sabato 17 aprile 2021

“Fumo di China” n.304/305 in edicola e fumetteria

E nonostante le complicazioni della pandemia, le difficoltà nella distribuzione e la stanchezza di tutti... noi continuiamo a tener duro! Finalmente arriva nelle migliori edicole e fumetterie di tutt’Italia il nuovo FdC n.304/305, uno speciale doppio per recuperare i ritardi accumulati nelle varie “zone rosse” delle regioni italiane... con bella copertina inedita degli Scarabocchi di Maicol & Mirco sull’eterna interfaccia tra la realtà e il fumettto che ci aiuta a capirla meglio.

Dopo un editoriale con alcune segnalazioni su quanto avvenuto nelle ultime settimane per fare il punto sul mercato italiano delle nuvolette (perché «Adulto e vaccinato, il fumetto ci aiuta a resistere alla pandemia»), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più un extra disneyano “dantesco” di attualità), la nostra cover story comprende una conversazione esclusiva con Maicol & Mirco (sul 4° volume della loro Opera Omnia, ma anche la vita, la morte e tutto quanto) e poi il dossier mensile vede il clamoroso reportage da due splendide mostre “a distanza” allestite al PAFF da Giulio De Vita, che ci presenta l’innovativo modello museale creato tre anni fa a Pordenone.

Poi l’interessantissimo incontro con Susanna Raule, La Tram, Francesca Ciregia e Sonia Aloi sulla nascita e la missione del collettivo Moleste, un colloquio illuminante su passato e presente ma anche futuro insieme a Ivan Manuppelli in arte Hurricane, e ancora un’intervista “a tutto campo” con il multitasking Renato Ciavola sulle sue mille iniziative editoriali di ieri e di oggi.

A seguire una chiacchierata su fumetto, cinema e serie tv d’animazione con il versatile regista e saggista Giorgio E.S. Ghisolfi («Il disegno è vita»), oltre a una conversazione semiseria sul “realismo del nonsense” nei Gniffe Comics di Stefano Pace tra online e cartaceo, la storia troppo poco conosciuta di Yasuji “Rakuten” Kitazawa (rilanciata da un film biografico di tre anni fa) e il caso Filiberto Mateldi (grandissimo illustratore salvato da un immeritato oblio, grazie a una gran biografia di Paola Biribanti ricchissima di scoperte sorprendenti), ma anche il nuovo splendido volume della Fondazione Rosellini per la Letteratura Popolare dedicato a Franco Brambilla e (tra le interviste di FdC a personalità di cinema e teatro) Stefania Casini ci racconta il suo rapporto con i fumetti. Altri curiosi approfondimenti sono poi le affinità fra il film Tenet e alcune storie nella saga originale di Blake e Mortimer ma anche i suoi seguiti recenti, il nuovo “Made in Italy” tra humor e avventura nello speciale tv animato H2OTeam - Missione Mare (probabile pilota di una nuova serie) e l’imperdibile Zibaldone animato che ristampa articoli e interviste dalla multiforme carriera del nostro grande critico internazionale Giannalberto Bendazzi).
    
E per chiudere come sempre in bellezza, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del multitasking Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione culturale lanciato da Daniele Daccò detto il Rinoceronte con le sodali Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (stavolta sul lirismo ansioso di NicoMadonia, il Manga Manga italiano e il ritorno multimediale di Scott Pilgrim), gli Strumenti (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata ai fumetti, in particolare il libro-intervista G.L. Bonelli. Tex sono io!) e le nuove strisce fra satira e ironia della serie Fex contro Mefìstronz su testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.304/305 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e come sempre acquistabile via PayPal o con bonifico direttamente dal nostro sito), a soli 5 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (immutato e caratteristico fin dal nostro sbarco in edicola, oltre trent’anni fa) in questo numero speciale da 40 pagine tutte a colori: buona lettura!

martedì 23 marzo 2021

“Hello World”, tra romance e fantascienza

Naomi Katagaki è uno studente delle superiori con la passione per i libri. Siamo a Kyoto nell’anno 2027 e un giorno il ragazzo riceve la visita di un uomo che afferma di essere il suo alter ego dal futuro, giunto lì per scongiurare un terribile incidente che capiterà alla campagna di classe e futura fidanzata Ruri Ichigyō. Il Naomi adulto però non ha raccontato proprio tutta la verità…

Hello World di Tomohiko Itō rientra nella folta schiera di film animati giapponesi che, arrivando da noi direttamente in Home Video o in limitata distribuzione di pochi giorni in sala, perdono un po’ della loro magia. Tutto l’aspetto promozionale che trascina l’uscita di una pellicola in Giappone è infatti un mondo a parte fatto di eventi, panel con gli attori e lo staff, sontuosa campagna pubblicitaria (quando butta bene) e media mix accuratamente studiati a tavolino che si tramutano in manga e light novel. A questo va aggiunta l’ampia copertura mediatica che non si riduce come invece qui da noi al banale copia-incolla dei comunicati stampa. A partire dal mese di settembre, le principali riviste di settore, e una moltitudine di magazine online, avevano coperto l’uscita del film con interviste ai doppiatori e al regista, a sua volta coinvolto in un dialogo-confronto con il collega e “rivale” di quella stagione stagione cinematografica Tatsuyuki Nagai, regista di Her Blue Sky.

Si tratta di una dimensione promozionale che consente di mettere meglio a fuoco un film spingendolo a diventare un successo (Hello World in 4 giorni di programmazione è stato visto da oltre 150 mila spettatori), e di capire le dinamiche di quel cinema in Giappone, ormai non più fermo al solo nome di Miyazaki. Un cinema sul quale proprio le interviste apparse su Newtype – tipo il direttore della CG Kazumasa Yokokawa chiamato a presentare le innovazioni di Hello World – aiutano a chiarire per esempio quanto la tecnica sia diventata parte integrante nella narrazione di un film. E non solo un mero strumento. Da questo punto di vista, il film di Tomohiko Itō è un’opera visibilmente in movimento: torna indietro nel tempo per ragioni di copione, ma in realtà guarda avanti quasi con lo stessa ansia profetica di un Ghost in the Shell. L’avvenente look tecnologico della pellicola mette in mostra una società umana assoggettata all’informatizzazione e alle intelligenze artificiali. Chi ha realizzato il film d’altro canto appartiene a una generazione di artisti in grado di assediare con notevole intuito il mare magnum di informazioni che quotidianamente ci piovono addosso e di trasformarle in convincente materia spettacolare, dai tratti a dir poco inquietanti.

Il progetto di Hello World è stato avviato nel 2016, l’anno dell’exploit clamoroso di Makoto Shinkai al botteghino con Your Name., e tale successo ha in qualche misura influenzato l’andamento della storia di Naomi e Ruri. Il possente tema adolescenziale e l’immancabile traino romantico sono diventati oggetto di riflessioni per Tomohiko Itō e il suo staff, soprattutto quando ci si è trovati a bilanciare l’apporto fantascientifico: non solo assecondando le indicazioni dello script ma anche tutto ciò che visivamente gli andava costruito attorno. Avere Itō alla regia si è rivelata una scelta azzeccata. Nell’industria degli anime l’uomo è considerato uno dei talenti pronti a traghettare la nuova generazione di registi di animazione al cinema: lo abbiamo conosciuto assistente alla regia in La ragazza che saltava nel tempo e Summer Wars e ne abbiamo seguito l’ascesa mentre portava al trionfo il film Sword Art Online The Movie: Ordinal Scale (2017) grazie ai due miliardi e mezzo di yen guadagnati al box office.

Attori e doppiatori si sono presentati alle audizioni interagendo con i personaggi pur con esigua dote di informazioni a loro disposizione. Alcuni, vedi i protagonisti Takumi Kitamura (Naomi) e Minami Hamabe (Ruri), avevano già lavorato insieme nel film Voglio mangiare il tuo pancreas. La sceneggiatura è stata affidata a Mado Nozaki, scrittore noto ai fan di manga e anime che qui è stato particolarmente curioso circa le dinamiche e i contrasti tra i personaggi, ma attento pure anche allo sfondo del film: la città di Kyoto nel film riproduce infatti siti storici e luoghi celebri come il santuario Fushimi Inari Taisha o il ponte Asagiri, meta cool di pellegrinaggio dei fan, o ancora il Kamogawa Delta, un lembo triangolare di terra dove il fiume Kamogawa collega il fiume Takano al fiume Kamo, e dove Hello World prende ufficialmente il via con la sua storia fantascientifica non appena il drone piomba sulla testa di Naomi. Dietro le quinte, Graphinica, società specializzata in 3DCG, si è occupata della parte più affascinante della pellicola mescolando animazione tradizionale al digitale.

Due le edizioni proposte in Blu-ray da Anime Factory: la Limited Edition che abbiamo visionato, e l’immancabile Ultralimited Edition con gadget (set di cartoline) e un booklet di cento pagine ricco di bozzetti, illustrazioni e approfondimenti sul film.

— Mario A. Rumor

sabato 13 marzo 2021

“Fumo di China” n.303 in edicola e fumetteria

E nonostante le complicazioni della pandemia, le difficoltà nella distribuzione e la stanchezza di tutti... noi continuiamo a tener duro! Finalmente arriva nelle migliori edicole e fumetterie di tutt’Italia il nuovo FdC n.303, con bella copertina sognante di Ugo Verdi sulla funzione terapeutica del fumetto che ci fa evadere dalle fatiche quotidiane.

Dopo un editoriale con alcune segnalazioni su quanto avvenuto nelle ultime settimane nel mercato italiano delle nuvolette (quelle che quasi nessuno vi segnala, perché «il fumetto è il nostro Recovery Plan»), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più un altro paio di extra sull’attualità), il nostro dossier mensile vede la chiacchierata esclusiva con il grandissimo Bill Sienkewicz sulle sue collaborazioni a tutto tondo e l’amore per l’Italia.

Poi altra intervista proprio con Ugo Verdi sulla sua carriera “da Conan Doyle alla dea Calypso”, reinventatasi dopo una lunga gavetta e l’esperienza in Bonelli. Quindi un colloquio esilarante eppure serissimo con i sempre spettacolari Guido De Maria & Clod sulle loro 10 nuove vignette sulla pandemia, e ancora lo sceneggiatore Francesco Matteuzzi e il disegnatore Giovanni Scarduelli ci raccontano il loro Mark Rothko e l’arte di “biografare a fumetti”.

A seguire approfondimento sulla complicata ma affascinante storia di un esempio particolarissimo di “graphic journalism” tra Italia e USA realizzato da Massimo “Chiod” Chiodelli su Enrico Chico Forti, oltre a nuovi segnali di fum(ett)o da Taranto chiacchierando a 360 gradi con Tonio Vinci (particolare fumettista laureato in Economia, docente e freelance) per poi tornare a parlare con personalità di cinema e teatro incontrando Fabio Frizzi (che ci racconta i suoi amori e incontri “fumettosi”) e approfondire la storia di Sigmund Freud... analista di fumetti con un piccolo grande “scoop” sul suo Interpretazione dei sogni, concludendo con la cronaca di una giornata online di beneficenza, organizzata nel 24 ore del Comithon dalle pagine specializzate di MegaNerd, Octonet e The Flywas Show.
    
E per chiudere come sempre in bellezza, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del multitasking Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione culturale lanciato da Daniele Daccò detto il Rinoceronte con le sodali Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (stavolta sul racconto illustrato Il grande albero al centro del mondo di Makiko Futaki, il gioco da tavolo con fumetto Blood Lilyum oltre al recente ritorno di Blake & Mortimer ne L’urlo del Moloch) e gli Strumenti (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata ai fumetti)!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.303 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e come sempre acquistabile via PayPal o con bonifico direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (immutato e caratteristico fin dal nostro sbarco in edicola, oltre trent’anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

venerdì 26 febbraio 2021

“A te che conosci l’azzurro del cielo”, eccolo!

C’è aria di casa, in A te che conosci l’azzurro del cielo - Her Blue Sky, film animato da poco uscito in Italia per Anime Factory in edizione Limited e Ultralimited. In Giappone lo ha distribuito Toho con il titolo Sora no aosa o shiru hito yo nell’ottobre 2019 incassando quasi 5 milioni di dollari e andando a confermare la popolarità di Mari Okada: sceneggiatrice di culto capace di dirigere il repertorio dove vuole lei con un colpo di penna, e di cimentarsi inaspettatamente anche nella regia con disinvolta bravura e tanto cuore (il film Maquia). La familiarità che circonda questo lavoro ha un duplice valore artistico e affettivo: da un lato riunisce il trio formato da Okada, appunto, dal regista Tatsuyuki Nagai e dal character designer e sakkan Masayoshi Tanaka. La loro intesa professionale ha avuto inizio nel 2008 nella serie Toradora! ed è proseguita con il lacrimoso Ano Hana (2011) e il film, ancora inedito in Italia, Kokoro ga sakebitagatterun da (2015), diventato nello slang dei fan semplicemente Kokosake. Tre tappe delle emozioni che il pubblico ha mostrato di apprezzare. Dall’altro lato, A te che conosci l’azzurro del cielo è l’ideale terzo capitolo animato ambientato a Chichibu, nella prefettura di Saitama, e terra d’origine di Mari Okada, di cui sullo schermo rifulgono i meravigliosi paesaggi di campagna. Un pezzo di vita che, dietro la bellezza delle immagini, nasconde i tormenti e le traversie vissute in gioventù dalla sceneggiatrice.

Per chi desiderasse saperne di più, Okada ne ha scritto nel memoir intitolato From Truant to Anima Screenwriting: My Path to ‘Ano Hana’ and ‘The Anthem of the Heart’ (J-Novel Club, 2018). Per tutti gli altri c’è il film, come utile promemoria. La storia è un gustoso gioco di incroci e paradossi. A Chichibu, dunque, vive Aoi Aioi, adolescente con la passione per il basso. Vive con la sorella maggiore Akane, che si prende cura di lei dopo la morte dei genitori avvenuta alcuni anni prima. In città è in preparazione un festival con la star della musica enka, Dankichi Nitobe. Ad accompagnarlo con la band arriva Shinnosuke, l’ex fidanzato di Akane, di cui non si è saputo più nulla dal suo trasferimento a Tokyo. Nel frattempo Aoi incontra Shinno, versione adolescenziale dell’uomo, misteriosamente bloccata nel presente della ragazza. Amori e passioni mai sopite per la musica, delusioni e contrasti riemergono prepotentemente cambiando per sempre la vita della giovane protagonista.

Mari Okada ha spiegato che il film è stato uno dei più facili da scrivere. Il carico di divertimento si è rivelato tanto più sottile confezionando un’altra struggente storia d’amore con il paradosso di convocare sullo schermo lo stesso personaggio maschile, ma di due età differenti. Passato e presente destinati a uno scontro epocale. Come già in Ano Hana, lo stoccaggio dei personaggi avviene in maniera affatto convenzionale: c’è una dimensione di conoscenza reciproca che si affida ai rimpianti, ai ricordi e a una sfera delle emozioni che necessita di essere sbloccata per poter andare avanti. Tatsuyuki Nagai ha definito il suo film una storia giovanile piena di nostalgia, tristezza e positività. Aoi, con il suo broncio che sembra scippato alla giovane Taeko di Pioggia di ricordi (1991) di Isao Takahata, è un’adolescente irrequieta e un po’ ingiusta nei confronti della sorella maggiore, ed è animata da un forte desiderio di affermazione personale anche a costo di lasciare la sua città.

Come sempre nelle opere che scrive, Okada gioca con lo stupore e la sorpresa. Non si accontenta di sfiorare la straordinarietà e la forza spiazzante della fantasia, ne eleva il valore grazie a forze centrifughe che scombinano i rapporti tra i personaggi e l’appartenenza del film a un solo genere. In A te che conosci l’azzurro del cielo il preciso intento è quello di spiazzare il fedele pubblico, in un evidente balzo in avanti nella gerarchia soltanto maschile dell’industria animata. Il suo non è un punto di vista creativo univoco, è un’affermazione di forza ispirata dai sentimenti più elementari. Basato su un immaginario di provincia intimo e accogliente, il film appare come una bellissima preghiera che un po’ tutti i personaggi si sentono in dovere di recitare, per se stessi e gli altri. Poi, chiaramente, come non apprezzare tutto l’aspetto tecnico affidato allo studio CloverWorks, da cui scaturiscono pulizia delle animazioni e ricchezza dei dettagli? Infine, c’è la garanzia di avere Genki Kawamura tra i produttori. Uno che di opere giovanili, vedere alla voce Makoto Shinkai, se ne intende. Consigliata l’edizione Ultralimited di Anime Factory con i suoi contenuti extra che offrono interviste e un utile booklet.

— Mario A. Rumor


venerdì 5 febbraio 2021

“Fumo di China” n.302 in edicola e fumetteria

E nonostante le complicazioni della pandemia, le difficoltà nella distribuzione e la stanchezza di tutti... noi continuiamo a tener duro! Finalmente arriva nelle migliori edicole e fumetterie di tutt’Italia il nuovo FdC n.302, con splendida copertina beneaugurante di Umberto Sacchelli che cerca di captare segnali positivi dal nuovo anno fumettistico (e non).

Dopo un editoriale con alcune segnalazioni su quanto avvenuto nelle ultime settimane nel mercato italiano delle nuvolette (tra alti e bassi più qualche curiosità inedita), le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più un extra su Sergio Toppi), il nostro dossier mensile vede la chiacchierata tra bilanci e previsioni dell’esperto a 360 gradi Sergio Cavallerin su che cosa ci ha lasciato il 2020 e quali possono essere i nuovi scenari per il mercato italiano dei fumetti post-CoViD.

Poi altra intervista “con il botto” al solitamente riservato Andrea Rivi, neo direttore dell’Editoriale Cosmo, con cui ragioniamo sui 10 anni di Nona Arte e i quasi altrettanti di collane a fumetti “collaterali” ai quotidiani RCS. Quindi un colloquio a 360 gradi con Giulio & Marco Rincione sulle loro “vite di carta e d’inquietudine”, le loro carriere, i fumetti più amati e quelli in lavorazione. Un salto nel passato con il primo “graphic novel collettivo” Nero metropolitano rievocato 10 anni dopo dal suo sceneggiatore e curatore Sergio Brancato.

A seguire il progetto transmediale di Cyberpunk 2077 (che da videogioco e presto serie animata ha ora debuttato a fumetti), prima di tornare a parlare con personalità di cinema e teatro incontrando Giuseppe Cederna (che ci racconta i suoi amori e incontri “fumettosi”) e approfondiamo l’originale volume di storia del fumetto Dal Signor Bonaventura a Saturno contro la Terra), concludendo con una curiosa indagine che racconta il filo sottile che lega i draghi dell’animazione ma non soltanto, da Dragon Trainer a Makoto Shinkai, da Jeff Koons all’adolescenza complice Hayao Miyazaki)
    
E per concludere come sempre in bellezza, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del multitasking Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione culturale lanciato da Daniele Daccò detto il Rinoceronte con le sodali Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (stavolta sui libri illustrati Una divisa per Nino e il curioso L’amo, la lettura oltre al recente remake del videogioco tratto dal fumetto XIII), gli Strumenti (sulla sempre più numerosa saggistica), una comparsata finale del nostro storico amico Massimo Bonfatti e le nuove strisce fra satira e ironia della serie Fex contro Mefìstronz su testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.302 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e come sempre acquistabile via PayPal o con bonifico direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (immutato e caratteristico fin dal nostro sbarco in edicola, oltre trent’anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

domenica 31 gennaio 2021

Una “Fumettoteca dei Ragazzi” in ospedale a Forlì

La fumettoteca Alessandro Callegati “Calle” di Forlì (unica realtà del genere nella regione Emilia-Romagna) ha donato oltre 1200 volumi e albi a fumetti al reparto di Pediatria dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni, primo passo per inaugurare la “Fumettoteca dei Ragazzi” all’interno del reparto ospedaliero.

Una iniziativa atipica ed esclusiva che, grazie alla donazione mossa dalla volontà di fare un regalo ai piccoli ospiti della struttura, offre la possibilità ai degenti di avvicinarsi al vasto mondo dei fumetti, per divertirsi in compagnia di personaggi come Topolino, Paperino, il Giornalino, Cocco Bill, Lamù, Tex, Magico Vento e tanti altri. La Fumettoteca si è resa inoltre di sponibile ad eventuali altre collaborazioni con il reparto. «Il regalo che lo staff della Fumettoteca di Forlì ha voluto fare oggi alla Pediatria del nostro ospedale – ha spiegato il primario di Pediatria, Enrico Valletta – è di quelli che non passeranno inosservati. Un numero davvero incalcolabile di bellissimi fumetti che, siamo certi, accompagneranno i bambini e renderanno meno pesanti i momenti trascorsi durante il ricovero o nelle sale d’attesa dei nostri ambulatori. Senza nasconderci che, con tutta probabilità, verranno apprezzati anche da molti genitori... Ciascuno di noi sa quanta forza creativa e quanto stimolo all’immaginazione e alla fantasia ci possa essere dentro ogni albo di fumetti».

Moltissimi i fumetti donati che la fumettoteca di Forlì ha potuto elargire, anche grazie alla recente ricca donazione del “Fondo Alessio Legramante”, giunta da Frascati a Roma, formata da una collezione privata del prof. Alessio Legramante che dal 1970 al 1998 ha ricoperto la carica di Primario dell’Ospedale di Frascati. Casualità, con questa iniziativa vari albi e volumi del prof. Legramante rimangono legati al mondo ospedaliero. La fumettoteca non è nuova infatti a questo tipo di donazioni ed è forte del successo già riscontrato, quando aveva contribuito ad arricchire la nuova Biblioteca Scolastica del plesso Zangheri di Ca’Ossi a Forlì, con la donazione di altre centinaia di fumetti.

martedì 26 gennaio 2021

“Patria. Crescere in tempo di guerra” a fumetti

Le parate sportive in divisa, l’obbligo di scrivere lettere ai soldati al fronte durante le ore di lezione, il culto della figura del Duce, le rappresentazioni vestite da contadinelle. Sono solo alcuni aspetti della propaganda fascista “seduta” sui banchi di scuola, con le sue di persuasione e un processo continuo di indottrinamento al credo fascista. Anche Graziella Mapelli cresce in questo clima dominato dalla guerra e dal rigore ideologico. Come tanti coetanei, Graziella è una bambina costretta a diventare grande in fretta. Patria. Crescere in tempo di guerra (BeccoGiallo, 224 pp, 19 euro), uscito lo scorso 14 gennaio, è un graphic novel di formazione in cui, accompagnati per mano da Graziella, facciamo conoscenza di come i bambini degli anni Trenta vivevano tempo libero, scuola, manifestazioni di paese e con quale orecchio furono abituate ad ascoltare le trasmissioni radiofoniche: ogni aspetto della loro giovane vita contribuisce al lento e inesorabile inculcare dell’ideologia fascista.

Attraverso ricordi e pagelle, articoli di giornale, foto e cartoline d’epoca, la nipote Bruna Martini ricostruisce passo dopo passo l’infanzia di zia Graziella, immergendosi nell’album di famiglia che diventa, pagina dopo pagina, una preziosa indagine storica sull’intera nazione. In un tempo dominato dal desiderio di governi autoritari, Patria è una testimonianza che vuole offrire un contributo alla discussione sul fascismo e le sue tecniche di propaganda, per riconoscerle e imparare a combatterle. 

In particolare, Patria è un graphic novel di formazione che segue le vicissitudini di Graziella, una ragazzina educata nel credo fascista, costretta a crescere in fretta in un clima dominato dalla guerra e dal rigore ideologico. Attraverso il punto di vista della protagonista, il racconto esplora il processo di indottrinamento dei giovani operato dal regime, analizza le tecniche di persuasione della scuola dell'epoca, e fa luce sui principali aspetti dell'ideologia e della storia fascista. Il libro unisce disegni a pastello e acquarello con oggetti di epoca fascista: da vecchie fotografie a lettere dei soldati del tempo, da articoli di giornale a pagelle, quaderni e libri di testo usati nelle scuole del Ventennio. Un altro modo di leggere, documentarsi e riflettere sulla Shoah e le ideologie.

Graziella è la zia di Bruna, ha 88 anni e vive a Lecco, dove si è trasferita per sfuggire agli orrori della guerra. Ha lavorato come ragioniera per 40 anni. 10 nipoti e 11 pronipoti, oggi è felicemente in pensione. Bruna nata a Lecco e vive a Londra, un decennio di esperienze nel campo animazione e illustrazione, suoi cortometraggi e illustrazioni ottenuto premi in festival internazionli e trasmessi in tv nel Regno Unito. Qui sotto, Graziella si racconta in esclusiva:


martedì 19 gennaio 2021

“Io sono Beethoven”, una biografia a fumetti

Attendibile ed essenziale. Una biografia in occasione di una celebrazione ce la aspettiamo così. Se poi è persino divertente, allora l’opera è davvero intonata. La scientificità accademica non è il primo tratto di “Io sono Beethoven”, la biografia a fumetti del geniale compositore, scritta e disegnata da Alessandro Polito con sfondi e colori di Laura Pederzoli, ma il libro (nella collana Curci Young delle Edizioni Curci di Milano) è basato su un’accurata ricerca storiografica e iconografica, omaggio a fumetti per i 250 anni dalla nascita di un genio della musica.

Già autori della fortunata serie Herr Kompositor su cui FdC li ha più volte incontrati, Polito & Pederzoli spingono i tasti dell’ironia per raccontare ai più giovani (ma anche ai più adulti e smaliziati, specie quelli che non si fanno arrestare dal pregiudizio sulle “nuvolette”) i fatti salienti della vita del musicista: l’infanzia a Bonn, i maestri e i mecenati, le donne amate sino alla maturità viennese. Ma ci sono soprattutto i grandi incontri – con Haydn, per esempio, dalle cui mani «raccoglierà lo spirito di Mozart» – e gli scontri di un uomo che ha fatto la storia non solo della musica eppure è stato sempre in perenne lotta con il destino e con la società. Anche la raffigurazione di Polito ce lo restituisce così: un po’ “ingrunito”, quasi sospettoso, compreso il ciuffo ribelle che ne nasconde una parte del viso, quasi a volersi celare anche dal mondo che lo attornia.

E chissà che direbbe di questa versione lo Schroeder dei Peanuts, il fanatico appassionato di musica e ossessionato proprio da Ludwig von Beethoven, che perde la pazienza ogni volta che Lucy lo interrompe mentre suona al pianoforte ed è in trance mentre ascolta la Nona Sinfonia del grande compositore tedesco (di cui spesso si vedono i pentagrammi con le note esatte!)...

Il libro è arricchito da una playlist disponbile su Spotify e Apple Music, che introduce il lettore all’universo sonoro di Beethoven e fa da commento musicale alle vicende narrate. Il risultato è un viaggio avvincente nella storia del musicista che più di ogni altro ha fatto della ribellione l’essenza stessa della sua arte immortale.

Polito, compositore perfezionatosi all’Accademia di Santa Cecilia, pianista, direttore di coro, filosofo e Ph.D, autore di saggi musicologici, comic artist e game designer. Nel 2004 ha ideato Herr Kompositor, il primo metodo di composizione musicale a fumetti.

Pederzoli, maestro d’arte in grafica pubblicitaria, storica dell’arte e Ph.D. Si occupa di e-learning, visual e web design, è autrice di numerose pubblicazioni sul tema e ha ideato la Certificazione Matrice Dumas. È color artist e color designer di Herr Kompositor.


venerdì 15 gennaio 2021

“Lamù - Only You”, il primo film non si scorda mai

La questione dei punti di vista è la via più diplomatica per trarre d’impaccio quei film, forse non particolarmente riusciti, che però hanno qualcosa di interessante da raccontare. Prendiamo Only You (1983), il primo lungometraggio della serie Lamù, la ragazza dello spazio (Urusei Yatsura, 1981), che di punti di vista ne ha ben due: quello del regista e quello degli appassionati. Per colpe decisamente non sue la pellicola continua a navigare a vista nell’immaginario degli anime fan, oscurato da quel Beautiful Dreamer (1984) che Mamoru Oshii realizzò attirando una volta per tutte le attenzioni su di sé, e trovando una scusa ufficiale per lasciare lo Studio Pierrot, presso il quale lavorava, e diventare un autore-incognita finalmente libero di realizzare i progetti che desiderava. Compresi quelli surreali e filosofici che la sua filmografia anni Ottanta illustra così bene. Contro ogni perplessità, il cinema si affezionò in fretta all’aliena Lamù e ai suoi strampalati compagni di scuola (l’allupato darling Ataru Moroboshi, il nobile Mendo, Shinobu, Megane). Non tanto per le vicende inseguite sullo schermo, quasi sempre a trazione romantica, quanto per l’ovvia repetita iuvant circa il successo raccolto dall’anime televisivo una volta andato in onda su Fuji Television nell’autunno del 1981.

In realtà già dal 1978, quando il fumetto di Rumiko Takahashi fece sapere al mondo quanto era divertente, il piccolo schermo lo aveva adocchiato per eventuale adattamento animato. Quando le cose si fecero ufficiali, Yūji Nunokawa, presidente dello Studio Pierrot (realtà emergente in animazione), decise di affidare la regia della serie a Oshii. Autore ancora emergente in televisione ma ansioso di realizzare qualcosa davvero “suo”. Urusei Yatsura sul piccolo schermo da principio urtò non poco i lettori del fumetto, non trovandoci la sostanza del manga. Una miscela esplosiva di infuocate lettere indirizzate a Fuji Tv si alternò a ben più inquietanti minacce, come ai tempi dei rasoi inviati per posta alla doppiatrice di Lady Oscar. Va detto che per qualche secondo Oshii rischiò sul serio l’allontanamento: i dirigenti del network ricordavano ancora bene quel primo episodio con il seno di Lamù magnificamente esibito e mai coperto nonostante le pressioni. Infischiandosene degli ascolti zoppicanti, Oshii proseguì invece per la sua strada. E fece bene. Urusei Yatsura gradualmente riprese quota. Due uomini lo aiutarono a risollevare l’umore del grottesco guazzabuglio di adolescenti e cronache extraterrestri della serie: Kazunori Ito, chiamato a sceneggiare alcuni episodi; e l’attore Shigeru Chiba con la sua interpretazione di uno dei personaggi meno in vista nel fumetto, Megane, ma astro nascente nella serie animata e contraltare riflessivo dello stesso Oshii (e tale resterà nel film Beautiful Dreamer). Questo e molto altro fece lievitare gli ascolti al 27%.

Oshii restò in carica come regista fino all’episodio 129 e la produzione passò dallo Studio Pierrot alla Studio Deen. Nel mezzo, tra alti e bassi, trovarono posto i lungometraggi. Only You rappresentò alla perfezione il clima un po’ incerto e raffazzonato dell’ingresso nel cinema di Lamù: un mondo in cui le idee non mancavano, gli animatori in gamba neanche ma un capitano degno di portare in porto l’impresa no. Non è chiaro se il regista designato fosse stato in un primo tempo Takashi Annō, animatore che legherà il suo nome ancora all’universo di Takahashi (esempio supremo: Maison Ikkoku Cara dolce Kyoko). Ciò che invece apparve chiaro durante la lavorazione, fu la precisa volontà di Nunokawa e di Tadashi Oka (il dirigente più in vista di Fuji Tv) di consegnare Only You a Oshii per una sorta di continuità formale con la serie televisiva. Una volta accettato l’incarico, Oshii trovò parte del lavoro già pronto: la sceneggiatura e il personaggio di Elle (la rivale in amore di Lamù nel film) piuttosto ben definito sulla carta e sotto il profilo grafico. Il regista tuttavia si dichiarò subito scontento desiderando apportare delle modifiche - che fecero infuriare la sceneggiatrice Tomoko Konparu, futura penna al servizio di Osamu Dezaki - e dovendo peraltro lavorare in condizioni precarie e tempi stretti di consegna: appena cinque mesi. Un margine che tuttavia all’epoca era normalissimo per un lungometraggio animato.

Oshii vedeva Only You come un episodio televisivo espanso, niente di più. La trama ricalcava la struttura delle avventure televisive, le gag erano vagamente le stesse e perfino i volenterosi animatori talvolta furono messi in disarmo (vedere alla voce Koji Morimoto, animatore che nel film lavorò senza però essere accreditato). Egli preferì così ridurre il tutto a un’ora e venti, tagliando molte scene ripresentate poi l’anno successivo in una versione director’s cut ds 101 minuti soltanto per accontentare i fan che, da soli, si erano ampiamente dichiarati soddisfatti dei risultati. A maggior ragione se si considera che tra i sostenitori più accaniti figurava la stessa Rumiko Takahashi, ancora oggi irremovibile sulla superiorità di Only You rispetto agli altri cinque film dedicati a Lamù. Le diatribe tra lei e il regista non sono diventate leggendarie, ma esistevano fin dalla messa in onda della serie, e non si sono dissipate. Anche i colleghi di Oshii colsero le fragilità del suo lavoro piuttosto che lasciarsi contagiare dall’entusiasmo degli appassionati: Shūsuke Kaneko (noto per i due Gamera del 1995 e 1996) trovò per esempio controproducente l’effetto parodia, mentre il buon Hayao Miyazaki, che aveva l’occhio lungo, si limitò a riscontrare una certa familiarità tra gli ingranaggi dell’orologio nella torre del liceo Tomobiki e quelli del suo Lupin III - Il castello di Cagliostro (1979).

Nella storia di Only You, dove l’aliena Elle torna sulla Terra per reclamare il suo sposo Ataru grazie (o per colpa di) un gesto innocente occorso tra lei e il ragazzo durante l’infanzia, c’è sicuramente un forte retaggio televisivo ma esiste anche molta più consapevolezza cinematografica di quanta Oshii desideri ammettere. Il ritmo folle della sequenza iniziale con la consegna delle missive e il sentimento fracassone di solidarietà dimostrato dagli amici a Lamù (personaggio che Oshii faticò a inquadrare in Tv e che esaltò poeticamente nei sogni di Beautiful Dreamer) per riscattare il suo darling sono a conti fatti un buon primo passo per un autore che sapeva, e voleva, fare di più. Il film Only You è tornato in home video italiano in una bella edizione Blu-ray, dominata dalla locandina illustrata all’epoca da Takahashi, per Koch Media. La pellicola è presentata nella sua versione cinematografica ma anche in quella estesa di 101 minuti (con doppio audio, originale e italiano, e scene sottotitolate). Un’occasione imperdibile per guardare da due prospettive differenti il film più amato di Takahashi e, al tempo stesso, osservare l’ascesa creativa di un uomo mai soddisfatto di sé come Oshii.

— Mario A. Rumor