lunedì 24 giugno 2019

Fumetti da indossare, che fanno bene alla Terra!

Si chiama Comic Sons, ed è un progetto ecosostenibile di T-shirt creative, che presentano storie a fumetti realizzate dai più grandi nomi della scena indipendente.

Per essere più precisi, Comic Sons è anzitutto anti-allergica, anti-irritante, antisettica e ad alta traspirabilità. L’iniziativa si fregia delle certificazioni GOTS (Global Organic Textile Standard), Fair Share e Oeko-Tex: tutti riconoscimenti che attestano l’intento ecosostenibile e la qualità del cotone organico utilizzato, così come il fatto che non è stato impiegato nessun pesticida in agricoltura e tutte con la più bassa percentuale d’impatto ambientale (meno del 91% di acqua, niente pesticidi, sotto il 62% di energia, meno del 50% di CO2 e del 37% di altri gas).

Comune denominatore che ha unito le forze creative di Antonio Sciolé (product manager e designer), Fabio D’Alonzo (self publisher), Simone Angelini (fumettista) e Paolo Sacchetti (graphic designer) sono le due mission fondanti di la divulgazione del processo ecosostenibile e del suo sviluppo attraverso il lavoro artistico: il vero valore aggiunto del progetto! Il team creativo ha pensato bene di chiamare un parterre de roi di fumettisti che operano nel campo indipendente d’ogni estrazione: tutti a raccolta per una nobile causa comune. Il nutrito cast di autori ha saputo trasmettere l’idea dell’ecosostenibilità attraverso le loro storie... tutte da leggere, ma anche da indossare!

Gli autori coinvolti sono, in rigoroso ordine alfabetico (prendete fiato), Eliana Albertini, Simone Angelini, Alessandro Baronciani, Manfredi Ciminale, Carota Nera, Pablo Cammello, Marie Cecile, Edo 9000, Vincenzo Filosa, Ivan Manuppelli alias Hurricane Ivan, Enrico D’Elia in arte Infidel, Luciop, Macchiavello, Alessandro Martorelli alias Martoz, Lorenzo Mò, Nova Sin, Enrico Pantani, Cristina Portolano, Francesco D’Erminio in arte Ratigher, Tommaso Di Spigna alias Spugna, Adam Tempesta, Davide Toffolo, Tommy Gun Moretti, Fabio Tonetto e Giulia Spagnulo in arte Zuzu.

Giovedì 27 giugno 2019 viene inaugurato lo shop on line e dal 28 al 30 giugno si tiene la prima presentazione al pubblico di Comic Sons nella cornice internazionale dell’Indie Rocket Festival di Pescara: a far conoscere le T-shirt e a farle toccare con mano, saranno ospiti Nova, Zuzu, Simone Angelini e Spugna. Per info e contatti, c’è il sito ufficiale e l’indirizzo e-mail.

Buona lettura... indossando fumetti ecosostenibili come quelli che vedete qui sotto!


lunedì 17 giugno 2019

Torna il MystFest, con Diabolik e Baronciani

Per anni il MystFest, il Festival Internazionale del Giallo e del Mistero nato con una “edizione zero” giusto 40 anni fa, ha rappresentato un appuntamento fisso per gli appassionati del genere, ma non solo. Le solite ristrettezze economiche lo hanno ridimensionato dal 2001 alla sola componente letteraria, ma organizzatori e appassionati hanno tenuto le carte in regola per tutti i palati. Con pazienza e oculatezza, Cattolica (RN) lo sta facendo risorgere e quest’anno comprende 4 giorni di spessore, da non perdere anche per tutti gli amanti del fumetto e dell’immaginario.

A partire dal manifesto, disegnato (con efficacia) dall’eclettico Alessandro Baronciani con un affettuoso omaggio ad Andrea G. Pinketts, scomparso lo scorso 20 dicembre.L'autore di Pesaro – nella foto qui a lato il primo sulla destra, dalla parte opposta di Simonetta Salvetti sarà anche protagonista di una prima assoluta: lo spettacolo per voce, chitarra e disegni Negativa, dal suo libro più recente, illustrato dal vivo con interventi di Carlo Lucarelli e la colonna sonora di Colapesce, mercoledì 26 giugno.

Ancora fumetto giovedì 27 con Diabolik, il Re del Terrore che dal 1962 ha venduto oltre 150 milioni di copie e ancor oggi vanta 3 milioni e mezzo di copie distribuite all’anno. La serata approfondirà le figure fuori dal comune delle sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani che crearono il personaggio, e il mistero del disegnatore del primo albo, il fantomatico Angelo Zarcone. Interverranno Patricia Martinelli (autrice e già direttrice dell'Astorina), Davide Barzi, Andrea Carlo Cappi, Carlo Lucarelli e il regista Giancarlo Soldi, con presentazione della nuova edizione arricchita del libro di Barzi per Nona Arte sulle Giussani, Le Regine del Terrore e il docufilm Diabolik sono io diretto da Soldi, con rari materiali d’archivio fra cui un’intervista inedita alle sorelle riemersa dalle Teche Rai.

Due le mostre dedicate a Pinketts: all’Hotel Kursaal (in piazza 1° Maggio) “Enjoy your Monsters” di Alexia Solazzo, con opere originali dall’ultimo libro di Pinketts “E dopo tanta notte strizzami le occhiaie” (Libri Mondadori) aperta fino al 14 luglio, e in viale Bovio “Andrea G. Pinketts, lo sceriffo di Cattolica”, un percorso di testimonianze fotografiche dei 30 anni di amore dello scrittore per la Regina dell’Adriatico fino al 30 settembre.

Per tutta la durata del MystFest sarà allestito in piazza il Mercatino Giallo: libri, fumetti, locandine, t-shirt, gadget. Sabato 29 infine la cerimonia di premiazione. La giuria composta dagli scrittori Cristiana Astori, Annamaria Fassio, Franco Forte, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi e Simonetta Salvetti, direttrice dei Teatri di Cattolica e curatrice della manifestazione premierà tra i 110 racconti pervenuti il vincitore del 46° Premio Gran Giallo Città di Cattolica. Saranno inoltre consegnati il Premio Alberto Tedeschi e il Premio Alan D. Altieri.

Qui sotto, tre quarti d’ora della serata d’apertura nella scorsa edizione:

domenica 16 giugno 2019

“Alias Comics” torna il 5 luglio e diventa settimanale

Nuova stagione con il botto, per il supplemento a fumetti del “quotidiano comunista” il manifesto. Da luglio ogni venerdì torna in edicola la testata composta interamente da fumetti prodotti in esclusiva. Cominciata nell’estate 2017, l’avventura di Alias Comics si è ripetuta nel 2018, per un totale di 10 numeri e oltre 200 pagine di storie complete che hanno appassionato i lettori. Dati i risultati lusinghieri, anche quest’estate la testata torna in edicola... ma in una formula rinnovata che riporta i fumetti dentro il quotidiano, in omaggio alle origini della Nona Arte.

Ha spiegato Matteo Bartocci, direttore editoriale de il manifesto e curatore della testata insieme all’art director Alessandra Barletta: «Dopo due anni come supplemento  era giusto che anche Alias Comics diventasse parte integrante del “Sistema Alias”, i nostri inserti culturali del weekend. Così abbiamo deciso di portare il mondo dei fumetti e dei videogiochi in un inserto settimanale in edicola ogni venerdì». Da qui il nuovo format con cui la testata si presenta ai lettori ogni settimana a partire da venerdì 5 luglio: un inserto gratuito di 8 pagine tutto a colori, con storie, approfondimenti e interviste tutti da leggere e collezionare.

Da Onofrio Catacchio a Stefano Zattera, da Ariel Vittori ad Alberto Lavoradori, fino a Tiziano Angri, Andrea Voglino & Diego Cajelli & Gianluca Maconi e Luca Vanzella & Luca Bertelè, gli autori e gli eroi che hanno fatto la fortuna della testata sono tutti pronti a regalare ai lettori nuove emozioni. Ma la periodicità settimanale fa sì che la testata apra anche ad altri apporti. Spazio, quindi, a storie firmate da Otto Gabos, Hurricane Ivan (già dal 29 marzo autore di un’intera pagina di fumetto con le nuove avventure dei suoi I sopravvissuti) e Stefano Casini, ma anche talenti meno noti, arruolati dopo un attento processo di selezione. Ha commentato Andrea Voglino, critico fumettistico e responsabile della direzione creativa dei Comics: «Abbiamo un cast artistico più sfavillante e articolato che mai. Ma sempre in linea con la filosofia di Alias Comics e la missione di provocare e divertire il lettore senza dimenticare l’attualità, un carburante irrinunciabile per tutte le narrazioni a fumetti più interessanti e “resistenti”». Fra i nuovi collaboratori anche il nostro Loris Cantarelli, direttore editoriale di Fumo di China dal 2012, in un ruolo di “cultore della materia” pronto a offrire al pubblico utili panoramiche a 360° per orientarsi fra i meandri degli universi a fumetti.

Infine, a differenza che nelle precedenti stagioni, tutte concentrate fra estate e autunno, il nuovo Alias Comics settimanale nasce per diventare un appuntamento fisso per gli appassionati: le prime 48 uscite della testata sono già una certezza, ma la volontà è quella di durare nel tempo. Insomma, come da tradizione delle migliori storie di sempre, la parola d’ordine è una sola: (continua…)

mercoledì 12 giugno 2019

“Fumo di China” n.286 in edicola e fumetteria

Anche questo mese potete trovare nelle migliori edicole e fumetterie italiane il nuovo FdC n.286, con splendida copertina inedita di Mariano De Biase dedicata alla nuova maxiserie bonelliana Odessa a cavallo tra fantascienza e fantasy.

Dopo un editoriale con alcune riflessioni sulla lettura di fumetti nell’era digitale, tra film e telefilm ma in espansione nelle librerie – a 30 anni dall’esordio di FdC nel canale delle edicole, come segnala il nostro strillo in copertina – e le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti in Italia e non soltanto), il dossier mensile si focalizza sulla “fusione” di generi e di specie aliene nel fumetto seriale bonelliano con la nuova maxiserie Odessa con un’intervista esclusiva agli ideatori Davide Rigamonti & Mariano De Biase.

Poi spazio all’incontro con con Federica Di Meo & Elena Zanzi sulle tante incarnazioni della loro serie Somnia (esempio variopinto di “Jap Style” tutto italiano), il profilo per gli 80 anni di Max Bunker (un fumettista “larger than life” nel ritratto “visto da vicino” del poliedrico Giuseppe Pollicelli), la nuova iniziativa del “fumettista misterioso” Sudario Brando (la rivista FGIUS! con doppia copertina di cui una personalizzabile!), oltre all’incredibile carriera tra alti e bassi di Félix Nadar (passato dal giornalismo alle caricature d’umorismo e satira e alla fotografia) e ai 30 anni tra Francia e Italia delle Editions Mosquito di Michel Jans (che incontriamo per parlarci dei tanti autori italiani che pubblica Oltralpe). Quindi la vicenda editoriale del nuovo manga Asadora di Naoki Usarawa (narrata come sempre con gustosi “dietro le quinte” da Mario A. Rumor) e un colloquio esclusivo con Susan Napier, la saggista USA che ha dedicato un nuovo straordinario saggio al mondo di Hayao Miyazaki).

Infine, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sul saggio riccamente illustrato Matsumoto: Manga of Zero Dimension e l’autoproduzione Denti di Elisa 2B), “Il senso delle nuvole” (la rubrica con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione)... e le strisce fra satira e ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.286 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro in grande formato 24 x 33,5 cm con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

giovedì 6 giugno 2019

Questo manga s’ha da collezionare!

Racconta Toshihiko Sagawa, ideatore e direttore della celebre rivista dalle tematiche omosessuali June, che quando Il poema del vento e degli alberi (Kaze no Ki no Uta, 1976) di Keiko Takemiya uscì in Giappone sulle pagine di Shojo Comic, finì a stretto giro per diventare il manga più imitato dalle giovani disegnatrici di doujinshi che affollavano il Comic Market da lui fondato nel 1975. Non si sa bene quanto coscientemente, ma per Sagawa la disegnatrice era già un punto fermo nella cultura manga: oltre quarant’anni fa, a ottobre 1978, chi aveva illustrato la copertina del primo numero di June? Proprio lei.

La signorina di Tokushima che appena 17enne aveva mosso i primi passi su COM, il periodico a fumetti all’avanguardia ideato da Osamu Tezuka, realizzando il manga breve Ototo (“Fratello”). La stessa signorina che alla fine degli anni Sessanta aveva conosciuto Moto Hagio e con lei e Norie Masuyama era andata a vivere in un appartamento su cui, con singolare tempismo, era piovuto il soprannome “Oizumi Salon”. Sorta di versione al femminile del Tokiwaso di tezukiana memoria e che qualcosa di altrettanto concreto per la storia del fumetto giapponese avrebbe prodotto: la creazione di quel Nijyuyo-nen Gumi (il famoso “Gruppo 24”) da cui sarebbe scaturito lo shōjo manga moderno con autrici che di lì erano transitate: Yumiko Ōshima, Yasuko Aoike, Minoru Kimura e Riyoko Ikeda tra le tante.

In realtà Keiko l’aveva combinata grossa. Il poema del vento e degli alberi, quando finalmente vide la luce, era diventato il “manga dello scandalo”, un’opera da evitare perché oltremodo scioccante. L’autrice aveva impiegato tantissimo tempo a convincere i suoi editor Shogakukan a pubblicarla: la perseveranza l’aveva gestita in parallelo alla sua popolarità tra i lettori, dunque qualcosa da testare e mettere alla prova, soprattutto sotto il profilo artistico. I puristi avrebbero presto sancito che a causa di quel fumetto che parlava di amori omosessuali tra adolescenti, e che l’amore tra adolescenti lo mostrava spudoratamente nelle sue vignette (e pure stupri e incesti), la 26enne disegnatrice aveva scoperchiato un vaso di Pandora che non andava toccato. I più visionari, al contrario, avrebbero celebrato quelle pagine, quelle immagini e quei sentimenti in cui vita e morte, amore e odio sono una miscela micidiale e perfetta, come un’ipoteca sul futuro. Ma Takemiya era già il futuro, con paradossale anticipo. Grazie al formidabile coraggio di “donna in mezzo a un mondo di uomini”, aveva reso più esplicito ciò che l’amica Moto aveva appena sfiorato nei suoi fumetti: l’amore tra due ragazzi. Entrambe avevano sfidato la convenzione dello shōjo come patria di adolescenti innamorate tra ordinarietà e tribolazioni della vita di tutti i giorni, dove perfino un bacio era considerato una cosa audace.

Keiko Takemiya deve essersi sentita un po’ come Agatha Christie quando nei primi anni Settanta decise di pubblicare la sua commedia teatrale Akhnaton, scritta quarant’anni prima e ambientata nell’antico Egitto tra amori proibiti e incesto a dominare la scena. Probabilmente entrambe avevano deciso di respirare l’aria libertaria che quel decennio sembrava deciso a spargere in ogni tassello della vita sociale e culturale. Ma se Christie partiva avvantaggiata grazie alla consolidata carriera di scrittrice, la mangaka doveva guadagnarselo, il diritto di disegnare un fumetto come Il poema del vento e degli alberi. Doveva soprattutto riuscire a trasmettere e raccontare l’amore in ogni sua sfaccettatura, pure spingendolo sull’orlo di un precipizio grazie al protagonista Gilbert Cocteau, abbandonato dai genitori e cresciuto con uno zio, che diventa il balocco sessuale dei compagni di studio più grandi ma anche di spregevoli adulti. Gilbert che finisce per conoscere Serge in una gabbia scenografica occidentale d’altri tempi nata dalla passione viscerale di queste autrici di fumetti per Herman Hesse, Bram Stocker, Fëdor Dostoevskij e Alexandre Dumas.

Il poema del vento e degli alberi, di cui scriviamo grazie alla splendida pubblicazione italiana realizzata da J-Pop (volumi singoli o box da collezione, a cura di Georgia Cocchi Pontalti), che Keiko l’hanno lungamente inseguita e corteggiata pur di portare per la prima volta in Italia un simile capolavoro, è un po’ un’opera letteraria per immagini. Epocali i contenuti e straordinarie le immagini, in cui la vertigine di uno sguardo o di un volto catturato in primo piano sono l’equivalente della teoria per eccellenza che governa il fumetto per ragazze: dare un senso personale, indistinguibile, alle espressioni e alle emozioni. Un’arte del disegno che ha reso quelle immagini, prese singolarmente, opere da collezionare (per i fan c’è il volume illustrato Kaze to Ki no Uta Gensen Fukusei Genga Shu del 2017). Dietro quei volti e quegli sguardi, conferma Takemiya, s’insinua un mondo di ideali e temi supremi su sentimenti e sessualità di cui il lettore non può più essere tenuto all’oscuro. Oggi come ieri.

Quarant’anni dopo la pubblicazione in Giappone, il nemico più pericoloso de Il poema del vento e degli alberi non è pertanto la morale strisciante del passato o il perbenismo giornalistico di oggi (che talvolta è un revenant inopportuno e maleducato quando si tratta di fumetti giapponesi di un certo tipo), bensì la banalizzazione che già incombe su di questo, ora che il box da collezione è stato presentato ufficialmente a Lucca Comics & Games 2018. Volete mettere l’abisso che corre tra le strampalate video-recensioni dei nostrani youtuber e la sublime sintesi di una Banana Yoshimoto, giusto per fare un esempio, la quale presentando l’opera di Hagio, forse la più grande amica e rivale di Takemiya, al prof. Giorgio Amitrano, con candore e devozione da otaku diceva: “Moto Hagio vale quanto e più di tanti scrittori. Guarda che è come Dostoevskij!”.

Qui sotto, Marco Schiavone delle Edizioni BD e J-Pop a Lucca che presenta l’opera.

– Mario A. Rumor

domenica 2 giugno 2019

Finalmente in arrivo il Ghibli Amusement Park

Alla notizia ci è quasi venuta voglia di danzare. Il cinema animato per molti più bello al mondo è pronto finalmente a cimentarsi con la magia tanto agognata: trasformare l’immaginazione in realtà. Da tempo era noto che anche lo Studio Ghibli stava valutando di compiere il “grande passo”, proprio come i colleghi d’Oltreoceano alla Disney fin dal 1955, con la creazione di un parco dei divertimenti ispirato ai film e ai personaggi dei capolavori di Hayao Miyazaki.

Venerdì 31 maggio nella prefettura di Aichi a Nagoya, si è tenuta una conferenza stampa che ha portato allo scoperto i tre emissari burocratici dell’operazione “Ghibli Amusement Park” e li ha lasciati parlare, dopo tante aspettative, davanti ai giornalisti. Da una parte c’era l’immancabile & ineffabile Toshio Suzuki in rappresentanza del Ghibli, il governatore Hideaki Omura e il presidente del quotidiano Chunichi Shimbun, Uichiro Oshima (nella foto in alto, nell’ordine). Tre partner commerciali riuniti in singolar missione: trasformare gli oltre 200 acri a disposizione dell’Aichi Commemorative Park, usato per l’Expo 2005 a Nagakute vicino Nagoya, in un mondo coloratissimo e tangibile di attrazioni, edifici in stile europeo, villaggi dei tempi antichi e chissà cos’altro. La novità rispetto al primo bollettino rilasciato alla stampa riguarda la data di cotanto sforzo produttivo: non più il 2020, ma il 2022.

Quello dei parchi a tema, attrazioni ispirate agli universi della finzione cinematografica, ha appena vissuto l’apertura in California del Galaxy’s Edge su Star Wars proprio lo scorso 31 maggio. E non è un argomento nuovo nemmeno in Giappone. Basti pensare che nel 1956 quando la Toei stava gettando le basi per la fondazione di Toei Doga, uno dei punti in discussione tra i colletti bianchi della compagnia era davvero questo: la creazione di parchi e attrazioni, anche per venir fuori dalla miseria della guerra. Se è vero che la Disney c’è arrivata un po’ prima, e che nei suoi stabilimenti già adesso è disponibile merchandising assortito dai film Ghibli (per l’intesa commerciale stipulata tra i due nel 1996), ora è certamente garantito che il nuovo parco nipponico si candida a scatenare non soltanto la fervida fantasia di Miyazaki, ma soprattutto quella di manager e CEO al pensiero del giro d’affari che il parco realizzerà. Quanto a Miya-san, dietro il progetto c’è proprio lui, gelosissimo di ogni sua “invenzione”, e anche il figlio Gorō, come già accaduto per il Museo Ghibli aperto nel 2001 in quel di Mitaka City che lo vide per un certo periodo direttore.

Riprodurre finalmente il mondo cinematografico dei film Ghibli, motto di Toshio Suzuki nel corso della conferenza stampa, significa sulla carta dare forma a cinque aree specifiche: ai cancelli di partenza dovrebbe trovarsi il Seishun no Oka (“La collina della giovinezza”) con ispirazioni da La collina dei papaveri (2011), il film di Goro Miyazaki, e da I sospiri del mio cuore (1995) di Yoshifumi Kondo. “Ghibli no Daisoko” (“Grandi Magazzini Ghibli”) è l’area coperta, quindi visitabile tutto l’anno, all’interno della quale troveranno posto le attrazioni, i giochi, i negozi e le sale cinematografiche. “Mononoke no Sato” (“Villaggio Mononoke”) sarà chiaramente l’omaggio green, in mezzo alla natura, al capolavoro di Miyazaki del 1997 e così l’area “Majo no Tani” (“Valle della maghetta”) che guarda a Kiki - Consegne a domicilio (1989) e Il castello errante di Howl (2004). Infine, resta “Dondoko Mori” (“Foresta Dondoko”) che amplia un’area esistente, la casa di Mei e Satsuki da Il mio vicino Totoro (1988) e già protagonista dell’Esposizione Universale 2005.

Bocche cucite sul budget necessario. L’ultima volta, quando si decise di avviare il progetto del Museo Ghibli, una parte dei miliardi di yen ce li misero il produttore Seiichiro Ujiie (scomparso nel 2011) e la Nippon Television (la prima emittente commerciale nata in Giappone nel 1953). Ma lì si trattava soprattutto di un vecchio amico e ammiratore di Miya-san e del socio-amico-mentore di sempre, Isao Takahata, che forse al ritorno economico non ha mai davvero badato. Questa è certamente ben altra questione... Nell’attesa, in tanti sono pronti a scommettere che tale meraviglia delle meraviglie potrebbe vedere la luce proprio assieme al nuovo figliolo cinematografico di Miyazaki. Un tempismo perfetto.

– Mario A. Rumor

giovedì 30 maggio 2019

10 anni di Cartoni animati di solidarietà a Rimini

Clara, rimasta vedova, si sente sola. Federico vuole giocare con i videogiochi. Roxan sente nostalgia della sua Africa. Maggie ha paura perché è caduta in una buca nel terreno. C’è poi lo studente rimasto intrappolato durante il terremoto e il piccolo riccio Carletto. Sono i protagonisti dei Cartoni animati di solidarietà 2019, che terranno incollato allo schermo il pubblico dello storico Cinema Fulgor di Rimini, in occasione della “prima” di martedì 4 giugno alle ore 17.30. Un evento promosso da Volontarimini e Cartoon Club.

Quest’anno si festeggiano i 10 anni dei Cartoni, un progetto che ha coinvolto numerose associazioni e diverse scuole elementari del riminese. Qui, i volontari sono andati a raccontare le proprie storie agli alunni che le hanno elaborato con le animazioni realizzate insieme all’illustratore Riccardo Maneglia. Un ricco repertorio che dal 2006 a oggi presenta alla cittadinanza il volontariato, ma in un modo del tutto particolare: privilegiando lo sguardo dei bambini. Nell’anno scolastico 2018/19, il progetto ha coinvolto le scuole H.C. Andersen di Cerasolo, Ferrari di Rimini e Don Milani di Ospedaletto, con la partecipazione delle associazioni Il Giardino della Speranza, Rimini For Mutoko, Vite in Transito, Una Goccia per il Mondo, Obiettivo Terra e Anpana.

La proiezione sarà preceduta alle ore 16 da un incontro sulle buone prassi educative. Dopo i saluti di Mattia Morolli (assessore Scuola e Politiche educative del Comune di Rimini) seguiranno gli interventi di Riccardo Maneglia (disegnatore e conduttore dei laboratori nelle classi), Federica Zanetti (docente in Didattica e Pedagogia), Giorgio E.S. Ghisolfi (regista, disegnatore e professore in cinema d’animazione), in presenza di volontari e insegnanti.

L’ingresso è libero, ma va richiesta l’iscrizione compilando il modulo sul sito ufficiale. Per avere ulteriori informazioni basta chiamare il tel. 0541.709888 o scrivendo a questa e-mail.