra l’altro con riprese davvero splendide, la preferita delle quali ci sembra la casa ripresa in sezione per mostrarci tutti i ragazzi nelle rispettive stanze. Accademia di bambole. Il resto è spettacolo puro e arriva in fretta la sensazione che Blackman, Way e Bá, accreditati come executive producer, si siano presi tutto il tempo di questo mondo per raccontare e svelare la storia dei 7 incredibili eroi con l’ombrellino. Qui sotto il trailer italiano: buona visione!

– Mario A. Rumor



martedì 12 febbraio 2019

Al cinema anche Nicky Larson, alias Ryo Saeba

Non si può dire che i francesi manchino di courage. Siccome è ormai chiaro che manga e anime li amano più di noi (trattandoli editorialmente, e non solo, con tutti gli onori), i cugini d’Oltralpe partono avvantaggiati perfino quando s’inventano operazioni rischiosissime come quella di fare un live action basato su un famoso manga. È il caso dell’attore e regista Philippe Lacheau, reduce dai successi nazionali di Babysitting. L’attore due anni fa aveva postato sul proprio profilo Instagram l’annuncio che nessuno tra i suoi fan si sarebbe mai aspettato di leggere: il mio nuovo film sarà un adattamento della serie City Hunter (che in Francia è conosciuta con il titolo Nicky Larson). Una serie che ha spopolato dal 1990 nel programma tv Club Dorothée del canale privato TF1, permettendo così al fumetto di arrivare poi in libreria.

Intitolato Nicky Larson et le parfum de Cupidon, il film di Lachaeu è uscito nelle sale francesi lo scorso mercoledì 6 febbraio, dopo l’anteprima per la stampa di dicembre. Enorme la pressione vissuta sul set dal suo protagonista. Due le ragioni: l’emozione di vestire i panni di un eroe dell’adolescenza Ryo Saeba, con gli stessi abiti che vedeva in televisione, e un pizzico di timore nel deludere la schiera di fan che lo hanno apprezzato nei suoi film precedenti. La pressione non è mancata neppure prima, in realtà: dopo aver passato un anno e mezzo a scrivere la sceneggiatura del film con il fratello Pierre senza avere ancora l’autorizzazione del creatore Tsukasa Hojo, Philippe è poi partito alla volta del Giappone con in mano una copia dello script tradotta in nipponico da far leggere al sensei. La deadline per ricevere semaforo verde o pollice verso era strettissima: appena due giorni, terminati i quali Hojo, evidentemente rassicurato e divertito, ha dato la sua approvazione. Tanta e tale è stata la gioia di Lacheau da voler offrire un piccolissimo ruolo al disegnatore nella pellicola. Hojo, prima ha accettato entusiasta ma in seguito, come da personale timidezza e riservatezza, ha preferito tirarsi indietro. La produzione era tuttavia già disposta a inviare una minitroupe a Tokyo per filmare il singolo piano del maestro giapponese.

Nicky Larson in versione su grande schermo è decisamente un omaggio a manga e anime anche nel look (basta ammirare le tre locandine ufficiali) ma non si è lasciato sfuggire qualche utile riferimento a Mission: Impossible e alla serie di film con 007 alias James Bond. Tanto, la materia è sempre quella. Dal canto suo, proprio in omaggio all’infanzia passata a seguire la serie animata in televisione, Lacheau ha voluto offrire piccoli ruoli anche a Vincent Ropion, voce francese di Nicky Larson, e al cantante della sigla tv. È tuttavia più probabile che chiunque sulla faccia del pianeta ricorderà ben altra guest star in Nicky Larson et le parfum de Cupidon: nientemeno che la procace e bellissima Pamela Anderson, pure lei un residuato anni Novanta difficile da dimenticare... e perfetta per il mokkori show di cui Ryo Saeba è ancora imbattuto campione! Qui sotto il trailer originale del film, che speriamo presto di vedere anche in italiano.

Mario A. Rumor

domenica 10 febbraio 2019

Un “linus” dal sapore di Miyazaki

Il numero di febbraio di linus lo storico mensile sui fumetti nato nel 1965, oggi diretto da Igort e pubblicato da quasi un anno da Baldini+Castoldi (acquisita ancora un anno prima al 95% da La Nave di Teseo) s’è vestito a festa per omaggiare Hayao Miyazaki, che il 5 gennaio ha nel frattempo compiuto 78 anni.

Anfitrione d’eccezione, Paolo Bacilieri: autore della copertina in stile “tutti insieme appassionatamente” e in evidente stato d’euforia incontrollata, che ritrae il maestro dell’animazione mondiale alla guida di un’Ape Piaggio stipata di gran parte dei suoi amati personaggi televisivi e cinematografici. L’idea visivamente è molto “intrigante”, così si usava dire una volta, ma di certo non nuova: ricordiamo certe fanzine nipponiche apparse nei primi anni Ottanta, che traevano godimento da escamotage molto simili sistemando sempre Miya-san alla guida di uno storico veicolo della sua fenomenologia animata (quindi: Fiat 500) e attorniato dalle sue inseparabili creature in pose artistiche a ripetere le più celebri azioni compiute su piccolo schermo.

Che poi le pagine iniziali di questo numero di linus siano occupate da alcune tavole del Little Nemo di Winsor McCay è un appiccicare (in)consciamente il naso a un mondo fantastico e immaginario che il Nostro ha già provveduto a fare, dal momento che il Piccolo Nessuno è stato il film animato dei primi anni Ottanta che Miyazaki e il socio-maestro Isao Takahata tentarono di portare in animazione, in mezzo ad artigiani europei, co-produttori americani, concorrenti e colleghi di indisciplinata arguzia: Osamu Dezaki, Yoshifumi Kondo e altri ancora. Ciò che invece ci attende su linus qualche pagina oltre è un fin troppo calcolato sfoggio di interventi informativi e critici sul regista giapponese, con un bel ricordo dello stesso Igort in forma di fumetto e l’altrettanto bell’articolo “La fantasia non è una stanza chiusa”, in cui Andrea Raos rovista nei volumi illustrati di Miyazaki più noti come i suoi personali taccuini. La generale impressione tuttavia è che perfino linus si sia adeguato all’italianità di operazioni editoriali del genere che prevedono l’approfondimento-barra-temino dell’esimio professore, la puntuale rivelazione della poetica miyazakiana di un esperto-barra-critico e una costellazione di arcinote considerazioni.

Ciò detto, al termine della lettura del numero, uno si chiede legittimamente: ma allora noi per chi li scriviamo i libri? E qui parlo egoisticamente di me stesso e dei miei saggi a tema ghiblico (e su Takahata in particolare, come l’ancora disponibile The art of emotion). Di certo non per l’esimio professore. Né tantomeno per chi redige le didascalie e mi piazza a pagina 21 una foto in bianco e nero di Miyazaki e Yasuo Otsuka, il quale però viene scambiato per Takahata. Della serie: avete mai visto il sensei Isao con il berretto di Otsuka in testa? Io no. E ancora, poco distante, scritto grande come se fosse verità depositata da dio in persona, l’input informativo che proclama: «Nel 1985 Hayao Miyazaki, Isao Takahata, Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma fondano il celebre Studio Ghibli». Eh no, mica vero. Takahata non è mai apparso tra i co-fondatori dello studio in quanto “appoggiò” la nascita di quello studio per agevolare la carriera del suo giovane amico, ma non fremeva di lavorarci.

E qui arriviamo al fumettino di Guarnaccia & Moccia incentrato proprio su Takahata. A me pare un colossale misunderstanding nato (e sviluppato) per ovvie ragioni “artistiche” e di sintesi. Non fosse che ci recapita così facendo una delle più sbrigative versioni biografiche sul regista smaterializzando la poetica artistica (vera) della coppia Takahata/Miyazaki, di come si conobbero e di come praticarono l’arte della protesta ai tempi Toei e di come trasformarono quella protesta in arte dello spettacolo. Soprattutto, il fumettino sgancia una tonnellata escrementizia sul glorioso studio Toei Doga, che non fu mai un paradiso terrestre per animatori e disegnatori alle prese con migliaia di cels da disegnare alla settimana, ma neanche il campo di lavoro immaginato dai due giovani Guarnaccia & Moccia con gli animatori ritratti tristi-tristi a fianco dei più pimpanti eroi della tv anni Sessanta.

Dunque, un numero certamente non miracoloso come ci auguravamo, però il linus in salsa Miyazaki almeno aiuta a capire che forse per omaggiare un regista come lui sarebbe sempre opportuno far parlare chi davvero lo conosce (eh dai, non vorrete dire che Igort non ha i contatti giusti per arrivarci?), passando per la sempre apprezzata arte dell’omaggio artistico “esterno” come hanno provato a fare i tipi di Ynnis/Animeland con il volume francese Ghibli. Les Artisans du rêve. Altrimenti, Igort e suo fumetto a parte, finisce che la stupenda illustrazione di Bacilieri conduca l’allegra brigata Miyazaki in un insignificante vicolo cieco.

Mario A. Rumor

martedì 5 febbraio 2019

“Fumo di China” n.282 in edicola e fumetteria

Pur vessata dal ritardo “a cascata” dopo la distribuzione del numero natalizio, sta arrivando nelle migliori edicole e fumetterie italiane il nuovo FdC n.282, con splendida copertina inedita di Stefano Turconi colorata da Emanuele Tenderini per il ritorno di Wondercity in uscita da Tatai Lab.

Dopo un editoriale di ricordo agli scomparsi Grazia Nidasio, Laura Battaglia, Mario Bortolato e stigmatizzazione degli recenti strafalcioni dei mass media sul fumetto e animazione (una parola su tutte: Adrian), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più una prima nuova rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti nel Bel Paese), il dossier mensile si focalizza sul ritorno nel Collegio delle Meraviglie di Wondercity con una lunga intervista a Emanuele Tenderini sulla nuova edizione con l’attesa prosecuzione e conclusione della saga ideata da Giovanni Gualdoni nel 2002 e rimasta interrotta.

Poi omaggiamo la memoria della grandissima Grazia Nidasio con un ragionamento sulla sua levatura con ben pochi paragoni internazionali da parte di Andrea Plazzi e la testimonianza “dietro le quinte” nel doppiaggio della serie tv animata della Stefi da parte di Fabrizio Mazzotta, un incontro esclusivo con Capitan Artiglio che ci racconta com’è «crescere tra cowboy, dinosauri e alieni» e un’amabile chiacchierata con Guillermo Mordillo, a margine della sua mostra con Tapirulan a Cremona.

Quindi chiacchieriamo con Nina Bunjevac a proposito del suo Bezimena, il #MeToo e le donne, nonché le sue prossime opere, ricordiamo Laura De Vescovi, appassionata moglie e colorista del gigantesco Dino Battaglia, accendiamo i riflettori sul collettivo romano O.R.A. Autoproduzioni e rivediamo quando il Fumetto si misura con la Storia (da Alix l’intrepido a l’epica impresa di Fiume con Gabriele d’Annunzio), per poi andare a spasso per il tempo e lo spazio con una nuova edizione del fumetto delle origini La famille Fenouillard per Edizioni Clichy.

E ancora... 7 pagine di recensioni per orientarsi nel consueto mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane. Le rubriche: “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose), “Niente Da Dire” (la la nuova rubrica curata dall’omonimo portale giornalistico lanciato a Lucca da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sul film d’animazione Luis e gli alieni e i fratelli Jaime & Beto Hernandez), “Il senso delle nuvole” (una seconda nuova rubrica con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto, illustrazione e cinema d’animazione)... e le strisce fra satira sociale e graffiante ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e molto di più su  FdC n.282 (distribuito da MePe e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito!), a soli 4 euro con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

domenica 27 gennaio 2019

“Diabolik sono io”, il Re del Terrore torna al cinema!

Dopo l’unico precedente di Noi, Zagor (2013), un altro documentario sui fumetti arriverà in oltre il doppio delle sale cinematografiche italiane, interamente dedicato al Re del Terrore! Diabolik è il ladro che più di ogni altro è entrato nell’immaginario collettivo del Bel Paese: un fenomeno del fumetto nostrano che ha ormai raggiunto quasi 150 milioni di copie vendute, travalicando il medium per approdare già negli anni Sessanta perfino nella musica e nel cinema.

Il docufilm Diabolik sono io grazie a Nexo Digital dall’11 al 13 marzo in 250 cinema (qui l’elenco completo delle sale), con tanto di coupon per uno sconto in FdC n.283... guiderà gli spettatori attraverso la storia dell’intuizione di due giovani ed entusiaste imprenditrici milanesi nei primi anni Sessanta, le sorelle Angela e Luciana Giussani, capaci di dar vita al Re del Terrore e al suo mondo. Oltre a mostrare rari materiali d’archivio della casa editrice Astorina, il docufilm, scritto da Mario Gomboli (direttore ed editore del fumetto dal 1999) con il regista Giancarlo Soldi, si rivelerà anche un’indagine avvincente che cercherà una possibile spiegazione del mistero legato ad Angelo Zarcone, il disegnatore del primo albo di Diabolik uscito nel novembre 1962, inspiegabilmente scomparso senza lasciare tracce dopo aver completato le tavole di quel primo fumetto (poi ridisegnato in una migliore versione da lì sempre utilizzata per le ristampe).

Di Zarcone, soprannominatoil tedesco per la carnagione chiara e i capelli biondi, si sa soltanto che dopo aver consegnato alla redazione le tavole de Il re del terrore” sparì senza lasciare recapiti. Sembrava essersi volatilizzato: nel 1982, per il ventennale della testata, le sorelle Giussani assoldarono persino il famoso investigatore Tom Ponzi per ritrovarlo, ma il misterioso disegnatore si era come dissolto nel nulla. Un uomo in fuga, un latitante, un’ombra nera che si aggira nella notte, cosa succederebbe se quel disegnatore si trovasse oggi a cercare se stesso? Chi troverebbe? Angelo Zarcone oppure Diabolik?

Partendo da questo spunto, il docufilm immagina di tratteggiare un identikit quanto più accurato del Re del Terrore, avvalendosi di una galleria di testimoni dell’Olimpo del fumetto: Milo Manara, Mario Gomboli, Alfredo Castelli, Tito Faraci, Gianni Bono, Giuseppe Palumbo, esperti del noir come Carlo Lucarelli e Andrea Carlo Cappi, registi visionari come i Manetti Bros. (che presto riporteranno al cinema il personaggio, con un casting ad aprile e riprese entro il 2019), il costumista Massimo Cantini Parrini e la partecipazione straordinaria di Stefania Casini nei panni dell’avvocato Bianca Rosselli. Anche se a fare da fil rouge della narrazione saranno ancora una volta loro, le sorelle Giussani, grazie a un’intervista “senza tempo” riemersa dalle Teche Rai, un materiale preziosissimo, che insieme ai Super 8 ritrovati dei viaggi di Angela e Luciana attorno al mondo, alle tavole storiche dell’archivio Astorina e agli omaggi disegnati dal vivo da Giuseppe Palumbo contribuiranno a dare vita a un ritratto mai visto prima dell’eroe del fumetto.

Qui sotto il teaser del docufilm:

giovedì 24 gennaio 2019

“Divinità di una moderna mitologia” a Cremona

Si chiama “Supereroi e non! Divinità di una moderna mitologia” la mostra - a ingresso libero! - a cura del Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, allestita al Centro Culturale Santa Maria della Pietà di Cremona dal 9 febbraio al 31 marzo 2019 a indagare un fenomeno sempre più dilagante.

Uomini in costume, storielle per ragazzini: questo è stato a lungo il giudizio nei confronti dei supereroi, soprattutto quelli più famosi DC e Marvel. Ma nel 1986 cambia qualcosa. Quellanno rappresenta una data cardine per il fumetto supereroistico. Il 20 marzo esce il primo albo di Batman. Il ritorno del Cavaliere Oscuro, scritto e disegnato da Frank Miller. La sua rivisitazione dellUomo Pipistrello, grazie a un approccio più maturo e realistico nei confronti del genere e a uno stile innovativo e cinematografico, segna linizio di una nuova era per i comics a stelle e strisce. Pochi mesi più tardi, a giugno, compare il primo capitolo del capolavoro Watchmen, opera dello sceneggiatore Alan Moore tradotta visivamente da Dave Gibbons. I due britannici realizzano unopera complessa, stratificata, labirintica, in cui la figura del supereroe viene decostruita. Nel contempo John Byrne riscrive le origini di Superman con Man of Steel, mentre in casa Marvel il redattore capo Jim Shooter cerca di svecchiare la linea editoriale lanciando una fase di rinnovamento dei personaggi con il progetto di un New Universe, che però non avrà fortuna.

Oggi i supereroi sono saldamente presenti nell'immaginario collettivo di un pubblico ampio e variegato soprattutto attraverso film e serie televisive, i cui plot narrativi pescano a piene mani dalle saghe create proprio negli ultimi trentanni. Miller e Moore hanno reso adulti gli uomini in costume e influenzato sceneggiatori come Bendis, Ellis, Ennis, Gaiman, Millar, talentuosi autori di opere a fumetti diventate di culto anche grazie all'esposizione mediatica promossa dall'industria dell'entertainment (cinema, tv, videogiochi...). E se prima si parlava di eroi con superpoteri, oggi che le loro storie plasmano la fantasia dei lettori e del pubblico in maniera così pervasiva possiamo tranquillamente affermare che questi personaggi sono ormai assurti al rango di divinità, creando una nuova mitologia a cui esser devoti.

La mostra si propone lobiettivo di raccontare levoluzione del genere supereroistico dal 1986 a oggi ripercorrendo i titoli di alcune delle più apprezzate avventure dei personaggi di casa DC e Marvel (con riferimenti alle produzioni editoriali Dark Horse e Image), senza dimenticare di far riferimento a quanto proposto sul grande e piccolo schermo. Attraverso tavole originali, riproduzioni, film, verranno dati spunti di lettura e di visione al pubblico della mostra. Non mancheranno incontri di approfondimento con esperti e con disegnatori.

mercoledì 23 gennaio 2019

Tornano “Le anime disegnate” di Raffaelli!

Vorrei proprio vederlo, un futuro storico della critica fumettistica (ammesso che questo ramo dello scibile meriti in futuro una qualche attenzione) come tratterà Le anime disegnate di Luca Raffaelli: saggio che, uscito nel 1994 con l’editore Castelvecchi, rieditato e in parte rifatto nel 2005 per minimum fax e ora riproposto, ulteriormente rivangato, da Tunué (cartonato, 304 pp in b/n, € 28,00).

Un autentico libro “vivo”, anzi vivacissimo perché, se l’originario sottotitolo «Il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi» si fregia ora anche di un «e oltre», c’è da tener presente in più la sua dovizia di immagini, assenti alla prima edizione; ma soprattutto le considerazioni introduttive di grande ragionevolezza, quali «tutto è cambiato, con il web prima e lo smartphone poi» e subito dopo quella fondamentale: «i pensieri, le filosofie dei cartoni animati che questo libro vuole comprendere e indagare sono tutte ancora lì. [Salvo] le novità che negli ultimi anni davvero aggiungevano qualcosa di nuovo rispetto alle tematiche classiche, sia per qualità sia per originalità».

Rimane in piedi dunque la robusta ossatura dell’impianto, basata su quel sottile gioco di parole di intendere animé – contrazione giapponese dell’americano animation – come anime, che senza l’accento vale filosofie, che stanno alla base del concetto di animazione. Filosofie che Raffaelli “interpreta”, nel momento in cui le descrive, sintetizzandole in tre filoni fondamentali. Uno per tutti, è la filosofia di Walt Disney: rendere adulta l’animazione, ampliandone il vocabolario e le capacità espressive, così non da interpretare la realtà, bensì di inventarne una parallela, grazie allo studio e alla scoperta di regole grafiche che a suo tempo hanno rifondato l’animazione. Tutti contro tutti sarebbe invece il minimo comun denominatore caratterizzante la Warner, principale concorrente Disney (con altri), i cui successi si devono ad animatori come Chuck Jones, Tex Avery, Robert Clampett, che hanno saputo rivoluzionare i canoni vigenti negli scorsi anni Quaranta, sviluppando un’animazione basata su un geniale surrealismo e su sequenze di inarrivabile dinamismo: concettuale e nella concitazione dei movimenti nell’animazione stessa. E alla fine il Tutti per uno, l’ipotetico motto dove il libro di Raffaelli si fa ancora più originale, dedicato all’anime, ossia il «cartone animato» giapponese, oggi imperante e proteiforme. Qui l’atteggiamento dell’autore è del tutto anticonformista rispetto alle idee correnti, cioè a quanto sui “cartoni” giapponesi si è detto fin troppo spesso. Le sue sono del resto idee originali concepite grazie alle visite personali agli studios giapponesi (in confronto a interventi passati, basati su idee magari preconcette). Secondo Raffaelli (e giustamente), gli anime sono molto più ricchi di umanità di quanto affermino i disinformati o i superficiali e le serie animate televisive hanno successo perché i loro autori sanno cogliere lo spirito del tempo, parlando all’«anima» degli spettatori, specie gli adolescenti.

Un libro che è divenuto subito un classico, e rimane imperdibile ancora a 25 anni dalla prima uscita (a maggior ragione per le integrazioni fino a questa terza).

– Gianni Brunoro

martedì 22 gennaio 2019

Romics, il concorso Libri a Fumetti 2019

Dal 4 al 7 aprile 2019 ritorna la fiera Romics con una nuova edizione del Concorso sui Libri a Fumetti, che premia le maggiori firme nazionali e internazionali della Nona Arte: tra i premiati degli scorsi anni Gipi, Igort, Shaun Tan, ma anche gli esordienti Gaia Cardinali, Alice Socal e Vinci Cardona. Sarà inoltre allestita una mostra riservata ai libri in concorso, dove le opere saranno fruibili al pubblico, un’area di live performance dedicata al fumetto ed un focus all’interno del catalogo ufficiale della manifestazione, in modo da poter offrire maggiore visibilità alle matite italiane e internazionali che partecipano al concorso.

Con un pubblico di oltre 400 mila visitatori annuali, la fiera romana si conferma un appuntamento per tutti gli appassionati e operatori dell’editoria del fumetto. Per l’edizione 2019 il concorso si arricchisce di due nuove sezioni: Miglior Libro per Bambini e Ragazzi, Miglior Fumetto Digitale. Confermate le altre sezioni Miglior Libro di Scuola Sudamericana, Miglior Libro di Scuola Angloamericana, Miglior Libro di Scuola Europea, Miglior Libro di Scuola Italiana, Miglior Libro di Scuola Giapponese, Miglior Ristampa, Premio Nuovi Talenti (nato lo scorso anno dalla collaborazione instaurata tra Romics e il Cepell - Centro per il libro e la lettura, Istituto autonomo del Ministero dei Beni Culturali e delle Attività Culturali), Premio Speciale della Giuria, Gran Premio Romics.

La Giuria del concorso sarà composta da personalità del mondo del fumetto, della cultura e dell’arte. La cerimonia di premiazione si terrà domenica 7 aprile 2019 presso il Pala Romics, Sala Grandi Eventi e Proiezioni, nel padiglione 8. A questo link la premiazione della scorsa edizione nel 2018. Le iscrizioni al concorso si raccolgono qui: in bocca al lupo a tutti!.

mercoledì 9 gennaio 2019

Saggi e assaggi sul fumetto, di Moreno Burattini

C’era una volta il fumetto. Gli eroi di carta denunciavano, scandalizzavano, eccitavano, ma soprattutto divertivano. Erano amici, fratelli, complici e compagni di vita. Moreno Burattini, uno fra i più noti sceneggiatori italiani, raccoglie in questo bel volume di Cut-Up Publishing 37 suoi articoli, editi e inediti, che raccontano il fumetto di ieri e quello che oggi ne è rimasto. Una carrellata di saggi e assaggi brillanti, divertenti, talvolta polemici e sempre appassionati realizzati durante i decenni, che consegnano al lettore scorci e istantanee di un panorama indimenticabile, affollato di personaggi e di autori, di editori e di testate, che hanno segnato un’epoca. E che resteranno.

I lettori di fumetti di 30, 40, 50 anni fa magari non conoscevano i nomi degli autori delle storie che divoravano, ma frequentavano edicole traboccanti di testate sorprendenti e audaci, in grado di regalare emozioni, dare i brividi. Perché poi tutta la teoria critica e filologica, tutte le ricostruzione storiche e le contestualizzazioni riguardo ai fumetti si riduce a capire la magia di un brivido. Ci fu un tempo in cui fiorivano le case editrici e i giovani autori trovavano sempre il modo di fare gavetta, a bottega da colleghi già affermati o negli studi professionali, pubblicando prima su piccole testate per approdare poi su quelle grandi una volta che si fossero fatti le ossa. Ai giorni nostri, gli editori in grado di portare in fumetto in tutte le edicole si contano sulle dita e in ogni caso non c’è più la ressa per comprare le testate che vi arrivano. Per chi vuol leggere fumetti, è difficile persino rintracciarli perché la distribuzione è quel che è e non tutte le edicole sono rifornite di fumetti allo stesso modo.

Prima di essere un noto e importante autore di fumetti, ne è stato un appassionato lettore. E di fumetti ha sempre scritto, al punto da aver dedicato alla Nona Arte persino la sua tesi di laurea. Ha iniziato pubblicando i suoi primi testi critici su una fanzine ciclostilata nel 1985, poi ha proseguito su altre riviste amatoriali, come su volumi di pregio. Ha scritto libri, gestito blog come il suo Freddo cane in questa palude (da una canzone di Ligabue dedicata allo Spirito con la Scure), curato gli apparati critici di collane come Alan Ford Story della Mondadori o Zagor - Collezione Storica per la Repubblica, senza mai fare distinzioni fra grandi e piccoli editori, pubblicazioni fatte da appassionati o testate blasonate.

Alcuni articoli sono inediti, pubblicati per la prima volta. Non c’è un ordine di lettura consigliato: si può perciò saltare di palo in frasca. Scrive Moreno nella sua prefazione: «A me piacerebbe se qualcuno di voi si incuriosisse, grazie ai miei Discorsi sulle Nuvole, riguardo a un fumetto che non ha mai letto, lo leggesse e se ne innamorasse». La passione e la competenza di Burattini traspare in ogni pagina, come in questo filmato da Etna Comics 2013... buona visione, e buona lettura!

martedì 8 gennaio 2019

40 anni di “Anna dai capelli rossi”

Esattamente 40 anni fa, il 7 gennaio 1979, in Giappone andava in onda il primo episodio di Anna dai capelli rossi (Akage no An), “La sorpresa di Matthew Cuthberg”. Sulle note della splendida Kikoeru Kashira di Ritsuko Owada, l’orfanella Anne Shirley entrava ufficialmente nel mondo dell’animazione dopo aver sperimentato proprio in Giappone una straordinaria popolarità grazie al romanzo di Lucy M. Montgomery, pubblicato nel 1908 e tradotto in giapponese nei primi anni Cinquanta da Hanako Muraoka.

Come Heidi, Marco e Peline Story prima di lei, Akage no An rientrava a buon diritto nel genere del Sekai Meisaku Gekijo, contenitore animato di Nippon Animation che traeva linfa dai più celebri romanzi per l’infanzia occidentali. Romanzi che in Giappone hanno conosciuto una popolarità e un seguito, anche in chiave merchandising, davvero esorbitante, talvolta più gratificante che da noi. La fortuna di queste serie animate, in parte, doveva eterna gratitudine alla presenza di registi come Isao Takahata (su cui vi consigliamo il nostro volume The art of emotion), sceneggiatori come Yoshiyuki Tomino (ebbene, sì) e animatori del calibro di Hayao Miyazaki, Yoichi Kotabe, Yoshifumi Kondo e sparute artiste donne, tra le quali Noriko Moritomo e Masako Shinohara (alcune di loro migreranno in seguito nello Studio Ghibli). Un ensemble creativo davvero unico e mai visto all’opera “così” su piccolo schermo.

Torniamo indietro nel tempo dunque a 40 anni fa, a una domenica sera. Alle 19.30 un’entusiasta Anne Shirley fa la sua comparsa in tv lasciandosi alle spalle l’orfanotrofio in Nuova Scozia per raggiungere l’isola Principe Edoardo. Qui, nella cittadina di Avonlea, la attende una nuova vita presso la fattoria dei fratelli Marilla e Matthew Cuthberg, i quali hanno richiesto un orfano che li aiuti nel lavoro dei campi. Ignara del malinteso, Anne sogna a occhi aperti. Si gode il viaggio sul calessino di Matthew e inizia a fantasticare immaginando quella che sarà la sua nuova avventura. Una volta chiarito il disguido, dopo non poche lacrime, la ragazzina viene accolta al Tetto Verde. Sia chiaro: non saranno subito rose e fiori. Tra eccessi fantasiosi e parecchi guai in cui finisce per cacciarsi, Anne gradualmente matura e cresce sotto le affettuose attenzioni di Marilla, conosce l’amica del cuore Diana Barry, e inizia la sua educazione scolastica (e religiosa) per intraprendere un cammino che la condurrà all’età adulta.

Il mondo riflesso attraverso gli occhi di Anne, a partire dalla sua stanzetta con la modesta carta da parati per poi spingersi fuori, nel mondo meraviglioso dell’isola Principe Edoardo, è sempre stato uno dei motivi d’orgoglio della serie, permeata dalla tradizionale indagine dell’animo umano portata avanti dal compianto Takahata, il primo a essersi accorto dell’eccezionalità e della stravaganza della ragazzina. Ma che fatica stare dietro alle sue richieste! Enorme realismo, discussioni infinite con i collaboratori: Akage no An non sarebbe il capolavoro che è senza la spigolosa risolutezza creativa del suo principale artefice. Nel giro di 50 episodi e di un’intera stagione votata alla poesia, al piacere della contemplazione – che non costa nulla ed è sempre a portata di sguardo – Akage no An è diventato uno dei serial più amati da quella generazione di giapponesi, per poi conquistare il cuore degli occidentali (sul primo canale Rai, nell’ottobre 1980). Come è stato più volte riconosciuto dagli stessi autori dell’anime, in primis il produttore Junzo Nakajima, senza il quale il Sekai Meisaku Gekijo non avrebbe conosciuto una così solida popolarità, Akage no An non si è avviato sull’impervia strada della televisione raccontando la storia di un singolo individuo, ma ha trovato una sua beatitudine narrativa grazie al cast di personaggi che attorno ad Anne gravitano in una girandola di emozioni, sentimenti, risate e dramma. Il pubblico di allora si ritrovò a seguire la serie con stupore, ansia e trepidazione.

10 anni dopo la messa in onda, nel 1989, Isao Takahata tornò a far visita all’orfanella portandole in dono una riedizione per il cinema ottenuta montando spezzoni dei primi sei episodi (titolo: Akage no An: Green Gables e no michi). Quel film di 100 minuti è stato poi protagonista di pubbliche attenzioni almeno due volte: nel 2010 con nuova capatina in sala e, lo scorso ottobre, con proiezione di un solo giorno in un cinema di Shinjuku in vista delle celebrazioni del quarantennale ma anche in omaggio al defunto maestro dell’animazione. Tra i fan celebri dell’anime troviamo la mangaka Rumiko Takahashi. Lei la trovava divertente, nonostante le tragicomiche vicissitudini della sua protagonista. Inoltre adorava il ritratto della quotidianità, proprio lei che della materia sarebbe diventata maestra grazie a fumetti come Maison Ikkoku - Cara dolce Kyoko, una quotidianità che era l’esaltazione della vita che chiunque di noi può sperimentare ogni giorno. Se a Takahashi-san chiedete ancora oggi il segreto della serie, non avrà dubbi in proposito: ogni grammo di entusiasmo ed eccitazione proveniva da questa ragazzina, Anne Shirley, e dalla sua genuina sensibilità. La serie, tra l’altro, affrontava il tema della morte alla maniera di Takahata: un evento “reale” al quale non si sfugge, ritratto in chiave melodrammatica. Gli spettatori, poi, già sapevano tutto anche senza aver mai letto il romanzo. La fatidica puntata con la scomparsa del buon Matthew, infatti, era stata anticipata nel promo settimanale della serie mandato in onda senza l’abituale tema sonoro ma con un BGM (background music) più triste e solenne.

Numerose le pubblicazioni in lingua giapponese dedicate alla serie. Leggendario il volume edito nel 1991 da Kadokawa Shoten, Akage no An – Newtype Illustrated Collection: anche per le cifre sparate vent’anni fa dai primi importatori di “cose giapponesi” (il prezzo viaggiava ben oltre le 100 mila lire). Altro volume molto costoso, circa 6500 yen, e molto ambito è Sekai Meisaku Gekijo – Akage no An Memorial Album, ricco di immagini, image board, ekonte e testi di approfondimento. Se siete assidui lettori della rivistina dello Studio Ghibli Neppu, nel giugno 2010 è uscito anche un numero speciale interamente dedicato alla serie. Nei contenuti, i ricordi di regista e produttore, la testimonianza della “spettatrice” Takahashi e molto altro.

40 anni dopo l’esordio, dunque, con un prequel realizzato nel 2009 ancora da Nippon Animation e basato sul romanzo Sorridi, piccola Anna dai capelli rossi di Budge Wilson (edito in Italia da Kappalab), Akage no An è ormai entrato a far parte dell’olimpo dei classici. Un’opera di inestimabile bellezza e intelligenza riconosciuto soprattutto come il gran capolavoro televisivo di Takahata, prima che il regista si dedicasse di nuovo al cinema.

– Mario A. Rumor

domenica 6 gennaio 2019

“Fumo di China” n.281 in edicola e fumetteria

Pur vessata dai ritardi nella distribuzione natalizia, è finalmente arrivato nelle migliori edicole e fumetterie italiane il nuovo FdC n.281, con splendida copertina inedita di Giuliano Piccininno e colori di Luca Giorgi) dedicata alla figura di Stan Lee.

Dopo un editoriale di presentazione sul’omaggio all’uomo-immagine e co-fondatore dell’Universo Marvel come oggi lo conosciamo che ha onorato 80 anni di meraviglie sempre con il sorriso sulle labbra, le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più un approfondimento sui primi 50 anni delle fumetterie in Europa grazie a Lambiek), ci focalizziamo su storie e curiosità dell’ultimo grande creatore di miti del Novecento, con dettagli poco noti del “Sorridente”, i ricordi del “nostro” Fabio Licari dalla Lucca primaverile del 1993 con cui ha iniziato a collaborare con FdC, i sempre più invadenti richiami reciproci tra “The Man” e la cultura pop, e infine la top 5 dei migliori tweet che hanno ricordato la scomparsa del leggendario editor Marvel.

Poi guardiamo al fascino della vita quotidiana secondo Kazuo Kamimura narrata ne L’Età della Convivenza e Il Club delle Divorziate, l’autore uno e trino EsseGesse (un sogno lungo 70 anni con Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon e Pietro Sartoris) e quindi una lunga intervista a Stefano Casini, che dopo il breve racconto degli esordi intrecciati a FdC ci aiuta ad approfondire le sue uscite più recenti per Mondadori Comics e Tunué con uno sguardo al futuro in un inedito western da autore unico...

Quindi incontriamo Elisa2B, all’esordio da autrice unica con La chiamata di cui ci racconta i “dietro le quinte”, e una lunga analisi firmata dall’esperto di arti visive “a tutto tondo” Ferruccio Giromini dei 22 albi dei Fumetti nei musei prodotti da Coconino Press in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali.

E ancora... 7 pagine di recensioni per orientarsi nel consueto mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane. Le rubriche: “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose), “Il Rinoceronte in carica” (la rubrica di Daniele Daccò, tra i fondatori del nuovo portale giornalistico Niente Da Dire lanciato a Lucca insieme a Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sul ’68 a fumetti, Inerzia e Kaleido di Eris Edizioni, la fine di Adventure Time e tre mostre esemplari su Topolino, Jack Kirby e Zerocalcare), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto, illustrazione e cinema d’animazione)... e le strisce fra satira sociale e graffiante ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e molto di più (distribuiti da MePe e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito!), a soli 4 euro: buona lettura!