domenica 15 settembre 2019

“Fumo di China” n.290 in edicola e fumetteria

Tornato puntuale dopo il doppio estivo, è arrivato in tutta Italia nelle migliori edicole e fumetterie il nuovo FdC n.290, con splendida copertina inedita di John Bolton per celebrare la sua Shame disegnata per la collana USA scritta da Lovern Kindzierski!

A seguire un editoriale “per ripartire con nuovo slancio” con un mini reportage sulla passata edizione di Cartoon Club e Riminicomix con i premi del festival, le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti in Italia e non soltanto) e la storia con i retroscena editoriali delle due avventure di Tintin sulla Luna, il dossier mensile si focalizza su un particolare “Dietro le quinte del fumetto“ tra Dylan Dog e superpoteri, zombi e Star Wars con un’intervista a tutto campo con Stefano Landini sul suo lavoro in Italia e Stati Uniti.

Poi spazio all’incontro esclusivo con il grande disegnatore inglese John Bolton che racconta il “dietro le quinte” delle sue produzioni più recenti, un affettuoso ricordo di Massimo Mattioli nella serie di esclusivi ritratti “visti da vicino” curati da Giuseppe Pollicelli, un particolare approfondimento di Dino Battaglia in formato kolossal (finalmente celebrato da una grande mostra a Città di Castello) firmato dall’esperto Gianni Brunoro, quindi una chiacchierata su Chet Baker a fumetti con i suoi biografi a fumetti Marco Di Grazia e Cristiano Soldatich, nonché la nostra prova diretta “sul campo” del gioco da tavolo dedicato a Kick-Ass e dettagli gustosi sul lungometraggio animato di Penguin Highway, distribuito anche nelle sale cinematografiche italiane lo scorso inverno.

Infine, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta su Brush Work di Junichi Hayama più Le Théâtre de A e Le Théâtre de B di Asumiko Nakamura), “Il senso delle nuvole” (con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione: Mickey 90. L’Arte di un Sogno, Dalla parte dei buoni. La vita e l’opera di Renzo Calegari e Tex. 70 anni di un mito)... e le strisce fra satira e ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.290 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito), a soli 4 euro nel tradizionale formato 24 x 33,5 cm (fin dal nostro sbarco in edicola, giusto 30 anni fa) con 32 pagine tutte a colori: buona lettura!

giovedì 5 settembre 2019

“City Hunter” al cinema, uguale a 30 anni fa

City Hunter 30 anni dopo: all’appello non manca niente e nessuno. Perfino il martello da 100 tonnellate è riapparso più gagliardo che mai sullo schermo, in City Hunter: Private Eyes, quarto film animato dedicato al re del mokkori Ryo Saeba realizzato per celebrare i 30 anni anni della messa in onda della serie animata avvenuta su Yomiuri Terebi nel 1987 (appena uscito anche nei cinema italiani grazie agli “Anime al Cinema” di Nexo Digital e Dynit). Un evento che ha scongelato i vecchi ricordi dei fan, tanto che già si guarda all’appuntamento dei 35 anni della pubblicazione del manga creato da Tsukasa Hojo e che con ogni probabilità porterà un nuovo anime tv.

City Hunter è stato il coronamento della carriera di Hojo, avviata nel 1980 con il fumetto Ore wa otoko da! (“Sono un uomo!”) e poi esplosa sulle pagine del settimanale Weekly Shonen Jump grazie alle avventure delle sexy ladre di Cat’s Eye. L’avventura a fumetti di Ryo è durata 8 anni, ha venduto oltre 50 milioni di copie per poi raggiungere il vertice grazie all’anime prodotto da Sunrise: 140 episodi, 3 lungometraggi e alcuni special tv. Il nuovo film distribuito in Giappone lo scorso febbraio ha incassato oltre un miliardo di yen (circa 12 milioni di euro) ed è transitato anche nelle sale italiane sulle note di Get Wild, la storica sigla della serie.

Incuriosito come gran parte del fandom dal nuovo film, Hojo ha sempre considerato City Hunter l’estensione giovanile di se stesso come autore di manga. Ammette che oggi faticherebbe a stargli fumettisticamente dietro (e infatti dal 2017 c’è Kyo Kara City Hunter disegnato da un emulo di nome Sokura Nijiki sulle pagine di Comic Zenon). Invece l’animazione non demorde mai, neppure al cospetto di questo formidabile personaggio abilissimo nel proteggere gli indifesi, con il solo perdonabile difetto di non riuscire a trattenere la sua passione per il gentil sesso: di qui quel mokkori quale perfetta espressione visiva del suo irrefrenabile “entusiasmo”. Chiamato in causa nel 2018, mentre la lavorazione procedeva sotto le sapienti mani del veterano Kenji Kodama, Hojo si è detto disponibile a collaborare in qualunque modo con la nuova pellicola. Ma era soprattutto felice di ritrovare lo stesso clima di 30 anni fa, dallo staff di animatori e disegnatori, alle voci dei personaggi che nel nuovo film, in Giappone come in Italia, hanno richiamato in servizio quasi tutti i doppiatori storici. Oltre a Ryo e Kaori Makimura, ritroviamo il gigante Umibozu e Saeko Nogami nel loro Cat’s Eye... più tre guest star d’eccezione: proprio le proprietarie del locale a loro intitolato!

Kodama ricorda bene quale benedizione è stata incrociare sul proprio cammino Hojo. In principio c’era stata la seconda stagione di Occhi di gatto nel 1983 (quella a onor del vero meno amata dal pubblico), quindi City Hunter che lo ha tenuto sulla breccia per anni, prima di cedere al fascino del moccioso di Detective Conan e relativi film campioni di incasso. Kodama aveva diretto City Hunter a briglia sciolta, imprimendogli uno stato d’animo e un senso dello spettacolo impermeabile al trascorrere del tempo. Si era trovato talmente a suo agio con la serie da scherzarci pure sopra, arrivando addirittura a mostrare in uno degli episodi una lapide tombale con il suo nome inciso sopra. Ritrovare Ryo dopo così tanto tempo deve essergli sembrato un gioioso déjà vu, grazie alla presenza di parecchi collaboratori di allora, più alcune nuove leve che erano giovanissime quando la serie andò in onda. Tra action e comicità, così ben collaudate da non farci avvertire il passaggio del tempo ma che in effetti Kodama aggiorna ai tempi tecnologici di oggi, due sono le novità più grosse di City Hunter: Private Eyes. Una è la storia originale scritta da Yoichi Kato (noto per Yo-Kai Watch) appositamente per questo film, e in cui Saeba deve proteggere la modella Ai Shindo dalle minacce di loschi individui. L’altra è il character design curato da Kumiko Takahashi, in sostituzione della ben più amata Sachiko Kamimura: l’animatrice in carica dal giorno uno della serie tv e fedelissima allo stile di disegno di Hojo. Fedele eppure in grado di lasciare un tocco femminile in un serial che in teoria doveva piacere soltanto ai maschietti.

Non di solo mokkori si vive, però. Ne è convinto assertore Akira Tamiya, la vera star di City Hunter. Alla veneranda età di 72 anni, Tamiya-san è tornato a essere la voce di Ryo: vertice di una carriera intrapresa quasi cinquant’anni fa accanto a leggende quali Yasuo Yamada (la storica voce originale di Lupin III) e Goro Naya (voce nipponica dell’ispettore Zenigata). Tamiya sognava il teatro, invece è finito dietro un microfono interpretando personaggi stravaganti tipo il lottatore di wrestling di Kinnikuman o il leggendario Kenshiro di Ken il guerriero. Tamiya-san ha da tempo scoperto il fascino segreto di Ryo Saeba: un mix di commedia e serietà, che lo fa apparire gentile e premuroso ma anche totalmente fuori di testa. Per il ruolo in Private Eyes, l’attore ha tuttavia atteso una settimana prima di accettare, preoccupato di come affrontare il personaggio dopo una così lunga pausa. Con il sostegno del produttore di allora di Yomiuri TV Michihiko Suwa, che ha continuato a supportarlo anche dopo la conclusione della serie, Tamiya ha lavorato un intero anno prima di entrare in sala di registrazione. Qui ha ritrovato i vecchi compagni di lavoro compresa Kazue Ikura, la voce di Kaori, e il tempo si è magicamente riavvolto su se stesso. E se è vero che, come afferma lo stesso Ryo, un uomo come lui “è necessario in questa città”, Tamiya-san gli fa eco ripetendo una sua ferrea convinzione. E cioè: di Ryo Saeba c’è incredibilmente ancora molto da scoprire.

– Mario A. Rumor

lunedì 2 settembre 2019

“Paperinik. Le origini del mito” in edicola

La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera, in collaborazione con Giunti Editore, presentano ogni giovedì la collana “Paperinik, le origini del mito”, dedicata a uno dei personaggi Disney più amati dai lettori. Parodia di supereroe, irresistibile, buffo, fuori dagli schemi, Paperinik è nato nel giugno 1969 grazie a un’intuizione tutta italiana – ideato da Elisa Penna, sceneggiato da Guido Martina e disegnato da Giovan Battista Carpi – ed è protagonista di centinaia di splendide storie nelle quali trovano riscatto le immancabili sconfitte del suo alter ego, lo sfortunato Paperino.

La collana di RCS Quotidiani è imperdibile per i nostalgici ma godibilissima per i neofiti, che scopriranno le fantasiose avventure del papero mascherato – nato sulla scia del televisivo Dorellik del 1966 dopo l’enorme sucesso dell’epocale Diabolik del 1962 già seguito dall’alternativo Satanik nel 1964 – con tutta la sua travolgente simpatia, in edizione cronologica fin dalla prima storia.

Gli indimenticabili fumetti dell’alter ego di Paperinik sono raccolti in volumi di alta qualità editoriale e grafica, con copertine vintage e impreziositi da contenuti inediti, retroscena e schizzi e dalle rubriche del curatore, il “nostro” giornalista Fabio Licari, e del critico Luca Boschi, grande esperto Disney e già dietro le quinte delle maggiori collane “collaterali” ai quotidiani italiani.

Il primo volume è uscito lo scorso giovedì 29 agosto al prezzo speciale di 2,99 euro oltre al prezzo del quotidiano e contiene la prima spettacolare avventura “Paperinik il diabolico vendicatore”, pubblicata su Topolino n.706 l’8 giugno 1969, seguita dalle altre due storie successive: “Paperinik alla riscossa” (1970) e “Paperinik torna a colpire” (1971). Tutti gli altri volumi costeranno 6,99 euro, oltre al prezzo del quotidiano.... a questo punto, buona lettura!

venerdì 30 agosto 2019

Kiki di Miyazaki, 30 anni (ma solo sulla carta)

Ha sempre avuto un posto speciale nel cuore di Hayao Miyazaki, il suo Kiki - Consegne a domicilio (che in originale suona Majo no Takkyubin, cioè: “Il servizio di consegne rapide della strega”). Uscito nei cinema giapponesi il 29 luglio 1989, questo film di animazione su una maghetta 13enne che lascia casa per fare tirocinio in una grande città, ha letteralmente cambiato la vita del regista, diventato un idolo degli appassionati di tutto il mondo soltanto dopo il Premio Oscar 2003 per La città incantata.
Tratto da un grazioso romanzo per l’infanzia scritto nel 1985 da Eiko Kadono – autrice molto popolare in patria e vincitrice del Premio Andersen 2018 – il film non ha nulla in comune con tutti gli anime tv della nostra infanzia dove le maghette erano dotate di tanti poteri, mostrandosi prodighe e altruiste verso il prossimo. Alla sua età Kiki deve infatti decidersi a lasciare il rassicurante tetto familiare e fare esperienza nel vasto mondo là fuori. Ma l’indipendenza personale ed economica non è un obiettivo così facile da raggiungere...

Un anno prima dell’uscita della pellicola, sull’argomento Miyazaki si esprimeva così: «La vera indipendenza con la quale le ragazze oggi devono confrontarsi coinvolge il sempre più distante obiettivo di scoprire ed esprimere il proprio talento nella vita». Per questo in Kiki - Consegne a domicilio, Miya-san ha voluto raccontare il genere di cose che avvengono nella vita reale. Pur scatenando la sua formidabile immaginazione, compreso il vizio di far volare buona parte dei suoi personaggi, ha subito messo in chiaro le tematiche che gli stavano a cuore: spiegare al pubblico cos’era l’adolescenza alla fine degli anni Ottanta, ricercare un qualche talento, relazionarsi con gli altri. Tutte attività che Kiki si ritrova a gestire con la sola compagnia del gattino nero Jiji, finendo poi per perdere momentaneamente il potere di volare quando cade in depressione. La sua unica forma di libertà è stare a cavallo della scopa di saggina mentre sfreccia tra le nuvole.
 Come molti appassionati già ben sanno, la giovane protagonista del film ricordava a Miyazaki tutte le giovani donne che lasciavano la provincia per trovare occupazione a Tokyo nella speranza di diventare fumettiste o di impiegarsi nell’industria dell’animazione (sono circa 300 mila i giovani giapponesi che sognano ogni anno di svolgere tali professioni). In loro difesa, oltre alle stupefacenti immagini del film, Miyazaki aveva già confezionato un monito da trasformare ben presto in manifesto esistenziale: «Ciò che desidero dire a tutte queste ragazze è che se anche il mondo si rivela molto complicato, esse possono trovare dentro di sé la forza sufficiente per farcela. Ma occorre però ridestarla quella forza d’animo!».

Un modo pratico per realizzare tale proposito lo ha offerto proprio il suo film. Grazie agli oltre 2  miliardi di yen incassati in quella stagione (superando il record di un altro film animato di culto: Corazzata Spaziale Yamato), Kiki - Consegne a domicilio ha reso possibile un vecchio sogno di Miyazaki: avere uno staff fisso di dipendenti pagati regolarmente ogni mese, avviando ufficialmente il neonato Studio Ghibli nella formidabile spirale di successo e astuto marketing che lo ha imposto agli occhi del mondo (per la cronaca: tra i produttori della pellicola figurava la Yamato Takkyubin, una delle più grandi compagnie di consegne rapide del Giappone che ha per logo proprio un gattino nero).

Eppure, all’inizio non era stabilito che fosse lui a dirigere il film. Quando il progetto arrivò in mano ai produttori nel 1987, Miya-sani pensò fosse giusto affidarne la realizzazione ai membri più giovani dello staff, tra cui l’animatore fenomeno Katsuya Kondo al quale chiederà di curare il design dei personaggi. Poiché la sceneggiatura che gli presentarono non lo colpì particolarmente, decise di riscriverla egli stesso. In seguito, quando il regista designato si tirò indietro intimorito dal compito affidatogli, Miyazaki prese le redini dell’intero progetto mentre era ancora impegnato con Il mio vicino Totoro, immaginando le location di Kiki sulla scorta dei paesaggi scandinavi visitati da giovane e perfino immaginando i poster della pellicola con spirito anticonformista (quello che non vide mai la luce ritraeva la giovane Kiki accomodata sulla tazza del gabinetto…).

Soprattutto, il sapore agrodolce dell’adolescenza ritratta in Kiki - Consegne a domicilio, lo distolse per qualche tempo dalle principesse e dalle eroine dei suoi precedenti film, facendogli dimenticare i mondi fantastici e avventurosi che lo avevano consacrato agli inizi degli anni Ottanta. Assieme a alla maghetta Kiki, Miyazaki soggiornò per cento minuti nel mondo complicato e autentico degli adolescenti. E da lì finalmente spiccò il salto verso il più luminoso degli orizzonti artistici e professionali.

– Mario A. Rumor

lunedì 26 agosto 2019

“La Divina Commedia” di Go Nagai in Omnibus!

Che cosa succede quando il poema allegorico-didascalico più importante della storia, secoli dopo la sua pubblicazione, viene reinterpretato da uno dei mangaka più famosi del mondo? Le terzine incatenate di endecasillabi de La Divina Commedia sono diventate balloon, il volgare fiorentino si è trasformato nei tratti decisi del maestro Go Nagai, che anni fa dichiarò: «Sono sempre stato ispirato da La Divina Commedia che ho letto da piccolo. Mi ha colpito che si parlasse della parte oscura dell’uomo, del suo trasporto emotivo».

Con l’etichetta J-Pop Manga mercoledì 4 settembre arriva in tutte le librerie e fumetterie il capolavoro dantesco in chiave nagaiana in un prestigioso volume unico, per celebrare l’opera letteraria più famosa della storia italiana. Un grande classico per la prima volta al mondo in un formato Omnibus, dopo che l’opera di Nagai era stata serializzata in Giappone sulla rivista Weekly Shonen Magazine nei primi anni Novanta e importata in Italia dall’editore milanese nel 2014.

Nagai ripercorre la strada di Dante: un viaggio tra inferno, purgatorio e paradiso che parte dalla selva oscura di Firenze, passa per concito, il punto più profondo dell’inferno. Attraversa le cornici del Purgatorio fino al Paradiso terrestre e culmina nella luce. Il maestro Go Nagai arrivato a festeggiare 50 anni di straordinaria carriera come fumettista, è sicuramente considerato dagli appassionati di tutte le età come uno degli autori più importanti di manga e anime. Celebre padre dei super robot giganti che hanno accompagnato generazioni di italiani come i due Mazinga, il sequel Goldrake e l’alternativo Jeeg d’Acciaio, Nagai ha rivoluzionato il modo di fare fumetti negli anni Settanta con opere immortali e avanti di decenni rispetto ai suoi contemporanei come Devilman, Violence Jack, La scuola senza pudore. Opere che hanno segnato la storia moderna del fumetto e hanno innovato temi e linguaggio di manga e anime: Nagai ha sempre avuto un legame speciale con l’Italia, ancor prima di visitarla a Lucca Comics nel 1992 e Napoli Comicon nel 2007: Devilman e Mao Dante furono ispirati proprio dall’Alighieri.

Per l’occasione il cartonato di 600 pagine a 29,90 euro arriva nelle librerie italiane con all’interno una spettacolare stampa (che vedete qui sopra) e una cover variant a colori disponibile in tutti gli store Feltrinelli... da non perdere!

mercoledì 21 agosto 2019

San Francesco a fumetti torna a Villa Verucchio (RN)

Francesco d’Assisi è patrono d’Italia fin dal 1939... e al Convento Santa Croce dei frati minori francescani di Villa Verucchio (RN) fino a mercoledì 28 agosto 2019 il santo più amato di sempre va in scena anche attraverso il fumetto, con pannelli da albi francesi su di lui e santa Chiara tuttora inediti in Italia.

La mostra “Nostro Fratello d’Assisi. San Francesco, un’esperienza di Dio” fa seguito alle occasioni degli anni precedenti in collaborazione con il festival internazionale Cartoon Club - e grazie alla partnership fondamentale di Claudio Busignani e di Water Team - nel luogo che vide il passaggio del poverello di Assisi e che ancor oggi racchiude il cipresso secolare da lui piantato, racconta la storia del santo attraverso una selezione di fumetti sulla sua vita e le sue opere, in un excursus originale e suggestivo che prende le mosse dal fumetto italiano del Dopoguerra, tra storia, leggenda e fascinazione, come nel caso del grande Franco Caprioli e “La leggenda della pietra bianca” pubblicato su il Vittorioso (1963).

Gli autori le cui tavole sono in mostra sono di grande levatura: si va da Dino Battaglia a John Buscema, dall’irriverente Altan a Luca Salvagno, fino ai più recenti Robin Wood, Roberto Battestini e Maurilio Tavormina. A incontrarsi in punta di matita con l’esperienza di san Francesco si sono succeduti, con accenti e modalità diverse, anche Giacinto Gaudenzi (nella fin troppo asciutta La storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi) e Francesco Gamba, un giovane ma già abile Gianni De Luca, Renato Frascelli, Gino Gavioli e i più contemporanei Alberto Azzimonti e Simone Delladio. Senza dimenticare lo splendido tratteggio, com’è nel suo costume, di Giorgio Trevisan (autore della tavola in alto), perfettamente a suo agio nel fumetto storico religioso.

Si tratta di vere chicche: pur essendo il santo forse più “praticato” dal mondo dei comics, il più popolare d’Italia e tra i più conosciuti e amati al mondo, le storie disegnate che vedono protagonista san Francesco non sono poi così tante come una figura del genere meriterebbe. Anche sulle “nuvole” dei fumetti (da quelle Usa alle francesi), san Francesco – e Chiara, a cui è dedicata una sezione ad hpc – non perde le sue caratteristiche di uomo dalla vita avventurosa, grande comunicatore e innamorato di Dio. Tra grandi pannelli di forex ed edizioni straniere, non mancano inediti, come i pannelli con albi francesi sul poverello di Assisi e su santa Chiara di grandissimo successo oltralpe, freschi di stampa e mai tradotti in Italia (Saint François d’Assise en BD: Chercheurs de Dieu, di Christine Couturier, Benoît Marchon, Martin Matje Succession Mtr Gaultier, edizioni Bayard Jeunesse).

lunedì 12 agosto 2019

“Fumo di China” n.288/289 in edicola e fumetteria

Dopo l’anteprima come sempre a Riminicomix, è arrivato in tutta Italia nelle migliori edicole e fumetterie il nuovo FdC n.288/289, con splendida copertina di Hergé per celebrare i 50 anni dello sbarco sulla Luna... ricordando quello realizzato dal suo antesignano fotoreporter Tintin 19 anni prima nella doppia storia riedita all’uopo in volume unico da Rizzoli Lizard!

A seguire un editoriale con alcune riflessioni decisione del New York Times e la nuova ondata anche in Italia di (auto)censure nella satira, le usuali news dal mondo (quelle meno viste e più importanti in Italia, Francia, Stati Uniti e Giappone, più la preziosissima rubrica sulle “Tavole in mostra” di fumetti in Italia e non soltanto) e la storia con i retroscena editoriali delle due avventure di Tintin sulla Luna, il dossier mensile si focalizza sulla “danza intellettuale” intrattenuta con il fumetto nel lungo e articolato rapporto fra la Nona Arte e il grande Umberto Eco, dietro le quinte di oltre mezzo secolo di critica e informazione nel nostro Paese.

Poi spazio all’incontro esclusivo di Stefano Gorla con Silvia Vecchini e Antonio Vincenti in arte Sualzo sulle loro multiformi collaborazioni e lo sbocco a fumetti del lavoro più recente 21 giorni alla fine del mondo, quattro chiacchiere con Claudio Sopranzetti, Sara Fabbri e Chiara Natalucci, autori de Il re di Bangkok, il profilo su Alfredo Castelli “erudito innamorato del fumetto” nel ritratto “visto da vicino” del poliedrico Giuseppe Pollicelli), uno stimolante a tu per tu con Gianmarco Fumasoli, fondatore e direttore editoriale della Bugs Comics e un’intervista esclusiva a Junichi Hayama, prolifico autore di film e serie animati nipponici ospite del BGeek di Bari

Quindi un’anteprima del Vari.China Festival (che chiude l’estate fumettistica prima della ripresa della nuova stagione fieristica) e altri tre reportage esclusivi: dal Lake Como Comic Art Festival (un’esperienza non per tutti ma che vi raccontiamo “dal di dentro” grazie all’esperto Giovanni Nahmias), il nuovo boom di Etna Comics (baluardo del fumetto e cultura pop in Sicilia) e dal Festival d’Annecy sulla via europea all’animazione anche per l’Italia.

Infine, le nostre abituali 7 pagine di recensioni per orientarsi nel mare magnum del fumetto proposto nelle edicole, fumetterie e librerie italiane, insieme alle rubriche “Il Podio” (i top 3 del mese), “Pollice Verso” (un exploit in negativo), “Il Suggerimento” (per non perdere uscite sfiziose) del poliedrico Fabio Licari, oltre a “Niente Da Dire” (la nuova rubrica curata dall’omonimo portale di divulgazione lanciato da Daniele Daccò, Furibionda e Onigiri Calibro 38), approfondimenti (questa volta sul nuovo Blake e Mortimer e un Corto Maltese... su teli da mare!), “Il senso delle nuvole” (con le puntute osservazioni di Giuseppe Peruzzo), “Strumenti” (sulla sempre più numerosa saggistica dedicata a fumetto e illustrazione)... e le strisce fra satira e ironia di Renzo & Lucia con testi & disegni di Marcello!

Tutto questo e altro ancora su FdC n.288/289 (distribuito in edicola e fumetteria da Me.Pe. e acquistabile via PayPal direttamente dal nostro sito), a soli 5 euro in grande formato 24 x 33,5 cm con 40 pagine tutte a colori: buona lettura!