martedì 26 gennaio 2021

“Patria. Crescere in tempo di guerra” a fumetti

Le parate sportive in divisa, l’obbligo di scrivere lettere ai soldati al fronte durante le ore di lezione, il culto della figura del Duce, le rappresentazioni vestite da contadinelle. Sono solo alcuni aspetti della propaganda fascista “seduta” sui banchi di scuola, con le sue di persuasione e un processo continuo di indottrinamento al credo fascista. Anche Graziella Mapelli cresce in questo clima dominato dalla guerra e dal rigore ideologico. Come tanti coetanei, Graziella è una bambina costretta a diventare grande in fretta. Patria. Crescere in tempo di guerra (BeccoGiallo, 224 pp, 19 euro), uscito lo scorso 14 gennaio, è un graphic novel di formazione in cui, accompagnati per mano da Graziella, facciamo conoscenza di come i bambini degli anni Trenta vivevano tempo libero, scuola, manifestazioni di paese e con quale orecchio furono abituate ad ascoltare le trasmissioni radiofoniche: ogni aspetto della loro giovane vita contribuisce al lento e inesorabile inculcare dell’ideologia fascista.

Attraverso ricordi e pagelle, articoli di giornale, foto e cartoline d’epoca, la nipote Bruna Martini ricostruisce passo dopo passo l’infanzia di zia Graziella, immergendosi nell’album di famiglia che diventa, pagina dopo pagina, una preziosa indagine storica sull’intera nazione. In un tempo dominato dal desiderio di governi autoritari, Patria è una testimonianza che vuole offrire un contributo alla discussione sul fascismo e le sue tecniche di propaganda, per riconoscerle e imparare a combatterle. 

In particolare, Patria è un graphic novel di formazione che segue le vicissitudini di Graziella, una ragazzina educata nel credo fascista, costretta a crescere in fretta in un clima dominato dalla guerra e dal rigore ideologico. Attraverso il punto di vista della protagonista, il racconto esplora il processo di indottrinamento dei giovani operato dal regime, analizza le tecniche di persuasione della scuola dell'epoca, e fa luce sui principali aspetti dell'ideologia e della storia fascista. Il libro unisce disegni a pastello e acquarello con oggetti di epoca fascista: da vecchie fotografie a lettere dei soldati del tempo, da articoli di giornale a pagelle, quaderni e libri di testo usati nelle scuole del Ventennio. Un altro modo di leggere, documentarsi e riflettere sulla Shoah e le ideologie.

Graziella è la zia di Bruna, ha 88 anni e vive a Lecco, dove si è trasferita per sfuggire agli orrori della guerra. Ha lavorato come ragioniera per 40 anni. 10 nipoti e 11 pronipoti, oggi è felicemente in pensione. Bruna nata a Lecco e vive a Londra, un decennio di esperienze nel campo animazione e illustrazione, suoi cortometraggi e illustrazioni ottenuto premi in festival internazionli e trasmessi in tv nel Regno Unito. Qui sotto, Graziella si racconta in esclusiva:


martedì 19 gennaio 2021

“Io sono Beethoven”, una biografia a fumetti

Attendibile ed essenziale. Una biografia in occasione di una celebrazione ce la aspettiamo così. Se poi è persino divertente, allora l’opera è davvero intonata. La scientificità accademica non è il primo tratto di “Io sono Beethoven”, la biografia a fumetti del geniale compositore, scritta e disegnata da Alessandro Polito con sfondi e colori di Laura Pederzoli, ma il libro (nella collana Curci Young delle Edizioni Curci di Milano) è basato su un’accurata ricerca storiografica e iconografica, omaggio a fumetti per i 250 anni dalla nascita di un genio della musica.

Già autori della fortunata serie Herr Kompositor su cui FdC li ha più volte incontrati, Polito & Pederzoli spingono i tasti dell’ironia per raccontare ai più giovani (ma anche ai più adulti e smaliziati, specie quelli che non si fanno arrestare dal pregiudizio sulle “nuvolette”) i fatti salienti della vita del musicista: l’infanzia a Bonn, i maestri e i mecenati, le donne amate sino alla maturità viennese. Ma ci sono soprattutto i grandi incontri – con Haydn, per esempio, dalle cui mani «raccoglierà lo spirito di Mozart» – e gli scontri di un uomo che ha fatto la storia non solo della musica eppure è stato sempre in perenne lotta con il destino e con la società. Anche la raffigurazione di Polito ce lo restituisce così: un po’ “ingrunito”, quasi sospettoso, compreso il ciuffo ribelle che ne nasconde una parte del viso, quasi a volersi celare anche dal mondo che lo attornia.

E chissà che direbbe di questa versione lo Schroeder dei Peanuts, il fanatico appassionato di musica e ossessionato proprio da Ludwig von Beethoven, che perde la pazienza ogni volta che Lucy lo interrompe mentre suona al pianoforte ed è in trance mentre ascolta la Nona Sinfonia del grande compositore tedesco (di cui spesso si vedono i pentagrammi con le note esatte!)...

Il libro è arricchito da una playlist disponbile su Spotify e Apple Music, che introduce il lettore all’universo sonoro di Beethoven e fa da commento musicale alle vicende narrate. Il risultato è un viaggio avvincente nella storia del musicista che più di ogni altro ha fatto della ribellione l’essenza stessa della sua arte immortale.

Polito, compositore perfezionatosi all’Accademia di Santa Cecilia, pianista, direttore di coro, filosofo e Ph.D, autore di saggi musicologici, comic artist e game designer. Nel 2004 ha ideato Herr Kompositor, il primo metodo di composizione musicale a fumetti.

Pederzoli, maestro d’arte in grafica pubblicitaria, storica dell’arte e Ph.D. Si occupa di e-learning, visual e web design, è autrice di numerose pubblicazioni sul tema e ha ideato la Certificazione Matrice Dumas. È color artist e color designer di Herr Kompositor.


venerdì 15 gennaio 2021

“Lamù - Only You”, il primo film non si scorda mai

La questione dei punti di vista è la via più diplomatica per trarre d’impaccio quei film, forse non particolarmente riusciti, che però hanno qualcosa di interessante da raccontare. Prendiamo Only You (1983), il primo lungometraggio della serie Lamù, la ragazza dello spazio (Urusei Yatsura, 1981), che di punti di vista ne ha ben due: quello del regista e quello degli appassionati. Per colpe decisamente non sue la pellicola continua a navigare a vista nell’immaginario degli anime fan, oscurato da quel Beautiful Dreamer (1984) che Mamoru Oshii realizzò attirando una volta per tutte le attenzioni su di sé, e trovando una scusa ufficiale per lasciare lo Studio Pierrot, presso il quale lavorava, e diventare un autore-incognita finalmente libero di realizzare i progetti che desiderava. Compresi quelli surreali e filosofici che la sua filmografia anni Ottanta illustra così bene. Contro ogni perplessità, il cinema si affezionò in fretta all’aliena Lamù e ai suoi strampalati compagni di scuola (l’allupato darling Ataru Moroboshi, il nobile Mendo, Shinobu, Megane). Non tanto per le vicende inseguite sullo schermo, quasi sempre a trazione romantica, quanto per l’ovvia repetita iuvant circa il successo raccolto dall’anime televisivo una volta andato in onda su Fuji Television nell’autunno del 1981.

In realtà già dal 1978, quando il fumetto di Rumiko Takahashi fece sapere al mondo quanto era divertente, il piccolo schermo lo aveva adocchiato per eventuale adattamento animato. Quando le cose si fecero ufficiali, Yūji Nunokawa, presidente dello Studio Pierrot (realtà emergente in animazione), decise di affidare la regia della serie a Oshii. Autore ancora emergente in televisione ma ansioso di realizzare qualcosa davvero “suo”. Urusei Yatsura sul piccolo schermo da principio urtò non poco i lettori del fumetto, non trovandoci la sostanza del manga. Una miscela esplosiva di infuocate lettere indirizzate a Fuji Tv si alternò a ben più inquietanti minacce, come ai tempi dei rasoi inviati per posta alla doppiatrice di Lady Oscar. Va detto che per qualche secondo Oshii rischiò sul serio l’allontanamento: i dirigenti del network ricordavano ancora bene quel primo episodio con il seno di Lamù magnificamente esibito e mai coperto nonostante le pressioni. Infischiandosene degli ascolti zoppicanti, Oshii proseguì invece per la sua strada. E fece bene. Urusei Yatsura gradualmente riprese quota. Due uomini lo aiutarono a risollevare l’umore del grottesco guazzabuglio di adolescenti e cronache extraterrestri della serie: Kazunori Ito, chiamato a sceneggiare alcuni episodi; e l’attore Shigeru Chiba con la sua interpretazione di uno dei personaggi meno in vista nel fumetto, Megane, ma astro nascente nella serie animata e contraltare riflessivo dello stesso Oshii (e tale resterà nel film Beautiful Dreamer). Questo e molto altro fece lievitare gli ascolti al 27%.

Oshii restò in carica come regista fino all’episodio 129 e la produzione passò dallo Studio Pierrot alla Studio Deen. Nel mezzo, tra alti e bassi, trovarono posto i lungometraggi. Only You rappresentò alla perfezione il clima un po’ incerto e raffazzonato dell’ingresso nel cinema di Lamù: un mondo in cui le idee non mancavano, gli animatori in gamba neanche ma un capitano degno di portare in porto l’impresa no. Non è chiaro se il regista designato fosse stato in un primo tempo Takashi Annō, animatore che legherà il suo nome ancora all’universo di Takahashi (esempio supremo: Maison Ikkoku Cara dolce Kyoko). Ciò che invece apparve chiaro durante la lavorazione, fu la precisa volontà di Nunokawa e di Tadashi Oka (il dirigente più in vista di Fuji Tv) di consegnare Only You a Oshii per una sorta di continuità formale con la serie televisiva. Una volta accettato l’incarico, Oshii trovò parte del lavoro già pronto: la sceneggiatura e il personaggio di Elle (la rivale in amore di Lamù nel film) piuttosto ben definito sulla carta e sotto il profilo grafico. Il regista tuttavia si dichiarò subito scontento desiderando apportare delle modifiche - che fecero infuriare la sceneggiatrice Tomoko Konparu, futura penna al servizio di Osamu Dezaki - e dovendo peraltro lavorare in condizioni precarie e tempi stretti di consegna: appena cinque mesi. Un margine che tuttavia all’epoca era normalissimo per un lungometraggio animato.

Oshii vedeva Only You come un episodio televisivo espanso, niente di più. La trama ricalcava la struttura delle avventure televisive, le gag erano vagamente le stesse e perfino i volenterosi animatori talvolta furono messi in disarmo (vedere alla voce Koji Morimoto, animatore che nel film lavorò senza però essere accreditato). Egli preferì così ridurre il tutto a un’ora e venti, tagliando molte scene ripresentate poi l’anno successivo in una versione director’s cut ds 101 minuti soltanto per accontentare i fan che, da soli, si erano ampiamente dichiarati soddisfatti dei risultati. A maggior ragione se si considera che tra i sostenitori più accaniti figurava la stessa Rumiko Takahashi, ancora oggi irremovibile sulla superiorità di Only You rispetto agli altri cinque film dedicati a Lamù. Le diatribe tra lei e il regista non sono diventate leggendarie, ma esistevano fin dalla messa in onda della serie, e non si sono dissipate. Anche i colleghi di Oshii colsero le fragilità del suo lavoro piuttosto che lasciarsi contagiare dall’entusiasmo degli appassionati: Shūsuke Kaneko (noto per i due Gamera del 1995 e 1996) trovò per esempio controproducente l’effetto parodia, mentre il buon Hayao Miyazaki, che aveva l’occhio lungo, si limitò a riscontrare una certa familiarità tra gli ingranaggi dell’orologio nella torre del liceo Tomobiki e quelli del suo Lupin III - Il castello di Cagliostro (1979).

Nella storia di Only You, dove l’aliena Elle torna sulla Terra per reclamare il suo sposo Ataru grazie (o per colpa di) un gesto innocente occorso tra lei e il ragazzo durante l’infanzia, c’è sicuramente un forte retaggio televisivo ma esiste anche molta più consapevolezza cinematografica di quanta Oshii desideri ammettere. Il ritmo folle della sequenza iniziale con la consegna delle missive e il sentimento fracassone di solidarietà dimostrato dagli amici a Lamù (personaggio che Oshii faticò a inquadrare in Tv e che esaltò poeticamente nei sogni di Beautiful Dreamer) per riscattare il suo darling sono a conti fatti un buon primo passo per un autore che sapeva, e voleva, fare di più. Il film Only You è tornato in home video italiano in una bella edizione Blu-ray, dominata dalla locandina illustrata all’epoca da Takahashi, per Koch Media. La pellicola è presentata nella sua versione cinematografica ma anche in quella estesa di 101 minuti (con doppio audio, originale e italiano, e scene sottotitolate). Un’occasione imperdibile per guardare da due prospettive differenti il film più amato di Takahashi e, al tempo stesso, osservare l’ascesa creativa di un uomo mai soddisfatto di sé come Oshii.

— Mario A. Rumor

giovedì 24 dicembre 2020

“Fumo di China” n.301 in edicola e fumetteria

Dopo aver lasciato “decantare” il nostro specialissimo FdC n.300 per due mesi, così da consentire di raggiungerlo a tutti i lettori temporaneamente lontani dalle loro abituali rivendite in questi tempi di pandemia, arriva nelle migliori edicole e fumetterie di tutt’Italia il nuovo FdC n.301, con splendida copertina di Sergio Staino sulla sua nuova antologia del suo Bobo: un personaggio a fumetti simbolo di milioni di italiani che non ha uguali in società e politica di tutto il mondo, anche più di Doonesbury in USA...

Dopo un editoriale con il riassunto benaugurante delle ultime settimane (forse con la maggior presenza mediatica di fumettisti di sempre), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone), il nostro dossier mensile vede la chiacchierata-confessione di “Quel signore di Scandicci” con il super-esperto Luca Boschi, in una galoppata di oltre 40 anni nell’Italia di ieri e di oggi senza peli sulla lingua.

Poi una bella intervista semplice eppur commovente con Teresa Marzìa, che ci racconta il suo sodalizio insieme a Federico Memola, nel primo anniversario della scomparsa del nostro primo redattore dallo “sbarco” di FdC in edicola e, nel nostro ciclo d’interviste a personalità di cinema e teatro, è Daniela Piazza a spiegarci come e perché dei suoi fumetti preferiti (con qualche sorpresa), prima di un’intrigante doppietta tra storia e avventura (con due volumi editi da Segni d’Autore che approfondiscono a fumetti due appassionanti vicende reali) e un’appassionata analisi di Aldobrando (storia di un Medio Evo senza tempo, scritta da Gipi e disegnata da Luigi Critone, dopo l’intervista su FdC n.297).

A seguire un po’ di pepe polemico con il riassunto e un approfondimento della vicenda del Wow Spazio Fumetto di Milano con il Ministero dei Beni Culturali, ma anche sulla Nona Arte in generale e la professionalità di tanti autori che la nuova area di Doc Servizi denominata Doc Games, Comics & Cartoons: l’Italia nel 2020 per tutti i professionisti delle arti figurative.

Infine un’analisi inedita su fumetti e potere (di come eroi e supereroi hanno fatto e continuano a fare geopolitica) e una lunga intervista al produttore Craig Rogers di Arbelos Films sul “dietro le quinte” del restauro di Belladonna of sadness (e come si può far rinascere nel terzo millennio un capolavoro del secolo scorso).

E per concludere come sempre in bellezza, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del multitasking Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione culturale lanciato da Daniele Daccò detto il Rinoceronte con le sodali Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (stavolta sull’home video di Anche se il mondo finisse domani, la doppia uscita “biografica” di Hugo Pratt e le uscite bonelliane western “non solo Tex”), gli Strumenti (sulla sempre più numerosa saggistica) e le nuove strisce fra satira e ironia della serie Fex contro Mefìstronz su testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.301 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e come sempre acquistabile via PayPal o con bonifico direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (immutato e caratteristico fin dal nostro sbarco in edicola, oltre trent’anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

venerdì 27 novembre 2020

Prosegue la saga di “One Piece”, anche in Italia

«C’era una volta un uomo che conquistò ricchezza, fama e potere. Insomma, tutto ciò che si può desiderare a questo mondo». Con queste parole, riferite al Re dei Pirati, il 22 luglio 1997 esordiva sulle pagine del settimanale giapponese Shōnen Jump un neonato manga di nome One Piece. Oggi, a distanza di 23 anni, possiamo affermare che anche l’opera di Eiichirō Oda ha raggiunto tutto ciò, all’interno del panorama manga attuale, con l’incredibile cifra di 470 milioni di copie vendute nel mondo, record planetario.

Il prossimo mercoledì 2 dicembre in edicola, fumetteria, libreria e store online sarà disponibile l’albo n.96 della collana italiana, fin dall’inizio nel 2001 pubblicata nel nostro Paese dalle Edizioni Star Comics: un nuovo, fatale incontro con Roger segnerà la vita di Oden, che sta vivendo la sua avventura insieme a Barbabianca. In contemporanea, nel paese di Wa, in assenza di Oden, Orochi sta tramando nell’ombra...

Nonostante gli anni, Rufy & co. continuano a navigare (in tutti i sensi) sempre sulla cresta dell’onda: le vendite del manga non accennano a calare, la serializzazione dell’anime prosegue a gonfie vele e il merchandising spopola, sia tra affezionati di vecchia data che tra i nuovi adepti. One Piece si conferma un fenomeno mediatico unico, capace di ammaliare generazioni diverse e con una fanbase senza precedenti: ogni giorno su migliaia di siti, pagine Facebook, canali YouTube e forum online interamente dedicati gli appassionati discutono e si confrontano, cercando di indovinare il prossimo colpo di scena. 

Merito soprattutto del genio di Oda, in grado di creare un’opera appassionante, multicolore e capace sempre di rinnovarsi pur restando fedele a sé stessa e ai canoni (stretti) dello shōnen manga classico. Infatti, nonostante One Piece adotti una struttura narrativa ricorrente (nuova saga, nuovi villain, nuovi power-up), il 45enne autore nato a Kumamoto è riuscito a sfruttare al massimo le caratteristiche del fumetto nipponico per ragazzi. Il contesto piratesco rimane presente sullo sfondo, ma rappresenta soltanto un escamotage attraverso il quale l’autore conduce i suoi personaggi alla scoperta di luoghi, civiltà e culture sempre diversi, mescolando elementi reali e immaginari in maniera bizzarra e al limite del surreale. In questo modo è possibile incontrare un popolo che ricorda i nativi americani abitare un’isola sospesa nel cielo, esseri simili alle sirene norrene che vivono in una bolla sottomarina e creature uscite dai racconti dell’orrore che popolano quello che sembra un Triangolo delle Bermuda. 

Nonostante il gigantesco “melting pot” di ingredienti apparentemente scollegati, Oda dimostra di saper mantenere il filo logico della storia, che si snoda da oltre un ventennio continuando a tenere il lettore col fiato sospeso. Il tratto dell’autore, morbido e accattivante, seppur non sempre preciso e a volte troppo confusionario si sposa alla perfezione con il clima di baraonda e goliardia che contraddistingue i personaggi. Proprio il character design, sempre azzeccato ed innovativo, rappresenta probabilmente insieme al world building il vero punto di forza dell’opera. Infine Oda, pur mantenendo il target giovanile dell’opera, ha saputo trattare varie problematiche del mondo reale inserendo validi spunti di riflessione e di critica, ad esempio riguardo a tematiche come il razzismo, la schiavitù, l’ecologia, le guerre e la povertà. 

Insomma, per ora la formula di One Piece continua a risultare vincente, convincendo critica e lettori, e chissà che in un futuro non troppo lontano vedremo la nave della ciurma più sgangherata dei sette mari gettare l’ancora definitivamente, consegnando ai posteri quella che sarà ricordata come una delle più grandi epopee del fumetto giapponese e non solo.

– Tommaso Guiducci

mercoledì 11 novembre 2020

Piccolo Teatro “Andrea Pazienza” a San Severo

«San Severo, città del mio pensiero, dove prospera la vite e l’inverno è alquanto mite»: così scriveva Andrea Pazienza ed è proprio a San Severo (FG), tra vigneti, uliveti e il Gargano all’orizzonte, che nascerà un teatro a lui intitolato.

Ridare vita a un luogo, un sito storico-archeologico di rara bellezza e suggestione come il Casino Masselli: impropriamente chiamato oggi masseria, edificato come casino di caccia nella seconda metà dell’Ottocento... per dedicarlo a uno dei figli di questa terra: Paz, definito il “Mozart del fumetto”, “uno dei più grandi autori di narrativa illustrata”; promuovere sentimenti di identità, appartenenza e aggregazione, ma anche innovazione e contemporaneità attraverso “lo strumento delle arti”. Questo è il desiderio di Emiliana Palmieri: puntare i riflettori sulle bellezze umane, paesaggistiche e culturali del suo territorio e farlo con quello che è il suo lavoro, Il teatro.

Perché creare il Piccolo Teatro “Andrea Pazienza”? «Segni e Parole che creano bellezza: il Teatro o Andrea Pazienza. Quindi Andrea Pazienza è Teatro», dice Palmieri.  Le storie di Paz, come lui stesso diceva, erano “cariche di sentimento”, “evocative”, tanto da raggiungere “il cuore del lettore nel modo più diretto possibile”. È il Teatro. Teatro come linguaggio universale, che si chiami prosa, musica, danza o arti visive, Paz come artista poliedrico considerando che ha disegnato, fatto fumetti, dipinto, scritto testi, scritto e fatto cinema, creato scenografie per il teatro. «Mi è sembrato naturale dedicare il teatro ad Andrea Pazienza, perché a suo modo lo rappresenta, ma rappresenta anche questa terra dove “c’è una campagna meravigliosa”». 

Il Piccolo Teatro Andrea Pazienza sarà uno spazio dedicato allo spettacolo dal vivo dove sostenere e promuovere una offerta culturale diversa; un luogo di incontro tra innovazione e tradizione delle diverse declinazioni del linguaggio artistico; una scuola di formazione permanente – una bottega culturale - per maestranze teatrali, dove trasmettere competenze e tutelare i saperi dell'artigianato teatrale al fine di promuoverne la valorizzazione: una scuola che prepari artisti e professionisti delle arti dello spettacolo (scenografi e macchinisti, light design ed elettricisti, costumisti e sarti di scena, fonici).
La finalità è quella di creare una sinergia tra le attività culturali, turistiche, imprenditoriali e i beni culturali locali partendo proprio dalla ristrutturazione di un manufatto rurale che costituisce la memoria del luogo e identifica culturalmente la comunità locale; inoltre intensificare l’interesse intorno all’architettura rurale invoglia a considerare una tale ricchezza storica, culturale e patrimoniale un bene da valorizzare, reinventare e, perché no, sfruttare per creare nuovi lavori.

La ristrutturazione prevederà il recupero di gran parte della costruzione attraverso un “risanamento conservativo” che avverrà grazie al riutilizzo di molti elementi originali. Nel rispetto delle norme che regolano i vincoli paesaggistici verranno utilizzati materiali sostenibili ed a basso impatto ambientale.
L'edificio, inserito in una zona a forte interesse archeologico, ha pianta rettangolare con 3 facce uguali e presenta 8 archi per facciata (4 in linea 2 in colonna), la parte contraddistinta da parete liscia, ed interessata da gran parte dei crolli, farà da congiunzione con la nuova struttura.

Il teatro: la torre scenica sarà inglobata in una parte del manufatto rurale, mentre la sala – che ospiterà circa 200 spettatori – verrà inserita nel nuovo edificio. Fine dei lavori prevista per dicembre 2021
Al momento il traguardo appare complesso, difficile e non privo di insidie, ma la strada è avviata e la direzione è chiara. L’operazione ha un costo complessivo di circa 2 milioni di euro; tramite la partecipazione a un bando, la Regione Puglia finanzierebbe a fondo perduto l’80% del progetto, per una parte del restante 20% è stata avviata una specifica campagna di crowdfunding sulla piattaforma GoFundMe a questo link

Molti sono gli artisti che hanno già dato un contributo con un supporto video:
Antonio Rezza, Fabrizio Gifuni, Giandomenico Cupaiuolo, Luciana Littizzetto, Maria Paiato,
Michele Riondino, Daniela Terreri, Pino Strabioli, Gianni Forte, Orsetta De Rossi, Stefania Bonfadelli, Tosca, Urbano Barberini, Vinicio Marchioni, Andrea Santonastaso, Stefano Disegni (il cui filmato trovate qui sotto), Mariangela D’Abbraccio, Jacopo Fo. Ulteriori info sul sito ufficiale.

lunedì 2 novembre 2020

“Fumo di China” n.300 in edicola e fumetteria

Seppur con una distribuzione tornata un po’ in affanno come i lettori in questi tempi di pandemia, sta arrivando nelle migliori edicole e fumetterie di tutt’Italia il nuovo smagliante e per molti versi incredibile FdC n.300, con splendida copertina inedita di Larry A. Camarda che raffigura tanti personaggi a fumetti che in questo tremendo 2020 festeggiano anniversari “rotondi”... e uno strillo che annuncia quello che di questi tempi è oro puro: 4 pagine in più senza un aumento di prezzo!

Segue uno scoppiettante editoriale con fotografia in movimento del fumetto nazionale (comprese le inedite celebrazioni della XX Settimana della Lingua Italiana e una Lucca Comics & Games ribattezzatasi Lucca ChanGes e quasi tutta digitale), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, oltre ai 95 anni del “fumettista decano” Sergio Tarquinio - che al telefono ne dimostra 20 di meno! - e il nuovo gioco da tavolo di Diabolik), una piccola ma grande celebrazione dei nostri primi 300 numeri in edicola (con 3 copertine storiche e 5 divertenti strisce inedite create “ad hoc” da Marcello) e il nostro dossier mensile, stavolta sulla storia dei Webcomics (in una galoppata di 35 anni dagli Stati Uniti all’Italia: per ragionare sul passato e guardare al futuro).

Poi una bella intervista esclusiva a Silvia Ziche (con un lungo “dietro le quinte” sulla sua nuova serie Noi due scritta da Tito Faraci), un’intrigante chiacchierata a tutto campo con Roberto Banfi (grafico impaginatore e molto altro in tanti progetti Bonelli) sul suo “fare storytelling” con testo e immagini, più un piccolo grande scoop dall’incontro con Mirco Zilio, Andrea L. Gobbi & Andrea Artusi sul nuovissimo romanzo per ragazzi Kid - Il ragazzo che voleva essere Diabolik.

A seguire un’appassionata analisi di Rusty Brown (la nuova opera-libro di Chris Ware meravigliosamente giunta anche in Italia) e nel ciclo d’interviste di FdC a celebrità di cinema e teatro un divertente a-tu-per-tu con Alessandro Benvenuti che ci racconta i suoi incontri a ripetizione con i fumetti.

Infine una lunga intervista all’illustratore e regista d’animazione Alessandro Rak (la carriera, le produzioni, i lavori in arrivo), l’evoluzione multimediale del fenomeno The Last Of Us (da videogioco a fumetto, ora sbarcato anche nel nostro Paese) e la storia “vent’anni dopo” della Lilliput Editrice di Pierluigi Rota: la prima casa editrice di fumetti on demand, “piccola e libera” quindi da non dimenticare.

E per concludere come sempre in bellezza, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò detto il Rinoceronte con le sodali Furibionda e Onigiri Calibro 38), stavolta su una mostra all’aperto di Gino Boccasile, la collana di “collaterali” di RCS Quotidiani Il Grande Magnus e il saggio Matite in guerra), gli Strumenti (sulla sempre più numerosa saggistica) e le nuove strisce fra satira e ironia della serie Fex contro Mefìstronz su testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.300 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e come sempre acquistabile via PayPal o con bonifico direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (fin dal nostro sbarco in edicola, oltre trent’anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!